Omicidio Marco Vannini: La moglie di Ciontoli ‘spostò’ i soldi per non risarcire i Vannini

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Abbiamo trovato la soluzione per evitare il sequestro cautelativo dei beni”. A pronunciare questa sconcertante frase è stata Maria Pezzillo, moglie di Antonio Ciontoli, il militare di Ladispoli, in provincia di Roma, che la sera del 17 maggio del 2015 ha ucciso Marco Vannini con un colpo di pistola. La donna, ignara di essere ascoltata dagli inquirenti, che avevano messo sotto controllo il suo telefono, ha riferito queste parole a un’amica nel corso di una sconvolgente telefonata avvenuta pochi giorni dopo il delitto. La signora
Pezzillo ha illustrato all’amica la strategia messa in atto da lei e dal marito per sottrarsi al sequestro preventivo di tutti i loro beni: un piano, come vedremo, fortunatamente fallito.

Di lì a poco, infatti, il giudice avrebbe potuto disporre il sequestro del conto corrente e di tutti gli immobili intestati ad Antonio Ciontoli in modo da garantire un risarcimento alla famiglia Vannini in caso di condanna del militare. In quel momento, l’unico indagato era proprio Antonio Ciontoli. Nessun altro componente della sua famiglia era stato ancora iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in omicidio volontario. E nemmeno Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli, era accusata del reato di omissione di soccorso. Qual è, allora, la “soluzione” studiata dalla signora Pezzillo, forse su suggerimento di un legale, per evitare il sequestro dei beni di famiglia e, quindi, per evitare di risarcire i parenti della vittima? Come compare nelle carte dell’inchiesta, la donna, dieci giorni dopo l’omicidio del povero Marco, prese appuntamento e poi si recò presso la filiale della Banca Nazionale del Lavoro di Ladispoli per prelevare tutti i soldi depositati su un conto corrente cointestato con il marito.

Il denaro venne immediatamente trasferito su un nuovo conto corrente, intestato solo a lei. Con questa “mossa”, Maria Pezzillo pensava di aver messo al sicuro tutti i loro soldi, dal momento che, come dicevamo prima, all’epoca non era indagata. Ebbene, si sbagliava. X Pochi mesi dopo, 0 infatti, il pubbli- ministero ha iscritto nel registro degli indagati anche lei, insieme con i suoi figli e con Viola Giorgini. Questo significa che in futuro i soldi spostati sul conto corrente intestato a lei potranno essere sequestrati dai giudici ed eventualmente utilizzati per risarcire la famiglia di Marco.

Per evitare altri “sorprese”, i genitori del bagnino ucciso hanno chiesto al giudice di disporre il sequestro preventivo dei beni riconducibili a tutti e cinque gli indagati. Tra questi beni, oltre ad alcuni conti correnti bancari, ci sono anche la casa di via Alcide De Gasperi, dove si è consumato il terribile delitto, il 50 per cento di un appartamento ubicato in provincia di Caserta e una quota di un’altra abitazione ereditata dalla Pezzillo. Oltre che di questi immobili, è stato chiesto il sequestro delle auto intestate ai Ciontoli. La famiglia Vannini farà di tutto per evitare che i Ciontoli escogitino altri piani per nascondere i beni e sottrarsi alle loro responsabilità.

Marina Conte, la mamma di Marco, preferisce non commentare questo clamoroso retroscena. Il suo dolore è troppo forte. Ha perso il suo unico figlio da nove mesi e non si dà pace per quello che è accaduto. Ci dice mamma Marina con le lacrime agli occhi: «L’udienza preliminare che c’è stata l’altro giorno è l’inizio di un lungo percorso giudiziario. Spero con tutto il cuore che mio figlio ottenga giustizia per quello che gli è stato fatto. Ogni giorno e ogni notte mi tornano in mente le urla strazianti di Marco, che chiedeva aiuto e nessuno muoveva un dito per salvarlo. Mi viene il voltastomaco pensare che nessuno ha chiamato l’ambulanza mentre mio figlio si agitava e soffriva. E mi fa rabbia pensare che le persone responsabili della sua orribile morte non abbiano mostrato il minimo pentimento per quello che hanno fatto. Non so più come definirli. Mi limito a dire che sono persone fredde, senza cuore e prive di coscienza. Eppure Marco voleva bene a tutti loro, e a parti invertite non si sarebbe mai comportato così».

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