Omicidio Fortuna: Sono sei vicini di casa, tutti indagati per aver coperto il killer e mentito agli inquirenti

Caso Fortuna, ascoltate nell'incidente probatorio le amichette confermate le accuse contro il patrignoFonte: Settimanale Giallo di GianPietro Fiore – Raimondo Caputo arrestato per l’omicidio di Fortuna, non  ha fatto tutto da solo. Si è avvalso di diversi complici. Il giallo non è affatto risolto e noi non siamo a caccia di un colpevole qualsiasi, ma vogliamo che esca tutta la verità su quell’atroce delitto. Cosa è successo in quei dieci minuti di buio?”. L’avvocato Angelo Pisani, che assiste i familiari di Fortuna Loffredo, non nasconde le sue preoccupazioni rispetto a eventuali altre responsabilità nel delitto della povera Chicca, 6 anni, sfuggita a un tentativo di abuso e gettata dall’ottavo piano dell’edifìcio numero 3 del Parco Verde di Caivano, il 24 giugno 2014, tra le 11.30 e le 11.40.

Gli inquirenti lavorano senza sosta per non lasciare niente di intentato. Per questo la procura di Napoli Nord, dopo l’arresto di Raimondo Caputo, detto Titò, ritenuto l’assassino della piccola Chicca, ha indagato altre sei persone: due poco dopo il delitto e altre quattro successivamente. Per queste persone le accuse sono favoreggiamento e false attestazioni al pubblico ministero. In sostanza, avrebbero coperto l’orco che ha ucciso Fortuna. E come lo avrebbero aiutato? Gli inquirenti vogliono mantenere il massimo riserbo, ma in base a quanto appreso da Giallo queste persone sono state indagate perché con le loro dichiarazioni al pm e ai carabinieri avrebbero favorito Caputo nella speranza che rimanesse impunito.

Interrogate dagli investigatori, avrebbero infatti raccontato un mare di bugie sul giorno in cui Chicca venne trovata agonizzante ai piedi del palazzo. Quelle menzogne e quei silenzi, secondo l’accusa, avrebbero aiutato Caputo a rimanere nell’ombra per così tanto tempo. Ma le sorprese non sono finite qui. In due anni di attività tecniche, fette di centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso imo scenario inquietante popolato da personaggi che, intercettati, hanno dimostrato di essere solidali con chi ha abusato dei bambini, anziché ribellarsi. In più di un’occasione, la presenza delle forze dell’ordine tra i palazzi di Caivano ha infastidito i residenti, che non si sentivano più liberi di delinquere, spesso anche ai danni di minori. Sono stati proprio quei bimbi abusati a rompere il muro di omertà consolidando, con le loro rivelazioni, il quadro accusatorio che già si stava delineando.

La confessione di Sara (il nome è di fantasia), la migliore amica di Fortuna, e delle due sorelline più piccole, rappresenta un tassello importantissimo che insieme ad altri indizi ha permesso di incastrare il mostro. Nei giorni scorsi le tre bambine, tutte figlie di Marianna Fabozzi, la compagna di Caputo, hanno confermato la loro testimonianza nel corso di un incidente probatorio (l’interrogatorio in cui le dichirazioni vengono acquisite per essere usate come prova a processo). Le tre sorelle, assistite da una psicologa, hanno raccontato di aver subito violenza da parte di Raimondo Caputo, che viveva in casa con loro in quanto compagno della mamma, a sua volta arrestata per abusi sessuali. Sara, che oggi ha 11 anni, ha ripercorso ancora quei tragici momenti: «Mia mamma stava in cucina, io stavo lavando per terra. Poi Chicca è venuta a bussare alla porta. Mi ha detto: “Sara, vuoi giocale ?” Io ho risposto: ‘Aspetta che sto lavando” Allora si è seduta sul divano e mi ha detto: “A me fanno male le scarpe” . In casa c ero io, mia mamma, mia sorella Federica, Chicca e Raimondo Caputo. Chicca ha aggiunto: “Mi cambio le scarpe e salgo di nuovo da te …” Così è uscita con Raimondo> mentre io e mamma stavamo lavando la cucina. Anche mia madre ha visto che Chicca è salita con Rai Mi ha detto: “Sì, l’ho violentata io e l’ho uccisa”. Io gli ho detto: “Perché l’hai uccisa?”. Lui mi ha risposto: “Non te lo voglio dire”. In quei momenti ero triste e spaventata».

Sara era angosciata anche da un altro pensiero, che confidò alla madre. Nell’intercettazione ambientale del 21 agosto 2014, alle ore 16.27, Sara disse alla madre: «Ecco, mo’ se andavo mi uccideva pure a me. Se andavo con Chicca, hai capito? Mi uccideva pure a me, meno male che non sono andata con Chicca».

Ma oggi Sara, dopo mesi di pressioni da parte di tutti i familiari, finalmente ha trovato il coraggio di parlare. La confessione del “segreto” è stata per lei una liberazione.

Tanto da “confidarlo” anche al suo diario. Ha scritto infatti la bimba: «Finalmente ho detto tutta la verità. Sono felice ora, mi sento più tranquilla per aver detto tutta la verità alle dottoresse e non voglio andare con un’altra famiglia. Quello (Raimondo Caputo) deve pagare per quello che ha fatto». La psicoioga ha riferito che il giorno dopo il colloquio con il pubblico ministero Sara è apparsa molto agitata. Ha detto la psicologa: «La mattina dopo si è svegliata pallida in volto, manifestando enuresi notturna (perdita di urina durante il sonno) e riferendomi di aver fatto un brutto sogno in cui Titò la violentava». Un incubo, un pensiero orrendo,che ritorna anche nei disegni della bambina finiti negli atti dell’indagine. Tra questi c’ era anche imo in cui la minore ha illustrato il patrigno con la faccia a strisce. «Cosa sono?», le hanno chiesto le educatrici. Lei ha risposto: «Sono serpenti, gli uomini sono tutti serpenti». Tutti tranne uno, il giudice per l’udienza preliminare Alessandro Buccino Grimaldi, al quale la piccola testimone, durante l’interrogatorio, ha regalato un tenero disegno. Nell’immagine ci sono fiori, cuori e una scritta inequivocabile: «Tu sei bravissimo. Ti voglio bene».

Intanto gli inquirenti continuano a indagare anche sulla misteriosa morte di Antonio Giglio, 3 anni, anche lui figlio di Marianna Fabozzi, precipitato il 27 aprile 2013 da una finestra al settimo piano dello stesso palazzo in cui è morta Fortuna. Una morte che presenta molte, troppe analogie con quella di Chicca.

Gennaro Giglio, il papà di Antonio, ha dichiarato a Giallo : «Mio figlio non è caduto in maniera accidentale da quella finestra. Io sospetto che a ucciderlo sia stata la mia ex compagna, Marianna. Per due anni mi hanno impedito persino di andare al cimitero. Ora basta, voglio sapere come è morto mio figlio». Antonio Giglio era il fratellino di Sara, la migliore amica di Chicca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.