Omicidio Giulio Regeni, trovato il passaporto del ricercatore friulano: uccisi i cinque assassini

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Emergono nuove ed interessanti novità riguardo la morte di Giulio Regeni, il giovane ritrovato morto al Cairo alcune settimane fa,morto tra l’altro in circostanze piuttosto strane. Il Ministero dell’interno egiziano ha fatto sapere che la polizia ha ritrovato una borsa con all’interno i documenti ed il portafoglio del giovane Regeni; questa scoperta molto importante sarebbe stata effettuata all’interno di un appartamento dei familiari di uno dei componenti della banda.

 Il portafoglio di Giulio Regeni con i suoi documenti è stato trovato in una sacca di pelle rossa in un appartamento legato alle persone uccise. I documenti ovvero il passaporto, la tessera dell’università di Cambridge, quella dell’American University al Cairo, le carte di credito, sono stati fotografati poggiati su u piatto d’argento e diffusi sulla pagina Facebook del ministero degli Interni egiziano insieme al comunicato degli arresti.

“I servizi di sicurezza hanno trovato anche un portafogli femminile con la parola ‘lovè nel quale si trovano 5 mila sterline egiziane, un pezzetto di materiale scuro che potrebbero essere 15 grammi di cannabis, un orologio”, questo si legge ancora nel comunicato diffuso dal Ministero dell’Interno egiziano che tra l’altro precisa che i documenti di Giulio Regeni sono stati ritrovati nella casa di una sorella di uno dei banditi uccisi. Secondo quanto emerso ancora da alcune indiscrezioni pubblicate dal sito quotidiano filo-governativo la polizia egiziana avrebbe ucciso cinque persone che molto probabilmente sono coinvolte nell’omicidio del ricercatore friulano.

Questi cinque soggetti sarebbero stati uccisi durante uno scontro a fuoco nel quartiere di Heliopolis e farebbero parte di un’associazione criminale dedica al sequestro di stranieri. “Una fonte della sicurezza ha smentito informazioni pubblicate da siti web che legano l’omicidio dell’accademico italiano Giulio Regeni alla banda specializzata nel sequestro e rapina di stranieri a New Cairo. La fonte ha dichiarato che gli apparati di sicurezza continuano il loro lavoro per svelare l’omicidio dell’italiano e anche i crimini commessi da questa banda, e se c’è un rapporto tra loro”, ha dichiarato ancora una fonte “Al Ahram.Di certo non si tratta della prima volte che le autorità del Cairo collegano la morte di Regeni alla semplice criminalità.

Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso al Cairo cinque criminali considerati «sequestratori di stranieri»: criminali che, almeno secondo un paio di media egiziani, erano sospettati di un legame con la tortura a morte di Giulio Regeni. Il ministero dell’Interno egiziano non ha confermato, ma nemmeno smentito il nesso, che peraltro viene escluso da media autorevoli. È comunque un nuovo elemento nella impervia ricerca della verità sull’uccisione in Egitto del giovane ricercatore originario di Fiumicello, scomparso il 25 gennaio e ritrovato cadavere il 3 febbraio.
Il ministero dell’Interno egiziano ha diffuso ieri una nota per annunciare che le forze di sicurezza hanno ucciso alla periferia est del Cairo i componenti di una banda di criminali che, camuffati da poliziotti, «sequestravano» stranieri per derubarli. «Al momento dell’arresto», tentato nella zona della «New Cairo-5th Settlement», c’è stato «uno scontro a fuoco e tutti i componenti della banda sono rimasti uccisi». Secondo fonti dei quotidiano El Watan, i cinque egiziani uccisi «sarebbero legati all’omicidio» di Regeni; o quanto meno – secondo il sito di un altro giornale, El Tahrir – «sospettati di essere dietro» l’uccisione. I siti di due giornali che stanno seguendo con assiduità il caso Regeni come Al Masry Al Youm e Al Shourouk smentiscono invece il legame, come fa anche Al-Ahram: l’autorevole e filogovernativo quotidiano però si è cautelato rivelando che si indaga per accertare se vi sia un «rapporto» tra la banda e la tortura a morte del giovane ricercatore friulano. «Non possiamo dire se sono responsabili della morte di Regeni o meno», ha detto all’Ansa una fonte ufficiale del ministero dell’Interno. Si è appreso inoltre che gli investigatori italiani in missione al Cairo sono stati informati dalla polizia egiziana sull’uccisione dei cinque malviventi. Secondo le fonti di El Tahrir, venivano attribuite loro più di 40 rapine e alla «caccia» sfociata nello scontro a fuoco hanno partecipato «forze speciali, formazioni da combattimento ed elementi della sicurezza nazionale». Foto rimbalzate su internet hanno mostrato il minibus bianco con parabrezza e muso crivellato da oltre 30 colpi e i corpi insanguinati di due uomini all’interno.
Come già avvenuto in occasione divari depistaggi mediatici che hanno accompagnato le indagini sul caso Regeni, c’è un aspetto poco logico: l’accusa di «sequestri» a scopo di semplice rapina e non di estorsione. Vi è poi la spiegazione per un possibile abbaglio: Al Shorouksostie- ne che i criminali truffarono 10mila dollari a un imprecisato
«italiano».
Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, commentando queste ultime notizie, ha sostenuto che «siamo ancora lontani dall’ avere verità e giustizia sulla morte di un nostro connazionale». In ambienti vicini agli inquirenti italiani la pista della rapina peraltro era stata scartata già nelle prime fasi del’indagine.

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