Omicidio di Seriate, coltello trovato in una siepe presunta arma del delitto: adesso si cercano tracce di DNA

download-1Un coltello con delle tracce sarebbe stato trovato in una siepe nei pressi della casa di Gianna Del Gaudio, la professoressa uccisa a Seriate il 26 agosto scorso. Arrivano ulteriori aggiornamenti in merito all’omicidio di Seriate: all’interno del sacchetto ritrovato, fra il 6 e l’8 ottobre, in una siepe tra via Monte Cornagera e via Presanella, a circa 400 metri dalla casa in cui è avvenuto l’omicidio, erapresente un grosso taglierino sporco di sangue e un paio di guanti in lattice.

Se l’arma del delitto è stata trovata, resta comunque aperto il giallo sulla collana che la vittima indossava sempre e che sembra sparita nel nulla. Il ritrovamento risalirebbe alla settimana scorsa ma la notizia è stata diffusa solo ora dall’inviata Mediaset Ilaria Pelle, che avrebbe avuto anche la conferma da parte del procuratore capo di Bergamo, Walter Mapelli. Presenterebbe delle tracce ritenute interessanti dagli inquirenti e ora al vaglio dei Ris. In questo momento ci stiamo concentrando sulla ricerca di impronte digitali; in modo particolare se queste impronte, nel caso che se ne trovino, siano impronte insanguinate.

I reperti sotto esame sono sicuramente importanti. Nel caso che sul taglierino o su altri reperti si trovasse traccia dell’odierno indagato, potrebbe essere che questo Dna si sia ‘trasferito’ dal sacchetto al taglierino“, ha dichiarato Giorgio Portera, consulente della difesa di Antonio Tizzani, marito della vittima. E’ probabile che il taglierino sia l’arma del delitto.

Sono trascorsi quasi due mesi da quando, il 26 agosto del 2016 all’interno della villetta sita nello specifico nella piazza Madonna della Neve, a Seriate, comune italiano di 25.291 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia, è stata uccisa o meglio ancora sgozzata Gianna Del Gaudio, ex insegnante di lettere di 63 anni. Il mistero della morte dell’ex insegnante sembra però destinato a risolversi molto presto, o almeno questa è la speranza, soprattutto in seguito al ritrovamento, nei primi giorni del mese di ottobre, di un sacchetto di plastica in una siepe situata nello specifico tra via Monte Cornagera e via Presanella, non distante dalla villetta all’interno della quale è avvenuto l’omicidio, situata a 400 metri. All’interno di tale sacchetto di plastica vi si trovavano un taglierino sporco di sangue e dei guanti in lattice e secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che proprio la busta in questione all’interno della quale vi si trovavano tali oggetti rimandi proprio ad un esercizio commerciale frequentato dalla vittima.

Il vicino che racconta delle urla e di un litigio pochi minuti prima dell’omicidio. Il rapporto coniugale turbolento e i referti del pronto soccorso che a intermittenza fotografano ossa rotte, traumi alla faccia, ferite a una gamba, ma che stando alla paziente sarebbero l’epilogo di «incidenti domestici». Poi la gelosia dell’indagato nei confronti della moglie, ultimamente infuocata dalla presenza costante di un collega di lei. Un professore del quale Gianna aveva parlalo allo stesso marito come di un «caro amico». Si frequentavano per motivi di lavoro. Infine, nel cosiddetto giallo di Seriate, ci sarebbe quell’ incappucciato (per chi indaga improbabile) sorpreso a frugare nella borsetta della signora, dopo averla sgozzata. Senza però rubare niente e riuscendo a entrare e uscire dalla casa del delitto indisturbato.

E lungo la via di fuga indicata dal testimone: ossia il capostazione in pensione Antonio Tizzani di anni 66, indagato per l’omicidio della consorte. Lei, Gianna Del Gaudio di 63, era una insegnante di lettere. Lui ripete di essere innocente e re sta a piede libero nella casa del figlio Paolo. Il nucleo investigativo di Bergamo guidato dal procuratore Massimo Mapelli, infatti non gli credono. U parlano di «incongruenze» fra quanto raccontato da Antonio Lizzani e ciò che invece sarebbe accaduto nella villetta di via Madone Delle Nevi a Seriate (Bergamo).

Gianna che muore con un taglio alla gola mentre il marito (a suo dire) annaffia le piante a cinque metri da lei. Lui insiste nel dire di non essere stato e giura di avere sorpreso l’assassino in casa senza però riuscire a fermarlo. Dato che questi sarebbe scappato dal vialetto che corre sul retro, sfuggendo anche alle telecamere. I carabinieri non credono alla versione del marito, stando al quale, il carnefice ladro si sarebbe portato via anche l’arma del delitto. Un coltello di almeno trenta centimetri che i militari cercano da quasi due mesi.Da quel 27 agosto, di lame sospette ne sono stati trovate e sequestrate in gran quantità: a casa dell’indagato e della vittima dove accaduto il fatto. Nell’abitazione del figlio di questi e anche in un marsupio del ferroviere sospettato. Nessuna di queste è però risultata compatibile. Gli esami dei carabinieri del Ris (cominciati da pochissimi giorni) nelle ultime ore sono tutti diretti su un nuovo coltello.

È spuntato dieci giorni fa da una siepe a ridosso della villetta del delitto. Lo ha visto un uomo che passeggiava da quelle parti. Una lama vecchia, arrugginita. Il procuratore Mapelli spiega che i carabinieri la stanno esaminando. Se è l’arma del delitto, presto si saprà. Intanto in Procura si vocifera dell’intenzione di stringere sull’indagato. Non tanto sulla base degli esami scientifici, ma alla luce sia del suo racconto, sia di quanto riferito da testimoni che descrivono liti frequenti fra Antonio e Gianna.

A verbale ci sono le parole di una collega della professoressa. La signora Fioretta: “Gianna veniva spesso a scuola con qualche botta. Una volta arrivò con una gamba fasciata, disse che la ferita se l’era fatta in casa, ma nessuno le aveva creduto». «Gianna», aggiunge Fioretta, «parlava spesso della gelosia del marito, e l’assurdo è che la giustificava perché la faceva sentire come il primo giorno che si erano fidanzati».

Mia luce di quanto accaduto, i referti e il racconto dei testimoni diventano elementi rilevanti in questa inchiesta costellata da indizi. Basteranno per incarcerare l’ex ferroviere? L’uomo ha consegnato vestiti puliti, anche i braccialetti e gli anelli che aveva la notte del delitto, sono immacolati. Tizzani ha anche il conforto dei figli Paolo e Mario: questi la sera dell’omicidio era a cena proprio dai genitori. Mario racconta di una serata uguale a tante altre. Nei giorni scorsi, Elena Foresti, coniuge di Paolo, se n’è invece andata di casa. La signora, che ospita il suocero indagato, aveva messo a verbale di un uomo incappucciato che nelle notti precedenti l’omicidio la tormentava suonando al citofono. Salvo poi ritrattare: «Ho inventato questa storia per attirare l’attenzione di mio marito quando la notte mi lasciava a casa da sola ad accudite i bambini».

Ancora un caso di femminicidio è quello che ha avuto luogo nella notte di venerdì 26 agosto 2016 a Seriate, comune italiano di 25.291 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia, dove una donna di 63 anni è stata trovata priva di vita all’interno della propria villetta sita nello specifico nella via Montecampione.

 

E a proposito di tali ritrovamenti si è espresso Giorgio Portera, ovvero il legale di Antonio Tizzani, il quale ha rilasciato la seguente intervista “I reperti ritrovati sono fondamentali. E’ molto probabile che il taglierino sia l’arma del delitto. Il medico legale farà le sue valutazioni. Adesso dobbiamo concentrarci sulla ricerca di impronte digitali e, nel caso se ne trovino, è importante che queste siano impronte insanguinate”. Portera, genetista del Dipartimento di biotecnologie mediche dell’Università Statale di Milano ha poi proseguito il suo intervento sulla delicata vicenda sostenendo che al momento sono anche in corso i dovuti accertamenti tecnici sul taglierino trovato all’interno della busta di plastica posizionata sotto la siepe e i dovuti accertamenti del sacchetto stesso, concludendo poi “Quindi gli accertamenti genetici che ne verranno fuori dovranno essere interpretati alla luce di questo importante dettaglio. Nel caso in cui sul taglierino o su altro reperti ci fossero tracce del DNA dell’indagato, potrebbe essere anche che questo DNA si sia trasferito dal sacchetto al taglierino”. 

 

Insomma, sono davvero molte le tracce e gli inquirenti non negano che potrebbe essere molto vicina la soluzione del caso che, come precedentemente anticipato, ha assunto ogni giorno sempre più i contorni del giallo. Sugli esami attualmente in corso sul taglierino, busta in plastica e guanti in lattice trovati sotto la siepe sono appunto in corso i dovuti accertamenti, a proposito dei quali si è espresso il procuratore generale di Bergamo Walter Mapelli, il quale ha nello specifico affermato “Le novità che arrivano dal laboratorio di Parma devono essere discusse e comunicate alla difesa. Una svolta nel senso o nell’altro può essere da questi reperti importanti. I risultati arriveranno all’inizio di settimana prossima”. Non ci rimane dunque che rimanere in attesa dei risultati degli accertamenti ai quali sono stati sottoposti gli oggetti precedentemente citati ma è opportuno precisare che Antonio Tizzani, marito della vittima, resta per ora l’unico indagato, ma a piede libero.

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