Omicidio Gloria Rosboch: “devi imparare a fare come ti dico io! Puttana ignorante” Le bugie della mamma di Gabriele Defilippi

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Ho fatto un errore, non mi sono resa conto che si trattava di una truffa. Lui è venuto nel mio esercizio e mi ha chiesto di fargli un piacere, mi sembrava quasi uno scherzo”. A parlare è Efisia Rossignoli, 45enne di Castellamonte, provincia di Torino. È lei la donna che il 24 ottobre 2014, spacciandosi per la direttrice della banca “San Paolo” di San Giusto Canavese, telefonò a Gloria Rosboch per rassicurarla del fatto che i suoi soldi erano stati regolarmente depositati da Gabriele Defilippi e messi al sicuro. Nei giorni scorsi Efisia, che di professione fa la cameriera, è stata ascoltata per tre lunghe ore dagli inquirenti. Al termine dell’interrogatorio è stata indagata, ma solo per truffa.

Gloria Rosboch, professoressa di 49 anni, è scomparsa il 13 gennaio dalla sua casa di Castellamonte. Il 19 febbraio è stata ritrovata morta in una cisterna della discarica di Rivara, un paese nelle vicinanze. A ucciderla, come ricostruito dagli inquirenti, è stato il suo ex allievo Gabriele Defilippi, 22 anni, arrestato per omicidio in concorso con il suo amante, Roberto Obert, 53 anni, e la madre Caterina Abbattista. All’origine del delitto c’è la truffa grazie alla quale Gabriele Defilippi, nell’ottobre 2014, riuscì a sottrarre a Gloria il suo intero patrimonio: 187mila euro. Il ragazzo, fingendosi innamorato di lei, l’aveva convinta a diventare sua socia in affari con la promessa di una vita insieme in Costa Azzurra.

In una tenera email inviata a una collega, la professoressa ha raccontato di essersi anche baciata con il giovane, ma di non essere mai andata oltre. Scriveva Gloria: «Io fino ad ora con G., oltre a qualche bacio o chiacchierate o cene, non c’è stato altro, perché qui non vogliamo che appaia nulla. Quindi ecco perché io vorrei provare questo lavoro accanto a lui, ma anche provare a vivere la sua amicizia e stima che ha sempre avuto nei miei confronti…».

Gloria, cedendo alle lusinghe del ragazzo, aveva prelevato il denaro in banca e lo aveva consegnato a Gabriele, il quale avrebbe dovuto versarlo in un nuovo conto. È a questo punto che subentra Efisia, una delle tante donne che ruotano attorno a Gabriele e nuova complice finita al centro delle indagini. In base alle ricostruzioni degli investigatori, Gabriele chiese a Efisia un aiuto per mettere a segno il raggiro. La donna si sarebbe dovuta fingere la direttrice della banca di Gabriele e chiamare Gloria per confermarle che l’operazione era andata a buon fine. Efisia eseguì gli ordini senza pensarci. Prese il telefono, compose il numero dell’insegnante e le disse: «Buongiorno, sono la dottoressa De Martino della banca San Paolo, i suoi soldi sono al sicuro nella nostra filiale». E Gloria si era messa il cuore in pace. Peccato che il ragazzo, da quel momento, non si fece più sentire e sparì con i soldi.

Fino allo scorso autunno, quando l’insegnante denunciò Gabriele per truffa. Una mossa che avrebbe portato il ragazzo a pianificare l’omicidio. Gli inquirenti hanno chiesto più volte a Gabriele chi fosse in realtà la donna che si era finta la direttrice della banca. In un primo momento il giovane aveva provato a coprire Efisia. Aveva detto: «Ero io con il mio timbro di voce acutizzato». Mentiva. La falsa dottoressa De Martino era proprio Efisia, sedotta e a sua volta raggirata dal ragazzo affinché lo spalleggiasse nella truffe. Ma quando la donna, leggendo i giornali, si è resa conto di essere coinvolta nel caso, ha iniziato ad avere paura. Anziché allertare subito i carabinieri, però, Efisia ha preferito stare zitta, ritardando le indagini. Lei si è giustificata così: «Sono sposata e ho paura di essere coinvolta in questa storia orribile, per questo non mi sono rivolta ai carabinieri. Ora sono più serena». La donna, però, deve ancora spiegare perché il giorno dell’omicidio, alle 11 del mattino, Gabriele l’aveva chiamata al telefono.

Nel frattempo, nel vano tentativo di uscire pulito dalla vicenda, il ragazzo è arrivato a sostenere che era stata la stessa Gloria a voler truffare i genitori per impadronirsi del patrimonio di famiglia e fuggire all’estero con lui.

Ha detto il ragazzo: «Lei è uscita fuori dicendomi che aveva dei promotori finanziari che le gestivano un certo patrimonio suo privato e che prima o poi lei si sarebbe presa tutto e sarebbe andata via. Vista questa situazione, lei mi aveva chiesto aiuto per riuscire a sottrarsi a questa sua condizione di vita, che ormai le stava veramente stretta. Quindi, in accordo con lei, abbiamo deciso di inscenare una certa situazione… Abbiamo preparato la finta corrispondenza in modo tale da fare realmente credere ai suoi dell’esistenza di questi contatti lavorativi all’estero». Una versione che è stata totalmente smentita dagli inquirenti.

Ma dove sono finiti, quindi, tutti i soldi di Gloria? Gabriele ha provato a dare la colpa a Roberto Obert: «Mi ha rovinato perché si è preso tutti i soldi. Sapeva della professoressa Rosboch, mi ha sempre dato lui le dritte su come muovermi. Una volta ottenuti i soldi, li ho dati a lui perché sapeva come gestirli e me li avrebbe dati all’esigenza. Sono stato fregato». Anche in questo caso, la realtà sembra essere molto diversa. Nella cassetta di sicurezza di Obert non ci sono i 187mila euro di Gloria. Pare infatti che buona parte della somma sia stata spesa in regali, viaggi, alberghi, vestiti di marca e soprattutto nei casinò di Saint Vincent e Montecarlo. A riferirlo sono state almeno tre persone: lo stesso Roberto, un coetaneo di Gabriele e un giocatore di professione, che più di una volta notò il ragazzo spendere grandi quantità di soldi tra i tavoli da gioco. Ha detto il giocatore: «Giocava sui tavoli somme molto consistenti. Migliaia di euro. L’ho visto vincere solo una volta circa 15mila euro. Ecco perché giocava con tanta disinvoltura, quei soldi non erano suoi».

Pierfranco Bertolino, l’avvocato di Gabriele, ha definito la passione per il gioco uno dei tanti sintomi dell’instabilità mentale del ragazzo. Insomma, Gabriele starebbe cercando di farsi passare per pazzo per sfuggire all’ergastolo.

In questa strategia rientrerebbe anche il tentativo di suicidio che il ragazzo avrebbe inscenato in carcere. Gabriele avrebbe legato la canottiera al termosifone senza però riuscire nel suo intento. Dice il suo avvocato: «Ha fortissimi disturbi della personalità, già riscontrati nel periodo dell’adolescenza e mai curati».

Per questo Defilippi ha chiesto di essere sottoposto a una perizia psichiatrica.

A tal proposito, dal passato del ragazzo è emerso un episodio che potrebbe rivelarsi significativo. Nel 2011 Caterina Abbatti-sta, la mamma di Gabriele, fece causa contro il suo secondo compagno, Sergio M., dal quale ebbe un figlio che oggi ha 13 anni. La causa fu intentata in seguito a una violenta lite scoppiata il 22 luglio dello stesso anno tra Sergio M., Caterina Abbattista e Gabriele Caterina non gradiva che Sergio M. lasciasse giocare il loro bambino nel piazzale di fronte a casa.

L’uomo, in tutta risposta, l’aveva aggredita riempiendo di insulti anche Gabriele. Nella relazione dell’avvocato della donna si leggeva: «Gabriele è in cura al servizio di psicologia di Castellamonte. Fatica a dormire, ad uscire da solo, per calmarsi è costretto ad assumere farmaci». Il giudice aveva quindi chiesto che il ragazzo venisse sottoposto a perizia psichiatrica, ma la mamma si era inspiegabilmente rifiutata. Era forse già soggiogata dalla forte personalità del figlio? Quella stessa personalità che l’avrebbe portata, oggi come allora, a giustificare gli atteggiamenti di Gabriele? Un’intercettazione risalente a dopo il delitto descrive in modo esemplare il rapporto di sottomissione tra madre e figlio.

I due si trovano vicino all’auto: Gabriele vuole a tutti i costi le chiavi di casa, ma la mamma non vuole dargliele. Dice Gabriele: «Le chiavi di casa». Risponde la madre: «No». E lui: «Voglio le chiavi di casa mia!! Non ti devi permettere di farmi alzare la voce, dammi le chiavi di casa mia!». Ancora: «La devi smettere, devi imparare a fare come ti dico io! P… ignorante!». Senza parlare della grande capacità di mentire del ragazzo. Nell’ordinanza d’arresto è riportata la sua versione dei fatti sull’omicidio. Ha detto che «Gloria era ancora viva e si lamentava» quando lui e Obert l’hanno gettata nella cisterna. I risultati dell’autopsia, però, hanno escluso la morte per annegamento e confermato l’ipotesi dello strangolamento. Gabriele, tuttavia, nega di avere ucciso Gloria e accusa Roberto: «L’ha uccisa lui, cogliendola di sorpresa con un laccio per stendere i panni».

La versione di Obert è diversa. Secondo l’uomo, Gloria avrebbe tentato di reagire: «È riuscita ad afferrare la corda con una mano e ho detto: “ma che c… fai?”, cercando di afferrare a mia volta la corda, ma lui tirava più di noi. Poi la signora ha perso i sensi ed è mancata. Arrivati allo spiazzo, Gabriele l’ha tirata giù dall’auto, l’ha messa sul prato e le ha tirato nuovamente la corda intorno al collo». Obert ha negato anche l’ipotesi della premeditazione.Poi però ha aggiunto: «Quando si riferiva a questa vicenda diceva sempre: “Questa qui la faccio fuori”. Io ho cercato di tranquillizzarlo». Il giorno dell’omicidio Gabriele avrebbe mostrato a Gloria una sacca piena di banconote false per convincerla a salire in auto. La stessa sacca che alcuni giorni prima era stata notata in casa dal fratellino di Gabriele. In quella occasione, il ragazzo avrebbe puntato la pistola contro il bambino e gli avrebbe detto: «Se lo racconti ti ammazzo». Il bambino è già stato ascoltato in presenza di uno psicologo. Gli inquirenti hanno ascoltato anche Sofia Sabhou, l’ex fidanzata marocchina di Gabriele. Il giorno dell’omicidio il telefono della mamma di Gabriele ha agganciato una cella vicino alla casa di Sofia. Lei si è difesa: «Non c’entro nulla, non conoscevo Gloria. Quel giorno la mamma di Gabri non è venuta da me. Lui con me ha sempre negato di essere gay».

IL COMPAGNO DELLA MADRE

Voglio davvero bene a  Caterina. Sono al suo fianco, mi occuperò di tutto io fino a quando non tornerà a casa. Perché io sono qui ad aspettarla, sperando arrivi presto”. Sono parole d’amore quelle di Silvio Chiappino, 60 anni di Gassino (Torino), il compagno di Caterina Abbattista, la mamma di Gabriele. Un amore capace di andare anche oltre alle efferatezze commesse dal figlio della sua compagna.

Racconta l’uomo a Giallo. «Io le voglio bene. Lei, che è un’infermiera, mi aiuta tanto con mia madre, che è anziana e ha problemi di salute. Non credo a un suo coinvolgimento nell’omicidio della professoressa Rosboch, e proprio per questo ho deciso di sostenere tutte le spese legali a suo carico. Sono dalla sua parte e sarò al suo fianco fino alla fine». A meno che, ma è un’eventualità a cui per il momento Silvio Chiappino si rifiuta addirittura di pensare, dalle indagini emerga un effettivo coinvolgimento di Caterina. Ci dice infatti l’uomo. «Io le credo, ma se uscisse qualche elemento che la lega all’omicidio, allora con quella famiglia io chiuderei per sempre».

Il legame con Gabriele Defilippi, per lo meno fino alla sua confessione, era sempre stato sereno e basato su una fiducia indistruttibile. Anche di fronte alle prime accuse ai danni del giovane studente, soprattutto per la truffa perpetrata ai danni di Gloria Rosboch.

Continua Silvio Chiappino, che a Gassino Torinese ha acquistato l’abitazione in cui, fino a pochi giorni fa, viveva insieme con Gabriele, il fratellino più piccolo e mamma Caterina, intestandola al novanta per cento proprio al giovane omicida e il restante dieci per cento al fratellino: «Ho speso oltre 270mila euro per quella casa, e l’ho fatto soltanto per amore.

Pensi che sono stato io a pagargli l’avvocato perché potesse uscire fuori da quella brutta storia della truffa. Quando però ho saputo che aveva confessato il delitto, mi si è fermato il cuore. Non sarò certo io a tirarlo fuori dai guai. Di quello lì non voglio sapere più nulla, dopo quello ha fatto. La mia porta è chiusa ormai. Ha commesso delle cose davvero imperdonabili».

UN AMANTE DI GABRIELE: “IN CASA AVEVA UNA PISTOLA, ME LA MOSTRÒ”

Lo conosciuto Gabriele la il scorsa estate su Internet, in un social network dedicato agli incontri gay. Mai avrei immaginato che qualche mese dopo lo avrei ritrovato sulle pagine dei giornali perché accusato di aver commesso un crimine così efferato”. L. B. (25 anni, nella foto), di Settimo Torinese, non si dà pace. Perché lui Gabriele Defilippi non l’ha conosciuto soltanto virtualmente, ma lo ha frequentato anche nella vita reale. Racconta il ragazzo:

«Dopo esserci conosciuti su Internet, ci siamo incontrati una prima volta a Gassino, in un bar. Un incontro piacevole, in cui abbiamo chiacchierato del più e del meno. Mi ha spiegato che studiava psicologia e che faceva il broker. Gli ho creduto, perché non c’era nessuna ragione per pensare che mi stesse mentendo». Qualche settimana dopo c’è stato un secondo incontro.

Continua: «Ci siamo visti a casa sua, dove ho conosciuto anche il fratellino e la mamma, che mi ha accolto come fossi uno di famiglia.

Gentili, educati, accoglienti. Mi hanno fatto sentire a mio agio.

Quel giorno, nella mansarda della casa di Gabriele, abbiamo avuto un rapporto sessuale. Poi mi ha mostrato una pistola, che teneva nascosta nell’armadio. Non l’ho toccata e non sono in grado di dire se fosse vera o meno. Gli ho chiesto spiegazioni, e Gabriele mi ha detto che ce l’aveva perché, data la sua professione di broker, doveva tutelarsi. Sempre quella sera mi ha mostrato un orologio Rolex. In quella casa c’erano parecchi oggetti di lusso, ma non ho dato peso alla cosa». Qualche tempo dopo, un terzo e ultimo incontro, questa volta a Torino, in un parco vicino al cimitero monumentale.

Ci dice il ragazzo: «In quell’occasione Gabriele si è presentato con un suo amico, che ho riconosciuto nelle foto che circolano in questi giorni. Era con Roberto Obert. Mi hanno chiesto se fossi interessato a un rapporto a tre, ma ho detto che la cosanon faceva per me. Non hanno insistito e in totale tranquillità siamo andati a bere una birra. Poi ci siamo persi di vista. Ancora qualche messaggio sul telefono, poi è letteralmente sparito. Ora ho capito perché».

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