Omicidio Luca Varani, Foffo: “Vip, politici e imprenditori nel cellulare e nel Computer di Marco Prato”

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Le indagini sull’omicidio di varani rischiano di attirare all’interno politici e vip che frequentavano gli eventi che organizzava marco Prato, finito in manette insieme a Manuel fosso per aver torturato è ucciso crudelmente Luca varani. Stando alla ricostruzione fatta dal quotidiano Il Messaggero, nel pc e nello smartphone di Prato sono stati trovati diversi numeri di telefono e contatti di nomi molto noti nella politica, e non solo anche dello show business.

Entrambi sono reo confessi dell’omicidio del 23enne Luca Varani, ucciso in un appartamento in via Iginio Giordani, Roma nella notte dello scorso 3 marzo. In un colloquio durato nove ore, nel carcere di Regina Coeli, Foffo ha confermato di aver voluto provare a uccidere, aggiungendo dettagli e attaccando l’ex amico e amante Prato:Ho fatto una cosa bruttissima e sono pronto a pagare con l’ergastolo ma Marco non provi a raccontare che lui non c’entra niente“.

“Nel delirio della droga ho assecondato la volontà e le devianze di Marco Prato“. Quasi in contemporanea con l’audizione del 30enne, il gip Riccardo Amoroso concluderà l’affidamento degli incarichi peritali con la nomina di un secondo agente della polizia informatica che, assieme ad un collega, dovrà decifrare i dati estrapolati dai 5 telefonini posti sotto sequestro. “Un pensiero che non mi aveva mai sfiorato prima”, avrebbe detto in lacrime Manuel Foffomentre veniva ascoltato dal sostituto procuratore Francesco Scavo, in presenza del suo avvocato, Michele Andreano. “Ho colpito Luca alla gola con un coltello, di taglio. Ma non moriva. Avevo paura”, ha raccontato ancora Foffo. L’autopsia rivela infatti che nel sangue diLuca Varani ci sono dosi massicce della droga. “Io sono disposto a farmi l’ergastolo, ma anchePrato se lo deve fare, perché mi ha istigato e plagiato”, queste alcune dichiarazioni. “Anzi, prima mi aveva plagiato e istigato”. Prato ha offerto a quel ragazzo il cocktail corretto e poi gli ha indicato il bagno: “‘Ti vogliamo pulito, fatti una doccia’”, ha detto Manuel. Non è vero chePrato mi ha solo guardato e baciato sulla testa mentre succedeva tutto.

Verrebbe anche assodata la tesi dell’omicidio intenzionale e premeditato, visto che il 28enne Foffo ha dichiarato che lui e Prato erano intenzionati a uccidere qualcuno, sopratutto dopo averne parlato insieme per una notte intera. Il gioco della difesa è dimostrare il coinvolgimento pieno dell’altro indagato Marco Prato che però da un mese si è chiuso nel silenzio. Crediamo che la libera informazione sia il miglior modo per scuotere le coscienze, e noi siamo liberi…

C’è un capitolo nell’inchiesta sull’omicidio di Luca Varani che rischia di aprirsi e di deflagrare trascinando con sé chissà quante altre persone. È legato ai cellulari e al computer di Marco Prato, il pr di serate vip, finito in carcere con Manuel Foffo, per aver straziato e ucciso il giovanissimo amico. Il pubblico ministero Francesco Scavo ha dato incarico ai suoi consulenti di analizzare tutto il materiale informatico, e nel frattempo sta continuando a interrogare Foffo, perché è da lui che starebbero arrivando elementi importanti per le indagini.

Tanto che ora gli investigatori sono alla ricerca di video e foto con droga e violenze che coinvolgerebbero personaggi dello spettacolo molto conosciuti, diversi politici e imprenditori. Tutto quel parterre d’eccezione che era solito frequentare gli aperitivi mondani di Prato e che avrebbe partecipato a serate “ad alto rischio”, forse anche con minorenni.

ATTI RISERVATI Per tutelare l’indagine è sceso in campo il gip che ha deciso, non soltanto di secretare ogni atto, ma addirittura di criptarle, in modo da rendere possibile l’accesso solo a chi ne ha diritto, lasciando traccia di qualsiasi consultazione. Perché tra le dichiarazioni e gli sfoghi di Manuel ci sarebbero racconti e fatti, forse anche non rilevanti dal punto di vista penale, ma per poterlo dire bisognerà valutarli singolarmente. Di certo, l’analisi dei cellulari potrebbe aprire un fronte di indagini dagli effetti devastanti.

Che Marco Prato avesse l’ossessione dei filmati e dei video e che riprendesse ogni scena della sua vita e di quella degli altri, era già emerso nelle fasi successive all’arresto. A raccontarlo era stato anche Foffo, quando ha spiegato al pm di aver subìto una sorta di ricatto da Prato: l’amico aveva filmato un momento intimo tra loro due e gli ricordava di averlo fatto ogni volta che Manuel provava a liberarsene. E così i due hanno continuato a frequentarsi, a stare insieme, a condividere follie. Ed è per questo che Manuel sa quanto è contenuto nel telefonino del suo complice, perché lui glieli faceva vedere e se ne vantava.

DROGA E VIOLENZE Il sospetto che la vita di Prato potesse nascondere altri episodi inconfessabili era venuto agli inquirenti già durante l’interrogatorio del 10 marzo scorso, in cui Foffo incitava i carabinieri a controllare meglio nell’Iphone dell’amico. «Confermo – ha dichiarato al magistrato – che le finalità dell’incontro tra me e Prato erano solo per consumare sostanza stupefacente. Pensandoci, voglio precisare che io e Marco siamo du personalità diverse. Vorrei che i telefoni in sequestro a me e a Marco vengano controllati. Ho visto delle cose orribili sui suoi telefoni, nelle quali erano ritratti stupri di donne e atteggiamenti pedofili, erano ritratti anche bambini nel compimento di atti sessuali».

E ancora: «Non fa parte di me la cosa di andare in giro in città a cercare gente da stuprare, come emerso dalle dichiarazioni di Marco. Sul mio cellulare ho dei video pornografici, ma sono solo quelli che mi inviano via web. Non vorrei, invece, che il contenuto del telefono di Prato andasse perso». Manuel sa? Conosce i vip e i politici coinvolti nelle dark room a base di droga e violenze organizzate dal complice? È proprio per aprire la strada a queste indagini che il pm ha continuato a interrogare Foffo, lavorando anche sullo “scontro” che si è venuto a creare tra i due.

IL PC INTROVABILE La verità potrebbe venire dall’analisi dei telefonini, ma anche dal quel computer di Marco che è risultato introvabile per giorni e che aveva preso in carico il suo avvocato, conservandolo nello studio anche dopo l’arresto dei due. «Mi è stato consegnato dai familiari – avrebbe giustificato – Mi serviva per fare indagini difensive». Gli esperti informatici sono ora al lavoro per “aprire” quelle macchine, ma negli ambienti della Roma mondana, in queste ore, in parecchi tremano per quello che le immagini potrebbero rivelare.

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