Omicidio Serena Mollicone, potrebbe arrivare a una svolta grazie alle dichiarazioni di una testimone che allora non fu ascoltata

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Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore La signora Mottola mi chiese espressamente di pulire un appartamento della caserma con dell’acido muriatico. Mi disse che c’erano delle macchie di umidità che non sarebbero andate via con detersivi normali. Mi disse che dovevo fare subito, perché quell’appartamento vuoto, e di lì a poco doveva essere occupato da un nuovo inquilino”. Queste sono le dichiarazioni rese da Rosa Mirarchi, addetta alle pulizie della caserma di Arce, in provincia di Frosinone, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne scomparsa il 1° giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo tra le sterpaglie in località Fonte Cupa, nelle campagne intorno a Fontana Liri. La testimonianza di Rosa Mirarchi risale a circa 15 anni fa, ma alle sue parole non era mai stata data una grossa importanza.

Nei giorni scorsi, però, la famiglia Mollicone ha recuperato questa fondamentale testimonianza e l’ha inse rita nel documento con cui si è opposta all’archiviazione del caso. Gli inquirenti, accogliendo la richiesta della famiglia, hanno quindi ritenuto necessario e doveroso effettuare un nuovo sopralluogo nella caserma dei carabinieri di Arce, proprio dove sarebbe avvenuto il delitto. In base alle ricostruzioni degli investigatori, infatti, la povera Serena non sarebbe mai uscita viva da quella caserma. Per questo sono state indagate per omicidio volontario e occultamento di cadavere tre persone: Franco Mottola, allora comandante della stazione dei carabinieri, la moglie Anna Maria Mottola e il figlio Marco. Dopo il delitto, fu proprio Anna Maria Mottola a chiedere alla donna delle pulizie di pulire rapidamente quelle stanze con l’acido muriatico. Perché tutta questa fretta?

Il procuratore della Repubblica, Luciano D’Emmanuele, è determinato a scoprire i colpevoli del delitto e assicurarli alla giustizia. Dice D’Emmanuele a Giallo: «Stiamo rivisitando tutto il materiale investigativo raccolto in questi anni. Stiamo effettuando quindi una rilettura del caso ad oggi non ancora risolto. Abbiamo avviato una serie di attività e confidiamo nei risultati scientifici che ci saranno consegnati dal Ris. Siamo tornati nella caserma di Arce e abbiamo cercato nuove tracce genetiche. I consulenti che abbiamo nominato non escludono che dopo tutti questi anni possano essere rinvenute delle tracce biologiche, laddove ovviamente siano state lasciate. Riteniamo che le dichiarazioni della donne delle pulizie siano molto interessanti».

Gli inquirenti continuano a considerare fondamentali anche le dichiarazioni rese nel 2008 da Santino Tuzi, un brigadiere dei carabinieri in servizio nella caserma di Arce. L’uomo disse: «Ho visto entrare in caserma Serena Mollicone, ma non l’ho più vista uscire». Tre giorni dopo essere
dello stato ascoltato, il brigadiere si tolse la vita. Di lì a poco avrebbe dovuto essere sottoposto a un confronto con il maresciallo oggi indagato per omicidio insieme con la moglie e il figlio.

Ma c’è un altro elemento su cui punteranno le nuove indagini. A spiegarlo sono stati gli stessi inquirenti: «È necessario un nuovo esame circa la compatibilità tra le fratture craniche riportate dalla ragazza e l’azione eventualmente consistita nell’impatto della testa su una superficie dura. Si rammenterà, infatti, come all’interno di uno degli alloggi della caserma fosse presente una porta che risultava esser stata rotta all’altezza di circa 1.50 – 1.60 metri, mediante un urto violento. Una delle ipotesi investigative percorse è che il capo della ragazza sia stato violentemente portato a collisione con la suddetta porta, così scaturendone il decesso. Cosa che, sempre secondo il costrutto accusatorio, giustificherebbe non solo la presenza della porta rotta, ma anche l’utilizzo da parte di Rosa Mirarchi, su indicazione di Anna Maria Mottola, di acido muriatico per pulire i locali (trattasi dell’unico elemento chimico in grado di eliminare tracce ematiche)».

Le considerazioni degli inquirenti, anche se espresse qui in linguaggio strettamente giuridico, sono molto chiare. Su una delle porte della caserma c’è un segno simile a quello di una testata a un’altezza compatibile con quella di Serena. Ragione per cui è necessario verificare se esistono ancora tracce che possono in qualche modo confermare che la ragazza sia morta proprio a causa di un violento colpo alla testa, come testimoniano le fratture al cranio, contro quella porta. Questo, inoltre, come sottolineato ancora dagli inquirenti, spiegherebbe l’urgenza di pulire subito l’appartamento.

Il giudice l’ha scritto a chiare lettere: «La posizione dei tre Mottola merita più attenzione. Dall’insieme dei dati raccolti su può infatti desumere in primo luogo come Serena si sia verosimilmente portata presso la caserma dei carabinieri di Arce, dove si trovava l’alloggio di servizio al tempo occupato dalla famiglia Mottola. Ciò avvenne intorno alle ore 11, cosa che si desume dal complesso delle dichiarazioni rese da Tu- zi, Rosa Mirarchi e dal Suprano. Nonché da una intercettazione ambientale». La procura ha quindi chiesto l’aiuto dei carabinieri del Ris di Roma, che hanno effettuato accertamenti irripetibili nella caserma. Gli uomini del capitano Cesare Rapone, insieme con il medico legale Cristina Cattaneo, lo stessa che ha effettuato gli accertamenti nel caso di Yara Gambirasio, hanno passato al setaccio le stanze al piano terra, anche con l’uso del luminol, il reagente in grado di evidenziare la presenza di tracce di sangue.

A breve conosceremo i risultati. Da ultimo, il pubblico ministero ha anche giustamente sottolineato come le tracce vegetali rinvenute su uno degli indumenti di Serena Mollicone (il cosiddetto lichene), pur non potendo costituire un elemento esclusivo a carico degli indagati, non possano non rivestire una qualche valenza dimostrativa. Si tratta infatti di vegetali compatibili con quelli presenti anche nei dintorni della caserma di Arce.

2 COMMENTS

  1. perché all’epoca non hanno fato il loro dovere al dovere,? e logico, hanno coperto un omicidio, vergogna.,!! leggimi per favore, aiutatemi, io pure sono vittima delle divise, dei magistrati, generali e politici e avv. corrotti, la corruzione regna sovrana. 06/79321704

  2. mA e chiaro che quando vengono toccate alte cariche dello stato tutti arrivano in suo soccorso.. depistano infangano e manomettono ogni cosa cane non morde cane.Guardate antonio ciontoli ha ammazzato un ragazzo di venti anni quando e’ uscito dall’interrogatorio sembrava un politico con la scorta dieci macchine delle forze dell’ordine ad accompagnarlo bella robba e io pago!

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