Omicidio Loris Stival, la Procura: “Andiamo avanti per la nostra strada”

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica e Roberto Vergani Io e mio suocero Andrea eravamo amanti. Loris lo aveva scoperto e voleva dirlo al suo papà, allora Andrea lo ha ucciso stringendogli intorno al collo un cavo elettrico”. Queste deliranti parole sono state pronunciate da Veronica Panarello, 27 anni, parlando con una psicoioga del carcere di Agrigento. Un fulmine al ciel sereno, che rende l’intera vicenda ancora più sconvolgente. Come è facile intuire, le parole di Veronica hanno suscitato grandissimo clamore all’interno del penitenziario, dove la donna è rinchiusa dall’8 dicembre 2014 con la più infamante delle accuse: l’omicidio del suo figlioletto. Un angioletto di soli 8 anni.

La psicologa ha ritenuto opportuno avvertire la Procura di Ragusa, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del piccolo. Il pubblico ministero Marco Rota si è mosso immediatamente ed è andato in carcere a interrogare la giovane mamma. A Veronica è stato chiesto: «Signora Panarello, lei ha detto alla psicoioga che a uccidere Loris è stato il nonno Andrea Stivai: è questa la verità? Ce la vuole raccontare?». Gli inquirenti erano molto scettici riguardo a questo ennesimo cambio di versione da parte di Veronica. In questi mesi, infatti, la donna ha fornito diverse ricostruzioni riguardo alla dinamica dei fatti. Inizialmente aveva detto di aver lasciato Loris davanti alla scuola, per poi andare a un corso di cucina.

Nonostante fosse stata smentita dalle immagini di alcune telecamere che avevano immortalato la sagoma di Loris rientrare in casa per non uscirne più, Veronica per mesi aveva ripetuto di averlo accompagnato a scuola quella tragica mattina, incolpando altre persone dell’omicidio. Ma a ottobre del 2015, la donna ha cominciato a fare le prime ammissioni. In un drammatico colloquio carcere con il marito Davide ha detto di non essere più così sicura di aver portato Loris a scuola la mattina del 29 novembre 2014. Ascoltata dai magistrati, Veronica ha “confessato” che il figlioletto era morto in casa, sotto i suoi occhi, strangolato con una fascetta di plastica. Negava, però, di averlo ucciso lei. Ha detto: «Si è strozzato da solo, è stato un incidente. Io, presa dal panico ho occultato il corpicino». Ora, ha nuovamente cambiato versione, dicendo che l’assassino è Andrea Stivai, nonno del pericolo, nonché suo amante.

Il pm, dicevamo, è andato in carcere per interrogare Veronica. La donna ha detto: «Ho ricordato tutto la scorsa estate, quando sono andata a trovare Loris al cimitero. Ma non l’ho detto subito.perché avevo paura che Andrea Stivai uccidesse anche il mio figlio più piccolo». A un certo punto la Panarello ha fatto addirittura questa affermazione: «Sono così famosa che mi conoscono perfino a Hollywood». Frasi talmente sconnesse che il suo difensore, l’avvocato Francesco Viliardita, ha deciso di sospendere l’interrogatorio.

Ma cosa c’è di vero nell’ennesima versione di Veronica? Davvero la donna e il suocero Andrea Stivai, cioè il padre di suo marito Davide, avevano questa torbida e sconvolgente relazione d’amore che è sfociata in un omicidio? Abbiamo posto queste domande a Daniele Scrofa- ni, avvocato di Davide Stivai. Ha risposto il legale: «Non abbiamo nulla di particolarmente rilevante da dire. Davide, come nel suo stile, affronterà anche questa questione. Il racconto di Veronica è privo di riscontri. Davide è interessato solo alla verità, qualunque essa sia». Come avete letto, per Davide è stato un ulteriore colpo al cuore, ma lui ha reagito in maniera dignitosa e composta, come sempre.

Nel corso delle indagini, peraltro, gli inquirenti hanno verificato l’alibi di Andrea Stivai, il quale è risultato completamente estraneo ai fatti. La mattina dell’omicidio, infatti, l’uomo si trovava in compagnia della sua attuale fidanzata. Non solo, dagli ormai celebri filmati estrapolati dalla telecamera puntata sul palazzo di via Garibaldi, fotogrammi che ritraggono la Panarello rientrare in casa poco prima del delitto, in macchina si vede solo la donna. Lei ha giustificato la circostanza con queste deliranti parole: «Ho incontrato Andrea Stival per caso, tornando da scuola, e lui è salito in auto con me, sdraiandosi sul sedile posteriore per non farsi notare. Siamo saliti in casa dove c’era Loris che minacciava di rivelare al papà la relazione tra me e suo nonno. Perciò l’ha ucciso usando un cavo elettrico, e poi mi ha costretta a mettergli le fascette ai polsi per farlo stare fermo.

Insieme abbiamo occultato il cadavere». Anche la circostanza secondo cui sarebbe stato usato un cavo elettrico per soffocare il bimbo non ha senso. L’arma del delitto, come confermato dal dottor Giuseppe Iuvara, il medico legale che eseguì l’autopsia sul corpicino di Loris, è una fascetta di plastica, identica a quelle che Veronica aveva in casa e che consegnò alle maestre del figlio alcuni giorni dopo il delitto. Insomma, ci sono prove scientifiche che smentiscono la nuova, inverosimile tesi della donna. Ma Veronica aveva già parlato del suocero nel corso di un interrogatorio. Avvenne il 15 novembre 2015. Giallo è in grado di svelarvi per primo e in esclusiva ciò che la donna disse quel giorno agli inquirenti.

Ecco il passaggio cruciale di questo eccezionale documento: «La mia vita era normale; forse mi sentivo un po’ più stanca perché mi dovevo occupare di accudire anche mio suocero, ma niente di più. Forse ciò generava un po’ di nervosismo in me, ma niente di più». Che cosa intendeva Veronica con la parola “accudire”? La cosa che si sa è che Andrea Stivai aveva frequentato a lungo la casa del figlio, aiutando la nuora in alcune faccende domestiche. Ma da qualche tempo i rapporti tra lui e la nuora si erano raffreddati, soprattutto da quando nella vita dell’uomo era entrata una nuova compagna.

Ma allora, come ha potuto Veronica sostenere che a uccidere Loris sia stato il suocero? I più maliziosi hanno visto in questa nuova versione della donna l’ennesimo tentativo di accreditarsi come pazza e quindi di evitare il carcere in quanto incapace di intendere e di volere, come vuole la legge. Ma Veronica è una lucida assassina o è pazza? Lo stabiliranno i giudici che la stanno sottoponendo alla perizia psichiatrica. Ma se fosse davvero pazza, come avrebbe potuto premeditare un omicidio del genere? Va anche detto che se Veronica verrà ritenuta perfettamente sana di mente, rischierebbe una pena ancora più pesante, perché ai reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere si aggiungerebbe quello di calunnia.
Tuttavia ora ci si chiede: ma Davide, suo padre Andrea e tutta la famiglia Stivai come faranno a sopportare questa ennesima ingiuria? Le bugie di Veronica hanno gettato ulteriore dolore su dolore. Veleno su veleno.Vengono in mente le prime parole dette da Carmela Anguzza, la mamma di Veronica, all’altra figlia Antonella. Non sapendo di essere intercettata disse la donna al telefono: «Veronica è una figlia alienata. È capace di tutto, anche di uccidere». Questa, forse, è l’unica verità.

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