Omicidio Luca Varani, confessione Shock, Foffo e Prato: “Prato ha narcotizzato un altro ragazzo prima di Luca”

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Nuovi interessanti particolari emergono in riferimento all’omicidio di Luca Varani. Nella giornata di ieri è emerso che poco prima di essere ucciso Luca Varani, Marco Prato con la complicità di Foffo avrebbe narcotizzato un altro dei tanti giovani passati per la casa del Collatino, dove venne consumato il tragico delitto. Foffo nel corso di un interrogatorio avrebbe riferito al Pm Francesco Scavo che quella sera nell’abitazione del Collatino sarebbero arrivati diversi giovani, tra cui Giacomo, Alex, Riccardo ed infine Luca; nella stessa occasione Foffo ha anche dichiarato che Giacomo essendo molto amico di Marco sarebbe giunto presso l’abitazione soltanto per necessità di soldi.“Marco ha versato dell’EN, un medicinale tipo sonnifero, nel bicchiere di Giacomo. Non conosco la finalità di questo gesto ma lui si era assopito sul divano“, ha dichiarato Foffo parlando con il pm Francesco Scavo. Interrogato anche il giovane Giacomo, questo avrebbe dichiarato di aver rifiutato alcol e cocaina insieme all’amico Alex, e di essere a questo scampato al massacro di cui purtroppo Varani è stato vittima.

Stando a quanto emerso, inoltre, dopo aver ucciso il povero Luca, Marco sarebbe sceso al piano di sotto abitano i genitori ed avrebbe chiesto alla madre alcuni stracci che la donna ha dato senza sapere ovviamente cosa avrebbe dovuto farne, visto che non si accorse davvero di nulla; la donna ha dichiarato di non aver sentito nessun rumore e di non aver carpito alcun particolare che le avesse potuto far intendere che nell’appartamento del figlio fosse successo qualcosa. I genitori di Marco e Manuel verranno comunque sentiti ancora diverse volte, perchè la loro testimonianza sarà indispensabile per ricostruire la personalità dei due arrestati. I carabinieri stanno anche setaciando i tabulati telefonici dei due arrestati per cercare di capire quante telefonate o messaggi i due hanno effettuato a Luca Varani nelle ore ma anche giorni precedenti all’omicidio.  Allo stato attuale risulta certo solo un messaggio recapitato a Varani nel quale emerge un’ offerta esplicita di denaro per unirsi a quello che era un festino a base di alcol e cocaina.

I carabinieri stanno anche tentando di rintracciare quella ragazza che spontaneamente di era recata presso la caserma;è importante recuperare la giovane per cercare di capire se si tratta della stessa persona con cui Varani è stato a parlare sul treno Roma-Viterbo prima di raggiungere casa di Foffo.La salma del povero Luca, intanto verrà dissequestrata nel corso dei prossimi giorni per permettere i funerali. Continuano ad arrivare messaggi di cordoglio alla famiglia del povero Luca, anche tramite i social, e soprattutto su Facebook, uno ha catturato la nostra attenzione, ovvero: “Questo è il banco di prova per la nostra società, per la nostra giustizia Italiana…..ovvero: questi 2 mostri hanno seviziato,torturato,picchiato, drogato e ucciso un ragazzo….. Se questi non si meritano l’ergastolo vuol dire che la giustizia italiana ,la nostra società è in completo sfacelo ,che siamo nel Far West dove se vuoi la giustizia…”.

Emergono nuove interessanti indiscrezioni sull’omicidio del povero Luca Varani. Stando alle ultime notizie sembra esserci davvero un fortissimo legame tra Marco Prato e Manuel Foffo, qualcosa di così tanto profondo e forte che ancora però non è chiaro agli inquirenti. Tra i due potrebbe esserci un legame basato su sesso e droga, e forse gli inquirenti hanno deciso di puntare proprio su questo per arrivare a capire cosa ha potuto spingere i due giovani a uccidere Luca Varani. Nel frattempo i due giovani non fanno altro che accusarsi a vicenda, Prato sostiene che Manuel era impazzito ma essendo infatuato il giovane ha confessato di averlo assecondato.

Mi sentivo minacciato da lui. Sul suo telefono mi ha mostrato video di donne stuprate e bambini nudi”, ha dichiarato Foffo agli inquirenti. Di contro Manuel ha confessato di aver perso la calma proprio quando un giorno è uscito con Marco l’argomento del padre, un tema piuttosto delicato per il giovane Manuel; la discussione tra i due sarebbe durata fino alle ore 2.30 di giovedì, poi Foffo sostiene di aver fatto sesso orale con Alex uno dei giovani passati dall’argomento e confessa di essere stato con lui solo perchè quest’ultimo ha sempre tanta cocaina.

” Se sono stato con lui è per la cocaina, ne ha sempre tanta, e perché è una persona brillante, con tante conoscenze, e con il quale, grazie anche alla droga, facciamo conversazioni molto interessanti”, ha dichiarato Foffo. Manuel ha anche riferito agli inquirenti di aver visto dei video di stupri sul telefonino di Prato. 

Lo ha fatto sapendo che avrebbe potuto causargli chissà quale scompenso emotivo: Marco Prato assumeva un farmaco per i disturbi bipolari e del comportamento ormai da molti anni. Ma cinque giorni prima del delitto lo ha sospeso autonomamente, senza che il suo medico lo sapesse. Gli era stato dato da quando era in cura per la psiche sofferente, per la sua tendenza a spingersi oltre i limiti. E quando è stato ricoverato, dopo aver ingerito cinque flaconi di Minias nel tentativo di uccidersi, ne ha parlato alla psichiatra che lo ha visitato all’ospedale Pertini. Non era la prima volta che il pr aveva cercato di suicidarsi. Spesso precipitava nel malessere e il farmaco gli era stato dato proprio per contenere la sua tendenza all’impulsività. «Vado sempre in giro con gente assurda e in posti diversi quando devo farmi di cocaina – ha cercato di motivare le sue scelte davanti al medico – E comunque ho potuto fare il mio lavoro con successo per la mia grande qualità: la seduzione». «Io sono per gli eccessi e quando si supera il limite lo si fa perbene». Di limiti, dal 2 al 6 marzo, lui e Manuel Foffo ne hanno superati parecchi, uccidendo un ragazzo di 23 anni per il solo gusto di farlo. Ora dicono di essere pentiti, di voler espiare in ogni modo le colpe. Foffo tira fuori un antico rancore nei confronti del padre, si preoccupa per il fratello che dovrà fare i conti con «il suo nome per sempre», e piange: «Voglio pagare per quello che ho fatto».

IL PROGETTO Durante la giornata infernale ha detto all’amico Marco che se avesse avuto il padre davanti forse lo avrebbe ucciso, e che tutto quello che aveva fatto forse lo aveva fatto per vendicarsi di lui. Gli contesta di avergli preferito il fratello, di averlo estromesso dalla sua attività lavorativa «Per questo motivo – spiega al pm Francesco Scavo durante l’ultimo interrogatorio – ho deciso di iniziare da solo un progetto importante frutto dei miei lunghi studi. Un programma che consente di trovare in brevissimo tempo una promessa del calcio. Questo progetto non è ancora andato in porto a causa della mancanza della firma da parte del presidente della Figc. Avevo anche un progetto simile per i ristoranti, ma non è terminato». Di sua madre, Manuel parla poco. Sostiene di volerle bene, ma chiarisce che è fragile: «Credo abbia disturbi psichiatrici». La mamma è stata sentita cinque giorni fa dal pubblico ministero. È statoMarco Prato a tirarla in ballo nel suo verbale di interrogatorio: «Dopo il delitto – ha dichiarato – Manuel è sceso a casa della madre, al nono piano, per prendere degli stracci e del sapone per pulire tutto il sangue che c’era nell’appartamento. Era sporco di sangue anche lui, ma la madre non sembra essersene accorta, anche perché nello stesso giorno, a distanza di poche ore si sarebbe celebrato il funerale del fratello in Molise. Di questa amicizia tra Marco e Manuel, però, la mamma qualcosa doveva sapere, visto che è sempre Foffo a dichiarare a verbale, che «durante la permanenza in casa prima dell’omicidio, Prato ha preso da casa di mia madre un rossetto e un profumo». «Ricordo – ha aggiunto – che anche un’altra volta, precisamente a gennaio, aveva preso dei trucchi da casa di mia madre e si era truccato». Tutto questo senza che alcuno si accorgesse di quanto i due fossero sempre fuori di testa, stravolti da alcool e cocaina.

IL TRAVESTIMENTO Marco, poi, nei giorni dello sballo circolava anche vestito da donna. «Quando siamo usciti la mattina – è ancora il verbale di Foffo – siamo passati a Villa Borghese. Ma siamo andati via perché non abbiamo incontrato nessuno. Io non ero a conoscenza del fatto che lì vi fossero i gay. Marco era vestito da donna e, pur se guidavo io, era lui che mi indirizzava dove andare. Avevo paura di incontrare qualcuno, mi sarei vergognato se lo avessero visto combinato così. I genitori dei due arrestati insieme ad altri parenti verranno risentiti per ricostruire meglio la personalità dei giovani, accusati di avere torturato fino alla morte Varani. Il pm Francesco Scavo e i carabinieri stanno setacciando i tabulati dei telefoni per capire quante telefonate o messaggi i due avrebbero fatto alla vittima prima di attirarlo nella trappola mortale. La salma di Varani verrà dissequestrata in settimana per permettere i funerali.

Nel delitto che sembra rubato ad un film americano, si aggiunge un altro tassello che sembra importato da oltre oceano. Su Facebook nei giorni scorsi è stato creato un gruppo destinato a far discutere. Si chiama «Giustizia per Luca Varani» e chiede l’ergastolo per entrambi gli assassini del ragazzo. Su un post, l’ultimo pubblicato solo due giorni fa, si legge: «Questo è il banco di prova per la nostra società, per la nostra giustizia Italiana ovvero: questi 2 mostri hanno seviziato, torturato, picchiato, drogato e ucciso un ragazzo.

Se questi non si meritano l’ergastolo vuol dire che la giustizia italiana, la nostra società è in completo sfacelo, che siamo nel FarWest dove se vuoi la giustizia…». Il gruppo ha condiviso tra l’altro il messaggio in cui la conduttrice tv e giornalista Rita Dalla Chiesa ha chiesto alcuni giorni fa la pena dimorte per i due assassini del Collatino: «Se chiedessi la pena dimorte per questi maledetti mostri – scrive la conduttrice per anni volto della trasmissione Forum – la cosiddetta “intellighenzia”mi darebbe addosso. Bene, fatelo, fatelo tutti, perché io questa volta la vorrei. Fortissimamente la vorrei».

ROMA Vuole tornare in libertà Marco Prato, perché la vita dentro il carcere non somiglia neanche un po’ a quella a cui era abituato. Dopo poco più di dieci giorni dall’omicidio di Luca Varani, il pr delle serate gay, sente già stretta la cella di Regina Coeli. Il suo avvocato Pasquale Bartolo ha presentato istanza al Tribunale del riesame chiedendone la scarcerazione: ha confessato e non può più reiterare il reato né fuggire, è la tesi sostenuta. Mentre Michele Andreano, legale di Manuel Foffo, complice nel delitto, ha scelto di rinunciare alla richiesta, dopo aver convinto la famiglia che non fosse la strada più giusta da percorrere.

I RUOLI I carabinieri e il pm Francesco Scavo hanno in mano la confessione, sebbene i due cerchino di darsi la colpa l’uno con l’altro. Ma quello che ancora deve essere chiarito è chi abbia avuto un ruolo dominante nella scelta di uccidere Luca. Marco o Manuel? Il giovane mondano e bipolare che ha un volto davanti al gip e un altro davanti alla psichiatra dell’ospedale Pertini? O il ragazzo taciturno e introverso, che ha subìto le decisioni del padre e ha sviluppato un enorme rancore? Nella definizione di ruoli, che comunque non cambierebbero la situazione dal punto di vista del reato da contestare, si inserisce quello delle famiglie. A cominciare dalla madre di Foffo che, sentita nei giorni scorsi dai carabinieri, verrà riascoltata di nuovo oggi. «Mia madre non sta bene con la testa», ha detto di lei Manuel al pm. La signora non deve avere molto chiaro cosa sia successo, se ai carabinieri della caserma di piazza Dante ha dichiarato: «Quello in cui viviamo è un palazzo strano. Mio figlio non può essere un assassino. È stato qualcuno dei condomini».

LA CACCIA La mamma di Foffo rifiuta, dunque, di credere alla mattanza organizzata dai due giovani. Ignora i sospetti degli inquirenti e l’ipotesi che prima di uccidere Luca i due abbiano fatto una sorta di macabro casting inviando sms e inviti per selezionare la vittima. Avrebbero escluso alcuni, forse quelli del loro giro, e su Varani hanno scatenato la follia omicida. Su quel ragazzo di 23 anni che hanno attirato nella trappola con chissà quali promesse. Gli inquirenti stanno sentendo decine di persone per ricostruire proprio l’aspetto della selezione programmata. E questo potrebbe aprire la strada alla premeditazione, un’aggravante che il gip Riccardo Amoroso ha scelto di non contestare, ma che la procura ritiene sia ravvisabile nel delitto. Tra mercoledì 2 marzo e il giorno dell’omicidio, infatti, Foffo e Prato avrebbero invitato almeno due persone, potenziali vittime: Giacomo e Alex. Al primo hanno somministrato del sonnifero, mentre al secondo hanno offerto una bevanda alcolica e cocaina che però Alex ha rifiutato, ha preferito bere birra.

NUOVI INTERROGATORI Per questa ragione dopodomani il magistrato tornerà a interrogare Prato, cercando di ottenere un racconto circostanziato o, forse, una confessione piena. Davanti al gip, riferendosi a se stesso al femminile, Marco ha fornito la sua versione di quanto avvenuto nell’appartamento in via Igino Giordani, in cui, di fatto, il ruolo “guida” è ritagliato sul solo Foffo e in cui lui appare come un mero esecutore della volontà omicida del suo amico. I pm vogliono, invece, porre dei paletti e definire il quadro delle responsabilità dei due. Marco già con il gip ha effettuato una sorta di excursus sulla sua omosessualità non nascondendo i problematici rapporti con i genitori. Questi e i traumi forse legati all’orientamento sessuale appaiono oggi come un minimo comune denominatore tra i due massacratori del Collatino. Lo stesso Foffo, che verrà risentito domani, ha dichiarato che il “motore” della sua azione omicidiaria è forse legato alla volontà di uccidere il padre. Ieri, poi, i consulenti nominati dal gip hanno effettuato il prelievo per l’esame del Dna su Foffo in vista dell’ incidente probatorio. Oggi la salma di Luca sarà restituita alla famiglia. I funerali, probabilmente, saranno celebrati giovedì. CristianaMangani

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