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Olio di palma nella Nutella: Ferrero “non fa male, non è nocivo per la salute”


olio-di-palma-al-centro-delle-polemiche-la-ferrero-scende-in-campo-in-sua-difesa-basta-disinformazioneSono ormai diversi mesi che l’olio di palma, ovvero l’olio vegetale costituito in prevalenza da trigliceridi con alte concentrazioni di acidi grassi saturi, si trova al centro di numerose polemiche e dibattiti per gli effetti nocivi che sembrerebbe avere sulla nostra salute. L’olio di palma, presente in moltissimi alimenti, è stato definito nel corso dei mesi scorsi un prodotto non sano e che non fa bene all’ambiente e alla nostra salute soprattutto in quanto ricco di grassi saturi che, molti studi scientifici, ritengono responsabili della formazione di placche arteriosclerotiche e di una iper-produzione di colesterolo e quindi tra i vari rischi legati all’uso continuato nel tempo di olio di palma vi troviamo il rischio di malattie cardiovascolari e altro ancora come rischio obesità e alterazione dei meccanismi di sazietà. Numerose aziende, in seguito alla diffusione di tali informazioni, hanno deciso di intervenire eliminando dagli alimenti da loro prodotti questo tipo di olio ed infatti ormai, sempre più spesso, ci capita di leggere su confezioni di biscotti e altro ancora la frase ‘Senza olio di palma’ ma tra tutte queste aziende ve n’è una in particolare che non solo ha deciso di continuare a produrre utilizzando l’olio di palma ma addirittura è scesa in campo in sua difesa.

Stiamo nello specifico parlando della nota multinazionale italiana specializzata in prodotti dolciari, fondata da Pietro Ferrero ovvero la Ferrero e proprio nel corso di un convegno “Olio di palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza” organizzato dalla nota azienda il viceministro dell’agricoltura Andrea Olivero è intervenuto attaccando duramente questa campagna contro l’olio di palma, una campagna definita dal viceministro ‘moda di demonizzare’ un qualsiasi componente di prodotti alimentari, continuando poi “In questi anni molte, troppe volte abbiamo assistito a operazioni di disinformazione che fanno leva sull’ignoranza nascondendo interessi economici ben precisi”.

E proprio Alessandro d’Este, Presidente e Amministratore Delegato Ferrero Commerciale Italia è intervenuto nel corso del convegno in questione affermando “Sentiamo i consumatori spaventati e disorientati da una comunicazione che non è sempre trasparente. Noi alla cultura del senza opponiamo la cultura di parlare e di raccontare cosa c’è nei nostri prodotti”, precisando poi “L’olio di palma da noi utilizzato è di qualità: verifichiamo e controlliamo l’intera la filiera tanto da aver ottenuto la certificazione RSPO. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, il nostro olio è migliore di tanti altri attualmente presenti sul mercato”. E proprio su un sito internet della Ferrero viene spiegato il perchè della scelta di continuare a produrre alimenti con olio di palma. Un breve post nel quale viene affermato “Sì, perché l’olio di palma Ferrero è un olio di eccellente qualità e sicurezza. Proviene solo da frutti spremuti freschi ed è lavorato a temperature controllate, svolgendo una parte essenziale del processo, quella finale, direttamente a casa nostra. Abbiamo sviluppato una grande capacità nel lavorarlo ed è per questo che l’olio di palma Ferrero è un olio sicuro. Proprio come tutti gli oli vegetali di qualità”.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat, dai quali si evidenzia, tuttavia, per la prima volta un calo del 10% nei primi sette mesi del 2016 rispetto all’anno precedente. Il nome del convegno “Olio di palma, una scelta responsabile basata sulla scienza” e la sua quantità, prodotta in circa 65 milioni di tonnellate nel sud-est asiatico, fa pensare che siamo di fronte o ad una bufala demonizzatrice enorme, altrimenti verrebbe da pensare ad un gigantesco tentativo di avvelenamento di massa. “Poi lo portiamo in casa nostra e gestiamo le ultime fasi della deodorazione per garantire, attraverso le basse temperature, che il prodotto sia di qualità ineccepibile, senza contaminanti allo stesso livello degli altri oli vegetali utilizzati”.

Questo prodotto fu messo sotto accusa negli Usa e dopo una class action davanti ai tribunali di Trenton nel New Yersey e San Diego in California, si impegnò a pagare un totale di 3 milioni di dollari ai consumatori americani che avranno i requisiti per insinuarsi nella causa.

L’olio di palma è terribile al pari di tutti gli oli saturi. Naturalmente senza dimenticare le condizioni di sfruttamento del lavoro delle popolazioni locali private di qualsiasi diritto. Non è più possibile pertanto – precisa la Coldiretti – utilizzare la dicitura generica olio vegetale, giocando sul fatto che nella nostra tradizione quando si pensa all’olio si pensa a quello di oliva, ma si deve indicare con precisione di quale olio si tratta. Forse è proprio per questo che l’azienda ha deciso di intervenire pesantemente nel dibattito per contrastarne la campagna di demonizzazione.

Olio di palma sì o no? Ora la Ferrero scende in campo per difendere l’olio di palma in uno spot promozionale dove questo ingrediente viene definito come una materia prima di qualità che va a fare parte di un prodotto molto famoso sia in Italia che nel mondo: la Nutella.

Elena Fattore, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri di Milano ha spiegato che a oggi “non è stata confermata l’associazione, e quindi neanche una correlazione, tra l’assunzione di acidi grassi saturi e un maggior rischio di malattie cardiovascolari”.

Così ha sottolineato il presidente e ad del gruppo Alessandro d’Este nel corso di un convegno a cui ha preso parte anche il viceministro dell’agricoltura Andrea Olivero che ha attaccato duramente la campagna contro l’olio di palma.

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L’olio di palma è nocivo per i bambini?
«In via generale è sbagliato prendere in considerazione un singolo componente della dieta e metterlo sotto accusa. L’olio di palma garantito e certificato non porta a una nocività. Il suo principale componente, l’acido palmitico, è un grasso saturo ben rappresentato anche nel latte materno».
E’ un elemento utile alla crescita?
«Nei primi 2-3 anni di vita l’acido palmitico è necessario a supportare la crescita del bambino, e può essere utilizzato oppure immagazzinato per fornire energia a seconda delle necessità».
Possiamo stare tranquilli anche dopo?
«In una dieta bilanciata i grassi saturi hanno un ruolo importante, in quanto rappresentano una delle fonti principali di energia sia per la crescita che per l’attività fisica. Certo, nel momento in cui l’energia ingerita supera costantemente le spese non solo i grassi saturi, ma anche altri elementi della dieta possono creare condizioni sfavorevoli al mantenimento dello stato di salute».
La quantità è un elemento fondamentale?
«Certo, dipende anche dai nostri stili di vita. Gli eccessi sono sempre da evitare».

 E’ da mesi che ormai si parla della nocività dell’olio di palma presente purtroppo in molti alimenti e soprattutto in quelli maggiormente ingeriti dai più piccoli come il cioccolato spalmabile di una notazione italiana. Gli esperti da mesi parlano della nocività dell’olio di palma perché pare che questo sia ricco di acidi grassi saturi ma adesso sembra essere arrivata una notizia che apre nuove strade. Stando a quanto emerso da uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Milano pare che l’olio di palma contenga al proprio interno anche tocotrienoli efficaci nei confronti del melanoma. Lo studio in questione effettuato dai ricercatori dell’ Università di Milano in collaborazione con quelli dell’ Aquila e poi successivamente pubblicato su Scientific report is ha messo in evidenza come i tocotrienoli derivati della vitamina E siano presenti nell‘olio di palma ed anche in altri alimenti agendo come efficaci antitumorali per il cancro della pelle ovvero il melanoma e considerata ad oggi la principale causa di morte di questo tipo di cancro.

Stando a Quanto riferito dai ricercatori in questione nel corso degli esperimenti effettuati laboratorio è emerso che il Delta tocotrienolo non fa altro che spingere le cellule di melanoma verso la morte programmata attraverso un meccanismo intracellulare piuttosto noto come stress del reticolo endoplasmatico. Inoltre nei test effettuati dal vivo si è potuto osservare come queste sostanze rallentino lo sviluppo del tumore stesso; aspetto molto importante sottolineato dai ricercatori è che il Delta tocotrienolo non avrebbe alcun effetto collaterale sull’uomo. Gli esperimenti condotti sui topi hanno evidenziato che il δ-TT riduce il volume del tumore e la massa tumorale; la progressione del tumore è significativamente ritardata dal trattamento con δ-TT. In conclusione, δ-TT esercita un’attività proapoptotica in cellule di melanoma, attraverso l’attivazione dei percorsi legati allo stress ER. I δ-TT potrebbero rappresentare un’opzione efficace per prevenire la chemioterapia e le strategie terapeutiche per il melanoma.

Sono questi i risultati diffusi dalla dottoressa Patrizia Limonta che ha coordinato i ricercatori dell’Università Statale di Milano a seguito di uno studio finanziato dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia dal Comitato Rush per la lotta al melanoma Onlus.”Studi futuri, sia in vitro che preclinici, saranno volti a valutare se il d-TT sia in grado di potenziare l’azione dei trattamenti standard attualmente impiegati per il melanoma o di rallentare lo sviluppo della resistenza a queste terapie”, ha spiegato la ricercatrice Patrizia Limonta. Questi recenti studi spalancano le porte a nuove cure per uno dei tumori più aggressivi che colpiscono l’uomo. Per chi non lo sapesse l’olio di palma e l’olio di semi di palma sono degli oli vegetali prevalentemente costituiti da trigliceridi con alta concentrazione di acidi grassi saturi ricavati dalle palme da olio; il suo utilizzo non si è molto cresciuto nel corso della seconda metà del XX secolo tanto da essere oggi in uno degli ingredienti più utilizzati dall’industria alimentare internazionale.

L’olio di palma e l’olio di semi di palma (quest’ultimo detto anche olio di palmisto) sono degli oli vegetali, prevalentemente costituiti da trigliceridi con alte concentrazioni di acidi grassi saturi, ricavati dalle palme da olio, principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa.

L’uso dell’olio di palma si è molto accresciuto nel corso della seconda metà del XX secolo, tanto da farlo divenire un ingrediente di uso diffuso dell’industria alimentare, nella quale sono andati a sostituire, per il basso costo e per le sue caratteristiche, altri grassi di uso tradizionale nei paesi a clima temperato, quali Europa e Nord America. Costituenti spesso fondamentali di molti prodotti alimentari, gli oli di palma, insieme a farine e zuccheri semplici, possono essere uno dei tre ingredienti prevalenti in molte creme, dolci e prodotti da forno di produzione industriale nei paesi importatori del prodotto mentre, in forma non raffinata, è un tradizionale ingrediente di uso domestico nei paesi dell’Africa occidentale subsahariana.

Sono materia prima nella formulazione di molti saponi, polveri detergenti, prodotti per la cura della persona; per questi utilizzi vengono spesso usati i saponi di sodio o potassio e gli esteri semplici dei suoi acidi grassi come il palmitato di isopropile. Hanno trovato un nuovo controverso uso come combustibile di fonte agroenergetica.

Dal frutto della palma da olio si ricavano olio di palma (ottenuto dal frutto) e olio di palmisto (estratto dai suoi semi): entrambi sono solidi o semi-solidi a temperatura ambiente, ma con un processo di frazionamento si possono separare in componente liquida (olio di palma bifrazionato, usato per la frittura) e solida.

Pur impegnando nel 2014 solo il 5,5% dei terreni coltivati per la produzione olearia mondiale, gli oli ricavati dalla palma rappresentano oltre il 32% della produzione mondiale di oli e grassi.

La fornitura e distribuzione annua su scala mondiale (secondo dati disponibili a febbraio 2016) si attesta su 66,22 milioni di tonnellate per l’olio di palma e 7,33 milioni di tonnellate per l’olio di palmisto.

L’olio di palma è sempre stato molto usato nei paesi dell’Africa occidentale come olio alimentare. I mercanti europei che commerciavano in quei luoghi talvolta lo importavano in Europa, ma poiché l’olio era abbondante ed economico, l’olio di palma rimase raro fuori dall’Africa occidentale. Nella regione di Ashanti, schiavi di stato furono usati per impiantare vaste piantagioni di palme da olio, mentre nel vicino Dahomey (l’attuale Benin) re Ghezo, nel 1856, approvò una legge che vietava ai suoi sudditi di tagliare palme da olio.

L’olio di palma in seguito divenne un prodotto molto commerciato dai mercanti britannici per il suo uso come lubrificante per le macchine della rivoluzione industriale, e come materia prima per prodotti a base di sapone come il Sunlight della Lever Brothers(a partire dal 1884) e il sapone statunitense Palmolive.

La palma da olio fu introdotta nel 1848 dagli olandesi nell’isola di Giava, e nel 1910 in Malesia dallo scozzese William Sime e dal banchiere inglese Henry Darby. Le prime piantagioni furono istituite e gestite soprattutto da britannici come Sime Darby. A partire dagli anni sessanta il governo promosse un grande piano di coltivazione della palma da olio con lo scopo di combattere la povertà. A ciascun colono venivano assegnati circa 4 ettari di terra da coltivare con palma da olio o gomma, e 20 anni per ripagare il debito.Le grandi società di coltivazione rimasero quotate nella Borsa di Londra finché il governo malese non promosse la loro nazionalizzazione negli anni ’60 e ’70.

In Malesia, paese dove si produce il 39% della produzione mondiale di olio di palma, ha sede uno dei più importanti centri di ricerca sugli oli e grassi di palma al mondo, il Palm Oil Research Institute of Malaysia (Porim), fondato da B. C. Shekhar.

L’olio di palma e l’olio di palmisto sono trigliceridi: acidi grassi esterificati con glicerolo. Entrambi contengono un’alta quantità di acidi grassi saturi, circa il 50 e 80% rispettivamente. L’olio di palma dà il nome all’acido palmitico (acido grasso saturo con 16 atomi di carbonio), suo principale componente, ma contiene anche acido oleico monoinsaturo, mentre l’olio di palmisto contiene soprattutto acido laurico.

Da questi oli per l’industria chimica con processi di interesterificazione, idrolisi, saponificazione, possono essere prodotti acidi grassi ed alcoli grassi, con glicerolo come sottoprodotto. Gli acidi grassi più richiesti sono acido laurico e miristico per l’industria dei tensioattivi.

Gli oli di palma e palmisto sono prodotti nei mulini e mediante raffinazione; prima si procede al frazionamento, con processi di cristallizzazione e separazione per ottenere stearina solida e oleina liquida. Con un’ulteriore raffinazione per liquefazione si rimuovono le impurità e si ottiene l’olio filtrato. Quindi attraverso un processo di decolorazione (con argilla smectica, carbone attivo o silice) eventualmente preceduta da decerazione e neutralizzazione degli acidi grassi liberi, si toglie il colore, prevalentemente dovuto ai carotenoidi. In un ulteriore processo con vapore sotto vuoto viene deodorato formando olio di palma sbiancato e deodorato (in inglese refined bleached deodorized palm oil o RBDPO). Le sostanze estratte per chemoassorbimento o stripping durante i processi di decolorazione e deodorazione (carotenoidi, tocoli, squalene ecc.) possono essere purificate e fornite all’industria alimentare, cosmetica e farmaceutica. L’olio di palma sbiancato e deodorato è il prodotto oleoso di base che può essere venduto nel mercato globale delle materie prime, prevalentemente per la produzione di oli o grassi alimentari o di sapone. Molte compagnie lo separano ulteriormente in oleina e stearina di palma, per adeguarne la viscosità e punto di fusione ai diversi utilizzi.

L’olio di palma e di palmisto possono essere utilizzati come ingredienti cosmetici. I loro nomi INCI più utilizzati sono rispettivamente: ELAEIS GUINEENSIS OIL e ELAEIS GUINEENSIS KERNEL OIL.

Le frazioni ad alto punto di fusione, le stearine, possono chiamarsi: ELAEIS GUINEENSIS BUTTER. Nello sviluppo della cosmesi industriale l’olio di palma ed i suoi derivati hanno avuto un ruolo fondamentale, per la produzione di saponi, tensioattivi ed emollienti. Il napalm prende nome dagli acidi naftenico e palmitico.

La questione dell’olio di palma: cancerogeno o meno?

lo scorso maggio la European Food Safety Agency (EFSA), agenzia europea per la sicurezza alimentare, pubblicava un rapporto nel quale si comunicava che l’olio di palma conterrebbe una sostanza che ad alte temperature diverrebbe cancerogena.

Era invece solo aprile 2016 quando l’Istituto superiore della sanità in Italia aveva rassicurato il ministro Beatrice Lorenzin sulla bontà del prodotto.

Olio di palma: ecosostenibile?

Ai dubbi sugli effetti per la salute si sono sommati nel tempo le rimostranze delle organizzazioni sindacali e degli ambientalisti che hanno sottolineato come la produzione di olio di palma provochi deforestazione e sfruttamento dei lavoratori, costretti a salari da fame e a condizioni di lavoro gravose.

Un tema – aggiungiamo noi – che non riguarda evidentemente solo l’olio di palma, ma che piuttosto è comune al 90% delle materie prime alimentari e che sarebbe da ipocriti dimenticare quando poi si fa una “sana” tazza di the verde o ancora quando si addenta una tavoletta di cioccolato prodotta magari senza olio di palma, ma col cioccolato coltivato nel “Sud” del mondo attraverso lo sfruttamento delle condizioni sociali disagiate delle popolazioni.

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