Media Egiziani: Omicidio Regeni, il ricercatore ucciso dai Fratelli musulmani ma la Procura smentisce

Si torna a parlare ancora una volta di Giulio Regeni il giovane ricercatore trovato morto in Egitto al Cairo.Secondo le ultime novità, il giovane sarebbe stato ucciso dagli agenti segreti sotto copertura, probabilmente appartenenti alla confraternita terroristica dei Fratelli Musulmani, per imbarazzare il governo egiziano. La novità è stata annunciata nella giornata di ieri dal quotidiano filo governativo AlYoum7. «Sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli musulmani, per imbarazzare il governo egiziano», questo quanto si legge sul sul sito del quotidiano in questione dove tra l’altro si legge anche che gli inquirenti egiziani sarebbero molto vicini ad una svolta nel mistero della morte del ricercatore friuliano. La notizia però è stata smentita dal procuratore egiziano di Giza, Ahmed Naji il quale ha dichiarato che al momento le indagini sono incentrate per lo più sull’analisi degli spostamenti di Regeni e delle sue frequentazioni questo perchè non si sa ancora dove sia andato dopo essere uscito quel giorno da casa.

A rafforzare l’idea o meglio l’ipotesi del giornale vi è però la voce circolata la scorsa settimana riguardante i due arresti avvenuti la scorsa settimana di due soggetti, poi derubricati a semplici sospetti dalle stesse autorità egiziane.”Ci aspettiamo di capire che tipo di collaborazione possa arrivare dall’Egitto sulla vicenda Regeni, in particolare stiamo facendo pressioni per far sì che ci sia dialogo tra polizia locale, la loro autorità giudiziaria e i nostri uomini che sono lì, i Ros e la polizia”, ha dichiarato il Presidente Giacomo Stucchi dopo l’audizione a San Macuto del direttore dell’Aise, Alberto Manenti. Nel corso dell’audizione il capo degli oo7 avrebbe ancora confermato come Regeni non avesse davvero alcuna collaborazione con le loro agenzie di intelligence. Si ipotizza che il giovane ricercatore stesse effettuando delle ricerche utilizzate da altri. Ovviamente si tratta di illazioni, come ha dichiarato lo stesso Stucchi visto che niente di tutto ciò ad oggi è stato confermato.

“Manenti ha ricostruito, giorno per giorno, anzi ora per ora, la cronologia degli avvenimenti”, ripercorrendo “quanto accaduto dal momento della scomparsa di Regeni a quello del ritrovamento del corpo, nonché i contatti e le informazioni avute dall’ambasciata italiana e dai servizi”, ha dichiarato ancora Stucchi.Dunque riguardo le ultime novità bisogna capire se si tratta di un depistaggio o se in realtà vi è davvero qualcosa di concreto, e questo lo si saprà sicuramente nelle prossime ore. L’Italia intanto sembra essere ancora all’oscuro di tante cose soprattutto nulla è stato comunicato sulla possibile svolta nelle indagini. Anche nella giornata di oggi come ormai accade da diversi giorni gli investigatori italiani al Cairo sono rimasti in attesa degli atti dell’indagine raccolti dagli egiziani e promessi al team qui in Italia, ma purtroppoo ancora non sembra essere arrivato qualcosa.

Roma «La Procura egiziana si sta avvicinando all’identificazione del killer». L’annuncio arriva nel pomeriggio sul portale egiziano filogovernativo Youm7: «Giulio Regeni sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli musulmani, per imbarazzare il governo egiziano». Dopo aver indicato come possibile causa di morte del 28enne friulano l’incidente stradale, poi il festino gay finito male, poi la rapina e poi il semplice atto criminale, i media egiziani suonano così la grancassa di un ultimo cambio di pista. Ipotizzato sin dall’inizio perché punta proprio dritto contro i più aspri nemici del governo di Al Sisi.

Ma la stessa Procura di Giza, in serata, ieri, ha smentito le indiscrezioni: «Al momento ci stiamo concentrando sull’analisi dei suoi spostamenti e delle sue frequentazioni, questo perché non sappiamo ancora dove sia andato dopo essere uscito di casa il 25 gennaio scorso». Sarà stato davvero un abbaglio del quotidiano? Aspettano di capirlo gli ambienti investigativi e diplomatici italiani. Il ministro Paolo Gentiloni ha detto che non accetteremo una «verità di comodo». Una svolta non dimostrata potrebbe avere delle conseguenze sul piano dei rapporti tra il governo egiziano e il nostro. Giacché , come ha già dichiarato il premier Matteo Renzi «l’amicizia è possibile solo nella verità».

Invece in quindici giorni di indagini sul posto la nostra squadra investigativa ha ricevuto solo promesse di collaborazione dagli omologhi egiziani. Nessun elemento. Nè le immagini delle telecamere a circuito chiuso, che il Ros e lo Sco vorrebbe visionare anche se vuote. Nè i tabulati telefonici. Nè i risultati dell’autopsia egiziana. La «svolta», annunciata citava proprio quelle prove. «La Procura di Giza sud, guidata dal presidente Ahmed Naji — si legge sul portale —, sta portando avanti gli sforzi per svelare i misteri e le circostanze» della morte del ventottenne italiano, e parla di «importanti indizi raccolti dopo aver ricevuto il rapporto medico e un resoconto dalle chiamate in entrata e uscita». E aggiungeva che il team di indagine italiano «era in stretto contatto con l’ufficio del procuratore generale» egiziano, con l’obiettivo di «aggiornarsi sugli ultimi sviluppi dell’indagine» e per «metterli a confronto» con i risultati ottenuti da loro.

In realtà nemmeno ieri era giunto alcunché dalla squadra investigativa egiziana capeggiata da un poliziotto, Khaled Shala- by, condannato per aver torturato a morte, durante un interrogatorio, un arrestato.Intanto il caso si fa più spinoso anche in Italia. Di fronte al Copasir, il Comitato parlamentare per i servizi di sicurezza, il direttore dell’Aise, Alberto Manenti, secondo indiscrezioni, avrebbe detto di «non escludere» che i report di Giulio Regeni — sulla situazione sempre più tesa nel sindacato degli ambulanti critici con il regime — «possano essere stati utilizzate da servizi stranieri». Anche se ciò sarebbe avvenuto senza una sua consapevolezza. Perché, come ha riferito il presidente Copa- sir, Stucchi, «il direttore dell’Aise ha confermato che Regeni non aveva alcuna collaborazione di nessun tipo con le nostre agenzie di intelligence». Manenti avrebbe anche detto che poco prima dell’omicidio di Regeni, ricercatori britannici e americani erano stati rimpatriati e al loro arrivo avevano riferito di violenze subite.Manenti ha parlato di «coincidenza» per la sua presenza al Cairo il giorno del ritrovamento. E ha ricostruito «ora per ora» cosa ha fatto la nostra intelligence in quei giorni di buio, fino al 3 febbraio, quando il corpo è stato ritrovato. «Gli egiziani — ha concluso Stucchi — hanno commesso errori incredibili».

Giulio Regeni «sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli Musulmani, per imbarazzare il governo egiziano». La nuova pista sul mistero del ricercatore italiano barbaramente ucciso a Giza viene da al-Youm 7: un giornale egiziano molto filo-governativo, secondo il quale gli inquirenti egiziani sarebbero ormai vicini a una svolta decisiva nelle indagini.

L’ipotesi, in realtà, era stata fatta da parecchi analisti. In effetti, in teoria l’idea di un cadavere buttato di mezzo alla eccellente cooperazione tra Renzi e al-Sisi e agli 850 miliardi di metri cubi di gas scoperti dal- l’Eni nell’off-shore egiziano suonerebbe più convincente che non una vendetta paranoica dei Servizi del regime ai danni di un poveraccio i cui articoli, almeno a quel che ha poi pubblicato il Manifesto, non suonano in realtà più incendiari rispetto alla media di quelche sull’Egitto scrive qualunque giornalista professionista. Altri giornalisti stranieri so – no d’altronde finiti in Egitto sotto processo e in carcere: ma alla luce del sole, e i sospetti di sparizioni hanno riguardato unicamente egiziani.

Diverso se effettivamente Regeni avesse svolto attività di intelligence, come pure è stato ipotizzato. Ma sono stati gli stessi parenti e conoscenti del ragazzo a escluderlo. In realtà, se poi sulla stampa italiana la pista che è prevalsa è stata quella della repressione di regime le autorità egiziane non hanno da incolpare se non sé stesse, per quella prima allucinante dichiarazione sulla morte per «incidente stradale». Il problema è che quella dichiarazione il titolare delle indagini Khaled Shalabi la fece proprio in un’intervista allo stesso al-Youm 7.

Insomma, non è che si tratti di una fonte da prendere proprio per oro colato. Si può notare che la stessa terminologia «agenti segreti appartenenti ai Fratelli Musulmani» è alquanto pasticciata: si è agenti segreti se si appartiene a un’intelligence statuale, se no si è terroristi! Né la svolta delle indagini è stata ancora stata comunicata al team di investigatori italiani mandato al Cairo. Sono “fonti italiane” presumibilmente legate a quel team ad aver spiegato che la storia dei due arrestati poi derubricati a sospetti della scorsa settimana è semplicemente quella di un tentativo delle autorità egiziane di offrire in pasto due colpevoli prefabbricati di cui però le nostre autorità non hanno voluto saperne niente.

E questa stessa indiscrezione va letta anche in chiave di risposta irritata per il modo in cui il team, malgrado la rogatoria e i molti giorni passati in Egitto, ancora non ha ricevuto dagli inquirenti locali la copia degli atti dell’indagine che era stata pro – messa. Si parla del verbale dell’autopsia: secretato. Dei verbali delle testimonianze raccolte finora: idem. Delle immagini delle telecamere della stazione di Bothooth, della fermata Mohamed Naguib e dei negozi lungo la via in cui abitava: gli egiziani dicono che o non sono più disponibili o sono inutili, ma gli italiani vogliono verificare di persona.

Stavolta, assicura al-Youm 7, starebbero per venire tirate fuori non solo le risultanze del rapporto medico legale sul corpo di Regeni, ma anche quello degli operatori di telefo – nia sulle chiamate in entrata e in uscita dal suo cellulare. Insomma, dice il sito, «i servizi di sicurezza e le varie autorità competenti stanno intensificando gli sforzi e raccogliendo tutti gli elementi possibili per giungere a capire quanto accaduto e chiarirne la dinamica».

Una ricostruzione “ora per ora” su quanto avvenuto tra la sparizione di Giulio il 25 gennaio ed il ritrovamento del corpo il 3 febbraio è stata intanto fatta davanti al Copasir dal direttore dell’Aise Alberto Manenti, che in quei giorni si trovava al Cairo: anche se non mandato apposta per fare pressione sulCairo come è stato ipotizzato. Manenti ha anche escluso che ci fosse mai stato alcun rapporto tra Regeni e i Servizi italiani, né ci sono a momento elementi per pensare che Regeni sia caduto in un “gioco di spie” di altri governi

Certo però che se pure le autorità egiziane non sono colpevoli di sequestro e omicidio, per lo meno qualche problema di efficienza lo devono avere, secondo lo stesso Stucchi. «Gli egiziani hanno commesso errori incredibili» ha commentato il presidente del Copasir Stucchi, tornando ad auspicare che «sia garantita piena collaborazione ai nostri investigatori che si trovano al Cairo». In Egitto, ha aggiunto, «la polizia non è gestita in modo efficace e corretto, c’è una mancanza di dialogo al suo interno e con gli altri corpi di sicurezza».

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