Omicidio Loris, Veronica Panarello: “Mio suocero rivolgeva strane attenzioni a mio figlio”

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica Mio suocero, oltre che per andare a fare lavori di idraulica, portava con sé Loris anche al mare. Un giorno, però, il bambino disse di non voler più andare con lui, assumendo atteggiamenti di repulsione nei suoi confronti”. Continuano a emergere nuovi, inquietanti particolari nella vicenda di Loris Stival, il bimbo ucciso a Santa Croce Camerina (Ragusa) il 29 novembre 2014. Per l’omicidio del piccolo è in carcere la sua mamma, Veronica Panarello. La donna ha di recente cambiato versione riguardo alla dinamica dei fatti. Nell’ultimo interrogatorio ha riferito che a uccidere il figlio è stato il nonno, Andrea Stival, con cui la donna aveva una relazione. Sempre secondo Veronica, il bimbo sarebbe stato strangolato con un cavo elettrico perché aveva sorpreso la mamma e il nonno in atteggiamenti inequivocabili, minacciando di rivelare tutto al papà. Giallo, nelle scorse settimane, ha riportato in esclusiva diversi passaggi di questo drammatico e inverosimile interrogatorio, durante il quale la giovane mamma ha raccontato particolari scabrosi del presunto rapporto tra lei e il suocero.

Adesso vogliamo concentrarci su un altro stralcio dello stesso interrogatorio, in cui Veronica lascia intendere che il suocero rivolgeva attenzioni “strane e morbose” nei confronti del nipotino. Accuse deliranti e totalmente prive di riscontri, forse dettate da una sorta di risentimento della donna dovuto alla decisione del suocero di costituirsi parte civile a un eventuale processo. Ecco il racconto che la Panarello ha fatto agli inquirenti: «Nei primi giorni di luglio del 2014 sono stata ricoverata in ospedale… In quel periodo, al fine di evitare
che Loris rimanesse per l’intera giornata a guardare la tv, abbiamo deciso di lasciarlo andare con il nonno, che doveva fare alcuni lavori… Andrea non vedeva in modo positivo la presenza del bambino, perché a suo dire parlava troppo. Ricordo che qualche giorno prima di Ferragosto, mio suocero chiamò Loris per farlo sedere accanto a lui. Il bambino, senza fornire alcuna motivazione, si rifiutò.

A seguito di ciò Andrea, tra il serio e l’ironico, esclamò: “Con questa cosa piccola che ti ritrovi che devi fare?”, intuendo che quell’affermazione era riferita all’organo genitale del bambino. Aspettai che mio suocero si fosse allontanato e chiesi a Loris se con il nonno fosse successo qualcosa. Il bambino non mi diede spiegazioni ma mi disse che non sarebbe più andato con lui… In quel periodo notai che Loris era nervoso in presenza del nonno… Inoltre, si lamentava sia con me che con mio marito per l’eccessiva presenza del nonno a casa… Ebbi la sensazione che mio suocero guardasse Loris con occhi diversi. Verso la metà di agosto, incominciai a cedere alle lusinghe di mio suocero perché mi sentivo gratificata dai suoi complimenti che, invece, non ricevevo da mio marito a causa del suo carattere poco espansivo».

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