Veronica Panarello shock drammatica confessione: “L’ha ucciso mio suocero con un cavo elettrico, eravamo amanti, lui è un folle”

Nuove clamorosi e sotto certi punti di vista sconvolgenti rivelazioni emergono nell’ambito dell’inchiesta sul delitto del piccolo Loris Stival. Le novità di oggi riguardano nuove dichiarazioni e confessioni effettuate ancora una volta da Veronica Panarello la mamma del piccolo Loris Stival, la quale si trova al momento in carcere perchè accusata di aver ucciso suo figlio ed ancora accusata di occultamento del cadavere con l’aggravante rapporto di parentela.

La donna avrebbe accusato il suocero sostenendo che sarebbe stato lui ad uccidere il piccolo Loris ed ancora stando a quanto raccontato da Veronica Panarello i due erano amanti. Ebbene si, una rivelazione che ha davvero lasciato tutti senza parole, inaspettata e sotto certi aspetti incredibile da credere, ma purtroppo non da escludere. “Andrea Stival ( ovvero il suocero, padre del marito) era il mio amante. Ha ucciso lui mio figlio Loris con un cavo elettrico”, sono state queste le parole pronunciate da Veronica Panarello con le quali di fatto accusa il suocero di aver ucciso il piccolo Loris ed ancora di avere una relazione con la stessa.

Immediata la replica di Andrea Stival, il suocero il quale apprese le dichiarazioni di Veronica a tenuto a ribadire che ovviamente la confessione della nuova non corrispondono a verità.”Sono tranquillo. Si tratta dell’ennesima follia della donna, la mia posizione è stata vagliata da investigatori e magistratura dettagliatamente“. Non si è fatta attendere nemmeno la replica della compagna di Andrea Stival, la quale attraverso un tweet ha tenuto a fare delle precisazioni. “Veronica Panarello mente. Noi siamo sereni“. Veronica Panarello avrebbe rilasciato queste interessanti confessioni nel corso di un colloquio in carcere con la psicologa. La donna avrebbe detto: “Ho ricordato tutto quando sono andato a trovarlo al cimitero. Ma non l’ho detto prima perché avevo paura che uccidesse anche il bimbo più piccolo”.

Veronica Panarello intanto sempre più convinta delle sue dichiarazioni e per questo motivo vuole che a sentirla sia anche la Procura di Ragusa, ed a tal ragione ha chiesto di informare i magistrati dell’inchiesta; in effetti la direzione della prigione acconsente ma quando il Pm si reca nel carcere di Catania per raccogliere la deposizione ecco che Panarello non dice nulla di rilevante, anzi ha aggiunto di essere diventata famosa e di essere conosciuta anche ad Hollywood.

Intervenuto su quanto accaduto anche il legale di Andrea Stival,ovvero l’avvocato Francesco Biazzo, il quale ha dichiarato: “La ricostruzione di Veronica Panarello è assolutamente irrilevante, frutto della sua fantasia, e non lo dico io, ma lo dicono gli atti del processo e le indagini che hanno escluso responsabilità di Andrea Stival. Lo dimostrano i tabulati telefonici e la testimonianza della sua compagna, Andreina. Veronica Panarello ha sposato una tesi giornalistica e l’ha fatta propria. Una relazione tra loro? Tutto falso, una grande bugia. L’ennesima”.

La Cassazione: è giusto che resti in galera

Veronica Panarello è pericolosa e deve restare in galera: secondo i giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte – che oggi hanno depositato la sentenza 45647 relativa all’udienza dello scorso 29 maggio che ha respinto il ricorso della Panarello contro il carcere – i magistrati del riesame di Catania, con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno fatto bene a convalidare la misura cautelare per i “gravi indizi di colpevolezza” a carico della donna. Secondo la sentenza tra gli elementi a carico della madre di Loris – che nei giorni scorsi ha detto al pm Marco Rota di non aver accompagnato il figlio a scuola il giorno del delitto, avvenuto il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina nel ragusano – ci sono “gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private”, “il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris”, “la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia, benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare”.

DOVE ERAVAMO RIMASTI PRIMA DI QUESTE SCIOCCANTI DICHIARAZIONI

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica Ho caricato il corpicino di Loris in auto e l’ho coperto con un giubbotto per paura che i vicini lo vedessero… Dopo averlo occultato nel canalone, sono tornata a casa. Ho preso la fascetta, gli elastici e la cintura e li ho messi nelle tasche del giubbotto, portando in mano le mutandine. Avviandomi verso l’uscita sono inciampata nello zaino di Loris e allora ho preso anche quello. Ho guidato fino a una rotonda. Sono scesa dall’auto e mi sono diretta verso il canneto, dove ho buttato lo zainetto. Ho gettato gli elastici (forse quelli che tenevano insieme le fascette, ndr) dal finestrino mentre andavo al Castello di Donna fugata per partecipare al corso di cucina. La fascetta, la cintura, le mutandine e il sacchetto della spazzatura che contenevano altre fascette li ho gettati in un cestino. Ho partecipato al corso in stato confusionale”.

Veronica Panarello è agitata e ha gli occhi lucidi mentre pronuncia queste scioccanti parole davanti agli inquirenti. È il 13 novembre 2015 e di fronte a Veronica siede Marco Rota, il sostituto procuratore. Il magistrato registra le dichiarazioni che la donna ha deciso di rendere riguardo all’omicidio di suo figlio Loris Stival, di cui è accusata. La donna, per la prima volta, ammette che Loris è morto in casa. Confessa, finalmente, di non averlo lasciato a scuola la mattina del 29 novembre 2014, come aveva sempre sostenuto in tutti i precedenti interrogatori. E per la prima volta da quando è indagata, Veronica parla della fascetta di plastica, cioè dell’arma del delitto, della cintura, dello zaino e degli slip di Loris, che non sono mai stati ritrovati. La sua, però, non è una confessione “piena”, perché, come vedremo, parla della morte del bimbo come la conseguenza di un tragico incidente domestico. L’interrogatorio, però, fornisce una dinamica dei fatti che si scontra con l’ipotesi dell’incidente.

Nel corso dell’interrogatorio, Veronica racconta con dovizia di particolari le drammatiche fasi della morte di Loris. Ammette che il piccolo è morto in casa, ma nega di averlo ucciso lei. Parla di un tragico gioco, ma la sua ricostruzione dei fatti sarà smentita dalle perizie. Ecco cosa dice testualmente Veronica al magistrato: «Recatami nella cameretta di Loris, mi sono accorta che il bambino era in piedi, senza pantaloni, senza scarpe e in mutande, ma con il busto chinato in avanti e le mani poggiate sul petto. Ho pensato che avesse difficoltà a respirare per aver ingerito qualcosa che gli era andata di traverso. Di conseguenza, ho cominciato a dargli dei colpi sulla schiena con l’intenzione di fargli espellere il corpo estraneo. Ho anche cercato di infilargli una mano in bocca, ma era serrata.

A quel punto il bambino si è accasciato al suolo in posizione supina, e in quel preciso momento ho potuto notare che il collo era cinto da una fascetta dello stesso tipo di quelle che aveva ai polsi, anch’essa ornata dagli stessi elastici colorati che aveva inserito nelle fascette con cui aveva cinto i polsi». Questo passaggio è fondamentale, perché Veronica ammette che il bimbo aveva i polsi legati con una fascetta. Ma se li aveva legati insieme, come ha fatto a stringersi da solo un’altra fascetta intorno al collo? Impossibile. Il racconto di Veronica prosegue: «Ho compreso che il bambino non respirava. Presa dal panico, ho cercato di allargare la presa che la fascetta esercitava sul collo, ma non sono riuscita a infilare le dita tra il collo e la fascetta perché avevo le unghie lunghe. Quindi, sono andata nello sgabuzzino, dove dalla cassetta degli attrezzi di mio marito ho prelevato un paio di forbici con il manico arancione, non accorgendomi che sulla scrivania della stanza dei bimbi ve ne era una che avrei potuto utilizzare.

Pertanto, con la forbice arancione, ho tagliato la fascetta e notando che il bambino non si muoveva ho poggiato la mia guancia sulla sua bocca per udire il respiro. Non sentivo nulla. Così sono corsa nella mia camera per prendere il telefono, ma poi mi sono bloccata e ho incominciato a pensare che non avrei saputo giustificare quanto accaduto. Quindi, avendo notato che le mutandine indossate da Loris erano bagnate, gliele ho tolte e l’ho rivestito infilandogli i jeans che si era tolto e che gli avevo detto di mettere a lavare perché sporchi. Gli ho infilato le scarpe e l’ho preso in braccio sollevandolo per le ascelle. L’ho posizionato a contatto con il mio petto, in posizione verticale».

L’autopsia, però, ha smentito questa ricostruzione. Il medico legale, dottor Giuseppe Iuva- ra, ha infatti stabilito che Loris non si è strozzato da solo, ma  è stato soffocato da qualcuno. Il racconto di Veronica diventa ancora più drammatico quando parla dell’occultamento del corpicino. Dice: «Con il bambino in braccio, sono uscita di casa scendendo per le scale direttamente in garage, dove ho notato che la saracinesca si stava chiudendo. Giunta all’autovettura, con qualche difficoltà ho aperto lo sportello e ho poggiato Loris di fianco, sul sedile posteriore. Ho riabbassato il sedile anteriore, sono uscita e ho chiuso il garage.

Uscendo, ho notato che vi era la signora della lavanderia cosicché, preoccupata che potesse vedere Loris, ho coperto il suo corpo con il giubbotto che avevo lasciato in macchina due giorni prima, la cui fodera interna del cappuccio è maculata. Mi sono diretta verso Punta Secca non sapendo dove andare, ed essendo in quel momento combattuta fra il chiedere soccorso per il bambino e il dubbio su come avrei potuto giustificare l’accaduto. Ho svoltato a destra imboccando la strada che conduce a Punta Braccetto e ho proseguito per un po’ A un certo punto, senza un motivo, ho deciso di fare inversione di marcia e di tornare indietro, visto che sulla sinistra c’era una piccola discesa». E così Veronica ha preso la strada che porta in località Mulino Vecchio, dove ha occultato il corpicino ormai senza vita del povero Loris.

Lo ripetiamo: questa versione è stata ritenuta falsa dagli inquirenti, che l’hanno smontata punto per punto attraverso le perizie e le testimonianze raccolte in un anno di serrate indagini.
Il racconto di Veronica si conclude così: «Al corso di cucina ricordo di aver bevuto dell’acqua e di aver provato una forte nausea. Sono andata in bagno a vomitare. In quella occasione hodimenticato l’orologio che mi ero tolta per rinfrescarmi il viso. Ho continuato a sentirmi male manifestando anche a una mia compagna di corso e a
suo marito il fastidio per il forte odore di ricotta che sentivo. Alle 11.45 ho deciso di andare via. Preciso che durante la mia permanenza al corso ho cominciato a rimuovere il ricordo di ciò che avevo fatto rappresentandomi che, in realtà, avevo lasciato Loris a scuola e che il malessere fosse dovuto a un brutto sogno che avevo fatto».

In considerazione di quanto sopra esposto, si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale”. Si conclude con queste parole, pesanti come macigni, la perizia sulla capacità genitoriale di Veronica Panarello, 27 anni, la mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata di aver ucciso il figlioletto di otto anni, Andrea Loris Stival, e di averne occultato il cadavere. Si tratta, per ora, solo di una indiscrezione, che Giallo ha raccolto da fonti molto attendibili. Per l’ufficialità occorrerà aspettare ancora qualche giorno. Le 86 pagine che racchiudono l’intera perizia, infatti, verranno rese pubbliche a breve.

Noi, nel frattempo, vi informiamo circa le conclusioni a cui gli psichiatri sono arrivati. I medici, in quella che possiamo definire una “bozza” della perizia, usano un linguaggio molto tecnico. Spieghiamo allora, con parole più semplici, il significato della frase che avete letto all’inizio e che riportiamo di nuovo perché è davvero clamorosa: «Si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale». Cosa significa? Significa che Veronica è stata giudicata non idonea a continuare a ricoprire il ruolo di genitore. Oltre a Loris, infatti, Veronica ha un altro figlio, che ha appena compiuto quattro anni e che dal giorno dell’arresto della sua mamma è stato affidato in via esclusiva al papà, Davide Stival, 30 anni. A Veronica, in carcere dall’8 dicembre del 2014, non è mai stato concesso di incontrare il figlioletto più piccolo durante gli oltre dodici mesi di detenzione.

La Procura di Ragusa, nei mesi scorsi, aveva affidato a un gruppo di medici psichiatri l’incarico di stabilire se la giovane fosse idonea a prendersi cura del bimbo. Il gruppo era composto dallo psichiatra Domenico Micale, dalla psicologa Josè Prezzemolo e dal neuropsichiatra infantile Francesco Vitrano. Nel frattempo, il Tribunale dei Minori, come detto, aveva affidato il piccolo al papà. Ebbene, dai risultati della perizia emerge che Veronica non sarebbe idonea a ricoprire il ruolo di madre. Questo documento, di cui Giallo vi ha anticipato le conclusioni, dovrà essere consegnato alle parti, che avranno poi due settimane di tempo per studiarlo in modo da presentare eventuali controdeduzioni. Per arrivare a questa clamorosa decisione, i medici hanno sottoposto la Panarello ad alcuni test finalizzati ad analizzarne la personalità in ogni suo aspetto. La conclusione è che la donna, per il momento, non sia in grado di prendersi cura del bambino.

Chiariamo una cosa: questo esame non ha nulla a che fare con la perizia psichiatrica a cui Veronica verrà sottoposta nelle prossime settimane su richiesta del suo legale. Durante l’udienza del 3 dicembre scorso, infatti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per l’imputata il processo con rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Lo stesso giudice, nel frattempo, ha individuato i medici a cui conferire il delicatissimo compito di stabilire lo stato mentale di Veronica. Sono il professor Eugenio Aguglia e Roberto Catanesi, i quali hanno ricevuto l’incarico ufficiale nel corso dell’udienza di lunedì 21 dicembre.

I due psichiatri, una volta esperito il lavoro, dovranno consegnare gli esiti dell’esame nell’udienza successiva, la cui data non è stata ancora fissata perché subordinata al tempo necessario per ultimare la perizia. Lo scopo di questo esame è stabilire se la donna fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto. Dai risultati della perizia, quindi, dipende il destino di Veronica, che rischia anche il massimo della pena. Gli scenari possibili sono tre. Qualora venisse accertato un disturbo della personalità tale da far ritenere compromessa la capacità di intendere e volere, l’imputata potrà essere dichiarata “semi-inferma” di mente e in questo caso ottenere un ulteriore sconto di pena, oltre a quello che già le spetta per aver scelto di essere giudicata con rito abbreviato. Un’altra possibilità è che i periti stabiliscano un disturbo della mente così grave da escludere totalmente la capacità di intendere e volere. Se così fosse, Veronica potrebbe evitare una condanna e lasciare il carcere per essere trasferita in una struttura adeguata. La terza e ultima opzione è che i periti stabiliscano la piena imputabilità della donna poiché perfettamente sana di mente. In questo caso la Panarello rischierebbe fino a 30 anni di prigione o addirittura l’ergastolo.

È STATA TRASFERITA IN UNA CLINICA Naturalmente, oltre alle capacità mentali va dimostrata la colpevolezza di Veronica in relazione all’omicidio del piccolo Loris, strangolato con una fascetta di plastica la mattina del 29 novembre del 2014. Le prove contro di lei sono tantissime, a cominciare da ciò che scrisse il medico legale, dottor Giuseppe Iuvara, nell’autopsia. Il medico stabilì che Loris fu soffocato con una fascetta di plastica poco dopo le 9 del mattino, cioè mentre si trovava in casa da solo con la sua mamma. Inoltre, al povero bimbo furono legati i polsi con un’altra fascetta dello stesso tipo. Poco più di un mese fa, Veronica ha cambiato ancora una volta versione circa la drammatica mattina della morte di Loris.

Ha finalmente ammesso, dopo un anno di bugie e depistaggi, che Loris era morto in casa, sotto i suoi occhi. Ha però negato di essere lei l’assassina. In questa nuova, inverosimile ricostruzione, Veronica ha parlato di un tragico incidente domestico. «Loris si è strozzato con una fascetta, che si è stretto da solo intorno al collo per gioco», ha detto. Una versione completamente smentita dalle persizie dei giudici, che pochi giorni dopo l’hanno rinviata a giudizio con le terribili accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ora la parola passa agli psichiatri. Veronica attende di conoscere il proprio destino nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Nelle settimane scorse, infatti, è stata provvisoriamente trasferita dal carcere di Agrigento alla struttura protetta per ragioni di salute.

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