Omicidio Marco Vannini, perchè l’hanno lasciato morire?

Schermata 2016-05-12 alle 13.29.02Marina ha tanti capelli e gli occhi pieni di lacrime, soprattutto quando sorride triste, parlando di suo figlio Marco. «Ecco, qui è sulla Ducati che voleva comperare: era il suo sogno», dice mentre indica su una foto un bel ragazzo felice a cavalcioni di una moto luccicante. Marco Vannini è andato a cena da i genitori della fidanzata, un anno fa. «E non è piu tornato», dice scuotendo la testa mamma Marina. Che ha tanl i I >uoni motivi per scuotere la testa. Il primo è che «dopo un anno ancora non so come sia morto veramente mio figlio».

Si ha certezza di un colpo di pistola e di un’agonia senza soccorsi. Ma la verità la stanno ricostruendo, con fatica, i magistrati inquirenti, mettendo assieme le schegge di questa tragedia. Le dovranno mostrare lunedì 23 maggio, in Corte d’Assise: sul banco degli imputati, con l’accusa di omicidio volontario, la famiglia Ciontoli, ovvero Mari ina, all’epoca la fidanzata di Marco, i genitori di Martina, il fratello Federico e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini, che è accusata solo di omissione di soccorso.

«NESSUNO DICE LA VERITÀ»

Celestino Gnazi, avvocato dei Vannini, riassume in un’immagine la situazione: «La verità qui la sa solo chi non la vuole raccontare. I Ciontoli hanno fatto quadrato, e ripetono granitici sempre la stessa versione, elementare e inverosimile. Ci sono intercettazioni ambientali nelle quali smentiscono le deposizioni rese. Ci sono tracce di polvere da sparo addosso a tre componenti della famiglia. Eppure raccontano sempre la stessa storiella: ad Antonio, il padre, sottufficiale della Marina in forza a un gruppo speciale, è partito un colpo per sbaglio, che ha ferito Marco. Nessuno della famiglia se n’è accorto, anche se erano nello stesso appartamento. Nessuno si è reso conto che Marco aveva bisogno di cure urgenti”.

«Non hanno chiamato i soccorsi perché Antonio Ciontoli riteneva che il proiettile fosse rimasto nella spalla e che la situazione non fosse grave», replica l’avvocato Andrea Miroli, legale della famiglia Ciontoli insieme con Pietro Messina. Che spiega: «Non siamo assolutamente d’accordo con la decisione di rinviare a giudizio per omicidio volontario la famiglia Ciontoli. Come prima cosa contestiamo il risultato della perizia medico legale per la quale Marco, se tempestivamente soccorso, si sarebbe potuto salvare. I nostri periti giungono a conclusioni completamente diverse: la gravità della ferita era tale che non si può sostenere che Marco si sarebbe salvato. Non solo, chi ha sparato, per una imperdonabile leggerezza, non poteva immaginare la traiettoria del proiettile, entrato nella spalla e arrivato fino al cuore».

DEPOSIZIONI INCONGRUENTI

Insomma, per la difesa si è trattato di un tragico incidente. Nulla di più. Restano le incongruenze delle deposizioni rispetto alle intercettazioni ambientali, il ritardo con il quale vengono allertati i soccorsi, le reticenze nel raccontare al personale sanitario la corretta dinamica del fatto. Tutti questi aspetti la difesa sostanzialmente li inserisce in un quadro di «sottovalutazione del problema e mancanza di lucidità nelle decisioni. Ma nulla che possa essere letto come una condotta da omicidio volontario». Un’accusa, lo ricordiamo, che riguarda non l’episodio dello sparo, ma la lentezza nel chiamare i soccorsi e le tragiche conseguenze che ha generato.

Una ricostruzione che alleggerisce molto la posizione dei congiunti di Antonio Ciontoli. «Chi ha sparato ha poi detto ai familiari che la ]listala era caricata a salve», puntualizza l’avvocato Miroli. «E gli altri hanno pensato che Marco fosse solo in preda a una crisi di panico. Anche perché dal foro di entrata del proiettile usciva pochissimo sangue».

Una versione credibile? Lo valuterà la corte, e in aula si partirà dai dati certi: quella maledetta sera, nella villetta dei Ciontoli, alla periferia di Ladispol i. un paesone cresciuto disordinato a Nord di Roma, Marco Vann ini urla e chiede aiuto. Marco ha in corpo un proiettile. È pari ito dalla pistola di Antonio Ciontoli. il padre di Martina. La pallottola, scoprirà l’autopsia, è entrata nella spalla e poi ha continuato il suo tragitto fino a lambire i I cuore. Secondo il perito del tribunale non ha leso irrimediabilmente gli organi vitali, ma ha causato un’emorragia. Marco sente le forze abbandonarlo e così urla, per il dolore e per lo spavento: sono le 23.30, è passato un quarto d’ora da quando è stato colpito, forse ha la lucidità di capi re che nessuno ancora ha chiamato i soccorsi, nemmeno Martina, la ragazza che da tre anni ama e che sta implorando con le ultime forze: «Marti scusami, Marti…». Siccome fa caldo, le finestre sono aperte, e così in tanti sentono le urla del ragazzo. Qualcuno ricorda di avere sentito delle urla, forse una lite, qualcun altro invece racconta di aver sentito un rumore forte e secco. Una vicina, infermiera, addirittura si affaccia dalla sua finestra. Chiede se può essere d’aiuto. Le viene risposto che se la possono cavare benissimo da soli.

IL RITARDO DEI SOCCORSI

La prima telefonata all’ambulanza arriva 20 minuti dopo che Marco è stato ferito, ma Federico Ciontoli, che è al telefono, a un certo punto farfugl ia all’operatore che tutto si sta risolvendo. Passano altri 20 minuti prima che venga eh iamata di nuovo l’ambulanza. Questa volta a telefonare è il padre, Antonio, e minimizza: «C’è un ragazzo che sta male, si è punto con un pettine…». Un banale incidente, un codice verde: l’ambulanza porta senza troppa urgenza Marco al centro di primo soccorso di Ladispoli, dove il medico di guardia capisce che la situazione è drammatica. Altro che pettine, Marco è ferito da un colpo di arma da fuoco, e non c’è da perdere un minuto. Un elicottero si alza in volo e trasporta il ragazzo al policlinico Gemelli, ma è troppo tardi e poco dopo le tre del mattino i medici non possono fare altro che constatarne la morte.

LE LITI CON MARTINA

Chissà quante volte la madre ha sgranato gli ultimi giorni di Marco come se fossero un rosario, cercando un segnale di pericolo, che colto per tempo le avrebbe permesso di salvare il suo ragazzo. Da questo esercizio doloroso emerge qualche episodio preciso: «Venti giorni prima che gli sparassero, Marco era tornato a casa turbato. Aveva litigato con Martina. Lei voleva andare in vacanza ad agosto, lui invece avrebbe preferito lavorare. Era intervenuta in difesa di Martina tutta la famiglia e alla fine i 1 padre, Antonio Ciontoli, aveva messo alla porta Marco: “Adesso te ne vai. Fuori da questa casa”. Quello tra lui e Martina», racconta la mamma, «era un legame forte. Praticamente convivevano. Erano giovani, e quindi non avevano una casa

loro, ma dormivano quasi ogni notte insieme qui a casa mia». Un ménage da adulti, alimentato dalle rinunce che la gelosa Martina esigeva. Marco, racconta sua madre, non era andato in gita scolastica a Praga perché lei glielo aveva vietato, così come aveva isolato Marco da amici e amiche. «Martina la adoravo, per questo mi sento tradita. La consideravo la figlia che non avevo mai avuto. Le perdonavo anche la gelosia ossessiva. Però dopo quella lite nella quale era stato messo alla porta, qualcosa si era incrinato. Marco era diventato diffidente». Marina si ferma un attimo e cerca le parole per raccontare un episodio preciso: «Anche se Martina si opponeva in ogni modo, mio figlio voleva ritentare il concorso per entrare nelle Forze armate. Pochi giorni prima era venuto da me e mi aveva detto che ci avrebbe provato, ma si era raccomandato di non dire niente ai Ciontoli. Marco, tempo prima, aveva già provato lo stesso concorso, e si era fatto aiutare dal padre di Martina che si era offerto di dargli una mano a raccogliere i documenti necessari e a controllare tutto. Alla fine però Marco non era stato ammesso perché uno dei certificati necessari era risultato scaduto. Credo cominciasse a pensare che quel vizio di forma che l’aveva escluso non fosse frutto del caso. Inoltre, durante la lite di cui parlavamo prima, i Ciontoli avevano detto chiaramente a Marco di lasciar perdere una volta per tutte la carriera militare, e di iscriversi a Economia e commercio». Insomma, Marco forse cominciava a pensare che il prezzo che doveva pagare per continuare a stare con Martina fosse troppo alto. Marina sospira forte: «Io me lo sento: la sera del 17 maggio Marco ha detto basta. Voleva chiudere ogni rapporto e per questo hanno litigato».

2 commenti

  1. SECONDO ME NON E’ STATO IL SIG. CIONTOLI, BENSI’ MARTINA. O CHE CON LA PISTOLA DEL PADRE GLI HA FATTO UNO STUPIDO SCHERZO, O CHE HANNO AVUTO UNA LITE DA FIDANZATINI E LEI HA CERCATO DI SPAVENTARLO; PERO’ E’ PARTITO ACCIDENTALMENTE UN COLPO. IL PADRE A MIO AVVISO LA STA SOLO COPRENDO.

  2. Gli ha detto bene alla famiglia ciontoli visto che la famiglia ddi marco vannini sono brave persone e oneste ,se avessero fatto questo a qualche famiglia del sud dei ciontoli adesso non se ne sarebbe trovato piu’ neanche il dna

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