Omicidio Gloria Rosboch: la madre di Gabriele Defilippi ha fatto una clamorosa ammissione

45df26992-0144-kscH-U4316068145339wTB-593x443@Corriere-Web-SezioniFonte: Settimanale Giallo di Ester Nicola Sì, quella mattina ho dato un passaggio a mio figlio fino a Rivarolo, tutto qui. Di tutto il resto non so niente. Gabriele mi pagava tutto, perché io non ce l’avrei fatta da sola. Per i miei figli, i rispettivi padri non mi versano ormai da anni alcun assegno… Ma io con l’omicidio non c’entro niente, ve lo giuro su quanto ho di più caro. E nemmeno della truffa sapevo nulla: dovete credermi”. Caterina Abbattista, 45 anni, infermiera pediatrica, è la madre di Gabriele Defilippi, 22 anni. Entrambi sono accusati dell’omicidio della professoressa Gloria Rosboch, avvenuto a Castellamonte, in provincia di Torino, il 13 gennaio scorso. Con loro è stato arrestato anche Roberto Obert, 53 anni, l’amico-amante di Gabriele. Come ormai noto, il delitto si sarebbe consumato per motivi economici, in seguito alla truffa organizzata da Gabriele ai danni della sua ex insegnante, alla quale era riuscito a portare via ben 187mila euro.

Ad accusare la mamma di Gabriele è stata l’ex fidanzatina del ragazzo, Sofia Sabhou, 22 anni, di origini marocchine. Secondo la giovane, infatti, l’idea di uccidere Gloria sarebbe stata proprio di Caterina Abbattista,

che insieme a Roberto Obert avrebbe fatto grandi pressioni sul figlio perché risolvesse il problema una volta per tutte. Nei giorni scorsi Caterina Ab- battista è stata risentita dai carabinieri in Procura a Ivrea. L’interrogatorio si è incentrato sul giorno dell’omicidio, quando la professoressa è stata strangolata in macchina e poi abbandonata nella cisterna di una discarica. A compiere materialmente l’omicidio, secondo l’accusa, sono stati Gabriele e Roberto Obert, mentre la mamma del ragazzo sarebbe la mandante. La donna, inoltre, avrebbe svolto un ruolo decisivo poco prima del delitto.

In particolare avrebbe fornito al figlio un supporto logistico, accompagnandolo in macchina a Rivarolo, come ha ammesso lei stessa durante l’interrogatorio. Qui il giovane avrebbe incontrato il complice, Roberto Obert. Una volta insieme, i due uomini raggiunsero Gloria, alla quale diedero appuntamento con la scusa di volerle finalmente restituire i soldi. La donna ci era cascata e loro la trascinarono in macchina e la strangolarono. Pochi giorni prima dell’omicidio, il giovane aveva appositamente simulato un incidente stradale e lasciato la sua auto in riparazione dal carrozziere, così da farsi accompagnare dalla madre. Mamma Caterina, infine, avrebbe anche aiutato i due complici a sbarazzarsi dei vestiti di Gloria dopo il delitto. Prima di essere riascoltata, Caterina è riuscita a incrociare il figlio in tribunale. I due non si vedevano da più di un mese.

Per diversi minuti madre e figlio si sono guardati negli occhi, l’uno davanti all’altro. Sembravano indifferenti, poi però sono scoppiati a piangere entrambi e si sono abbracciati. Le autorità hanno concesso loro di scambiare qualche parola lontano dai giornalisti. «Cerca di mangiare, fallo per me…», ha detto mamma Caterina a Gabriele. Da quando è in carcere, infatti, Gabriele pesa meno di 50 chili. Non mangia più, assaggia

solo qualche frutto. Nessuno dei due sapeva che si sarebbero incontrati. «È stata una sorpresa», hanno detto. Una scena apparentemente tenera tra madre e figlio, se non fosse per le pesantissime accuse che gravano su di loro. Lo stesso giorno è stato conferito ai periti l’incarico di esaminare i reperti individuati dai carabinieri del Ris di Parma sull’auto di Roberto Obert. Una Twingo bianca dove Gloria Rosboch ha trovato la morte e a bordo della quale sarebbero stati scoperti almeno quattro diversi profili di Dna e una strana fenditura del vetro, sul lato del passeggero, dove era seduta la vittima. Dopo la truffa e la conseguente denuncia presentata da Gloria contro Gabriele, la mamma del ragazzo, difesa dagli avvocati Pierfranco Bertolino e Matteo Grognardi, aveva contatto l’insegnante per arrivare a una mediazione.

Durante l’ultimo interrogatorio, gli inquirenti hanno chiesto a mamma Caterina: «Quando ha saputo che Gloria era scomparsa, lei è rimasta sorpresa?». Risposta della donna: «Certo, non me l’aspettavo. Avevamo parlato insieme più volte. Lei era stanca di tutta questa situazione, ma mai avrei immaginato una cosa simile. L’ultima volta che ho visto Gloria è stato a metà dicembre dell’anno scorso, ma non ricordo la data precisa. È stato comunque dopo che ho ricevuto la lettera dal suo avvocato. Abbiamo parlato più che altro di questo. Lei mi aveva detto di stare tranquilla». A tirare in mezzo la madre di Gabriele come una possibile complice, non è stata solo So

fia Sabhou. C’è anche un’altra donna, Efisia Rossignoli, cameriera di 44anni, sposata con due figli. Anche Efisia è indagata per l’omicidio: il 13 gennaio lei e Gabriele si sono telefonati ben 11 volte. Efisia ha dichiarato: «Volevo che controllasse mio marito, perché temevo che mi stesse tradendo». Una versione poco convincente. Senza contare che era stata proprio lei, Efisia, a fingersi una dirigente della banca per convincere Gloria a consegnare tutti i soldi al ragazzo. Poi Gabriele e sua madre avrebbero provato a truffare anche lei. Ha detto Efisia: «Gabriele mi aveva proposto l’affare del secolo, aprire un albergo in Liguria». A conti fatti, le aveva chiesto la bellezza di 250mila euro in contanti. La sua salvezza era stata la banca, che le aveva negato il prestito. Lui le aveva detto: «Ma come, non te li danno? Non puoi farti aiutare da un amico? Almeno per 50mila». Ma la risposta della filiale era stata la stessa. Alla luce di questa torbida vicenda, Pierpaolo, il padre di Gabriele, ha deciso di prendere le distanze dal figlio. Ha affermato: «Non posso sapere perché l’abbia fatto. Non so nemmeno perché frequentava questa gente e come poteva permettersi di portare in casa delle persone del genere. È stato comunque lui ad allontanare me. Mi dispiace tantissimo per questa donna e se potessi ridarle la vita lo farei. Purtroppo è impossibile. Quindi io non posso che soffrire, sia per lei, che non c’è più, che per mio figlio, che ha fatto questo gesto infame».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.