Omicidio di Luca Varani, Il padre di Valter Foffo si preoccupa di dire “Mio figlio non è Gay”

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 Fonte: Settimanale Giallo di Chiara Prazzoli Dov’era Dio quella notte, perché non ha fermato le mani degli assassini?”. A pronunciare queste parole, travolto dall’emozione, è stato il prete che ha celebrato i funerali di Luca Varani, il 23enne torturato e ucciso a Roma durante un festino a base di alcol e droga da Manuel Foffo e Marco Prato. Non se l’è sentita di fare una predica “buonista” e così, nella chiesa affollata di amici e parenti del giovane assassinato, il sacerdote ha fatto la domanda che tutti in Italia si sono fatti: perché? E ha concluso la sua omelia con parole durissime: «Pretendiamo la giustizia umana».

Nella chiesa di Santa Gemma, nella periferia della Capitale, ha preso la parola anche un insegnante di Luca e anche lui è stato duro: «La violenza ci fa schifo, è squallida e inaccettabile. È squallido è inaccettabile confondere la vittima con il carnefice». Nonostante il dolore e l’atrocità di quanto accaduto, nessuno dei presenti al funerale di Luca Varani si è fatto trascinare dall’ira e dalla rabbia, nessuno ha invocato, com’era accaduto nei giorni precedenti, la pena di morte per gli assassini. Solo lacrime e disperazione, solo la legittima richiesta di ottenere giustizia per una morte tanto atroce. In tanti hanno detto: «Quei due assassini devono passare il resto della loro vita in cella». Al termine della funzione gli amici hanno lasciato volare in aria decine di palloncini bianchi gridando “giustizia, giustizia”. Altri hanno mostrato alle telecamere delle televisioni collage di foto di Luca, ripetendo: «Era un ragazzo ingenuo, bastava guardarlo negli occhi per capirlo, quei due ragazzi viziati ne hanno approfittato».

Il dolore atroce e composto di chi amava Luca Varani si scontra con il comportamento freddo, quasi calcolatore, degli assassini e dei loro genitori. Mentre mamma Daniela e papà Giuseppe Varani salutavano il loro figlio, portato in Italia a 4 anni da Sarajevo e cresciuto con tutto l’amore del mondo, mentre la sua fidanzata Marta Gaia Sebastiani su Facebook scriveva parole piene d’amore, Valter Foffo, il papà di Manuel, ha rilasciato una nuova intervista, ancora per giustificare il figlio, dopo quella che già aveva rilasciato in Tv alla trasmissione “Porta a Porta”. E questa volta, ha detto parole ancora più incredibili, perché si è preoccupato di sottolineare che il figlio non è gay, come se in tutta questa atroce vicenda fosse questa la cosa importante. Ha detto Valter Foffo: «A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno.

Si è sentito stretto in un angolo, ricattato, dopo che Prato aveva filmato quel rapporto che avevano avuto a Capodanno, me lo ha detto. Anche per questo ha accettato di rincontrare Prato, per cercare di convincerlo a cancellare il filmato». Foffo ha anche negato che il figlio abbia espresso l’intenzione di ucciderlo, particolare riferito da Prato e che lo stesso ragazzo avrebbe confermato ai giudici: «Non ha assolutamente detto che voleva uccidermi, non pensava a me». Come si può giustificare un figlio che ha commesso e detto simili atrocità? Pare incredibile, ma le famiglie di origine dei due assassini continuano a far filtrare notizie che in qualche modo li dipingono come due giovani fragili con alle spalle un’adolescenza difficile. L’ultima indiscrezione è che sia Manuel che Marco da ragazzini siano stati vittime di bullismo perché sovrappeso e che questo abbia segnalato la loro adolescenza. L’avrebbe ribadito lo stesso Manuel ai giudici durante uno degli interrogatori a cui è stato sottoposto nei giorni scorsi. Ha detto: «Mi prendevano in giro, ho sofferto per questo».

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