Omicidio Chiara Poggi, arriva la condanna a due anni e mezzo di reclusione per il maresciallo che indagò: l’accusa è di falsa testimonianza

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A distanza di anni è arrivata proprio in questi giorni la condanna per l‘ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, oggi in pensiero per falsa testimonianza, pena inflitta dal giudice di Pavia, Daniela Garlaschelli, in riferimento al caso riguardante l’omicidio di Chiara Poggi.Nello specifico, l’ex maresciallo dei carabinieri dovrà pagare ai familiari di Chiara una provvisionale di 10 mila euro, ed ancora dovrà scontare due anni e mezzo di reclusione, è questa la pena inflitta dal giudice Daniela Garlaschelli.

La tesi della procura – il pm Roberto Valli aveva chiesto la condanna a tre anni di carcere – è che Marchetto ha dichiarato il falso sul mancato sequestro della bici nera che finì nelle indagini sul delitto del 13 agosto 2007 per cui è stato condannato a 16 anni Alberto Stasi, fidanzato della vittima.Marchetto, ex maresciallo oggi in pensione, pare abbia mentito durante il processo di primo grado sulla questione della bicicletta nera da donna in possesso della famiglia di Alberto Stasi; il maresciallo per giustificare la decisione di non sequestrare la bicicletta disse di avere assistito personalmente alla deposizione della testimone che l’aveva vista davanti alla villa del delitto e di essere pertanto sicuro che non somigliasse a quella custodita nell’officina del papà di Alberto.

Peccato che nel 2014 si scoprì e soprattutto si dimostrò che a quella bicicletta nera fuorno sostituiti i pedali per eliminare eventuali tracce biologiche. Alla domanda, perchè avrebbe mentito, il Pm Roberto Valli avrebbe risposto che ne andava della sua credibilità, che doveva salvare la sua faccia, e qualora avesse ammesso di non aver sequestrato quella bicicletta si sarebbe reso ridicolo.Intanto, secondo quanto riferito dall’accusa, pare che Marchetto testimoniando comunque il falso durante il processo di primo grado davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli avrebbe influenzato l’esito del processo e dunque le sue responsabilità non vanno di certo sottovalutate. L’impatto avrebbe inoltre incassato una doppia assoluzione, cancellata poi dalla Cassazione che ordinò un processo bis e così lo scorso 12 dicembre si arrivò ad una condanna di 16 anni per Stasi, condanna che tra l’altro sta al momento ancora scontando in carcere.

“Il processo Stasi è stato un aborto, pieno di incongruenze e adesso si vogliono attribuire tutte a Marchetto. Si è cercato un capro espiatorio. Invece in questa indagine sono in tanti a dover fare il mea culpa”, avrebbe dichiarato uno dei difensori, l’avvocato Roberto Grittini.Nel 2007 l’ex maresciallo finito adesso nei guai, comandava la stazione dei carabinieri di Garlasco, all’epoca del delitto per il quale, al termine di un tormentato iter processuale, è stato condannato il fidanzato della vittima, Alberto Stasi.Con questa decisione il Giudice Garlaschelli accetta la tesi dell’accusa condannando l’ex Maresciallo a quasi tre anni di carcere per aver prestato falsa testimonianza durante il processo di primo grado, ed al versamento di un risarcimento ai familiari della vittima per aver causato loro danni morali.

Francesco Marchetto, ex comandante della stazione carabinieri di Garlasco, nel pavese, che fu in prima linea nel 2007 nelle fasi iniziali delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per falsa testimonianza. L’ex maresciallo (oggi in pensione), 55 anni, avrebbe mentito di fronte al gup del tribunale di Vigevano Stefano Vitelli, che il 30 ottobre 2009 lo ha interrogato nel processo con rito abbreviato ad Alberto Stasi. L’avrebbe fatto secondo l’accusa «per salvare la faccia», cioè per cercare di giustificare un suo macroscopico errore investigativo, il mancato sequestro della bicicletta nera da donna custodita nell’officina del padre dell’imputato, che pure corrispondeva in larga misura a quella vista da una testimone davanti alla casa di Chiara all’ora del delitto. Marchetto sostenne di non averla sequestrata perchè «non corrispondeva», aggiungendo di esserne sicuro perchè aveva sentito «in diretta voce» la testimone Franca Bermani mentre descriveva i particolari di quella bici, difformi da quella che lui aveva visionato la mattina dopo il delitto. Dal processo è emerso invece che Marchetto non era presente durante la deposizione della donna. Quel suo giudizio di non corrispondenza fu alla base della decisione del giudice di primo grado e poi della Corte d’assise d’appello di non disporre il sequestro della bici.

Anche per questo, secondo l’accusa, Stasi fu stato assolto. Poi è arrivata la Cassazione ad annullare tutto e, al processo d’appello bis, la nuova Corte ha deciso di prendere in considerazione la bicicletta. Alberto Stasi è così stato condannato a 16 anni di reclusione, confermati definitivamente il 12 dicembre 2015 dalla Cassazione. Stasi sta scontando la pena nel carcere di Bollate. La sentenza nei confronti dell’ex maresciallo è stata pronunciata ieri pomeriggio dal giudice monocratico del tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli, che ha inflitto una pena di poco inferiore ai 3 anni chiesti dal pm Roberto Valli. Marchetto dovrà anche risarcire i famigliari di Chiara Poggi, che si sono costituiti parte civile: danni da liquidare con separato giudizio e 10 mila euro di provvisionale, più 4.500 di spese.

È stato proprio da un esposto presentato nel gennaio 2013 dal loro legale, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che il procedimento ha preso avvio. Secondo gli avvocati difensori Roberto Grittini e Paolo Larceri invece Marchetto sarebbe un «capro espiatorio». «Il processo Stasi è stato un aborto, pieno di incongruenze, che adesso – hanno osservato – si vogliono attribuire tutte a Marchetto. Invece in questa indagine sono in tanti a dover fare il mea culpa». Marchetto, già condannato definitivamente a 2 anni e 8 mesi per altre vicende (peculato e favoreggiamento della prostituzione), con questa sentenza rischierebbe di finire in carcere. Ma con ogni probabilità non sarà così perchè il reato per il quale è stato giudicato oggi cadrà in prescrizione tra sette mesi.

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