Roma, caso Stefano Cucchi, la Cassazione afferma: ‘Picchiato dai carabinieri, ingiustificabile l’inerzia dei medici’

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Sono trascorsi più di sei anni da quando, il 22 ottobre del 2009 il trentenne Stefano Cucchi è morto durante la custodia cautelare. E proprio questo rappresenta uno dei casi di cronaca nera maggiormente discusso e che ha coinvolto nello specifico alcuni medici del carcere di Regina Coeli, alcuni agenti di polizia penitenziaria e ancora alcuni carabinieri.

Ecco che proprio nel corso della giornata di ieri, la Cassazione ha depositato 57 pagine di motivazioni con cui sono stati spiegati i motivi per i quali lo scorso 15 dicembre è stata annullata l’assoluzione di cinque medici dell’ospedale Pertini dove il trentenne era stato ricoverato e dove successivamente è deceduto. Secondo la Cassazione, dunque, è da considerare “Ingiustificabile l’inerzia dei medici e illogico non aver fatto nuova perizia” sottolineando inoltre che “Non sono state fornite spiegazioni esaustive e convincenti del decesso di Stefano Cucchi”. A proposito di quest’ultimo punto, ecco che nel corso del processo bis oltre ad ssere accertata quella che è stata la causa della morte del giovane Stefano Cucchi, dovrà anche essere accertata quella che è l’organizzazione della struttura in cui il giovane si trovava ricoverato ponendo particolare attenzione ai ruoli e allo stesso tempo alle sfere di competenza dei medici coinvolti nella terribile vicenda.

Inoltre, nel documento depositato dalla Cassazione è possibile leggere che non va in alcun modo dimenticato che “il medico che, all’interno di una struttura di tal genere, riveste funzioni apicali è titolare di un pregnante obbligo di garanzia ed è, pertanto, tenuto a garantire la correttezza delle diagnosi effettuate e delle terapie praticate ai pazienti”. La Cassazione inoltre, nel documento consegnato ieri in cui vengono illustrate le motivazioni dell’annullamento delle assoluzioni dei cinque medici che avrebbero dovuto curare Stefano Cucchi, afferma inoltre che proprio tali medici avevano, nei confronti del giovane deceduto, una posizione di garanzia per cui “il loro primo dovere era diagnosticare con precisione la sua patologia anche in presenza di una situazione complessa che non può giustificare l’inerzia del sanitario o il suo errore diagnostico”. La Cassazione inoltre ha escluso che il giovane Stefano Cucchi sia stato picchiato dalla polizia penitenziaria ma al contrario sembrerebbe essere stato picchiato proprio da alcuni militari appartenenti all’arma dei carabinieri  date le “plurime deposizioni di fondamentale importanza secondo le quali il giovane sarebbe stato aggredito da appartenenti all’arma dei carabinieri” e dunque proprio prima che il giovane venisse“, preso in carico dagli agenti di polizia penitenziaria tratti a giudizio”.

A tal proposito, data l’esclusione da parte della Cassazione del coinvolgimento della Polizia Penitenziaria è stato respinto il ricorso del pm proprio contro il proscioglimento dei tre agenti precedentemente coinvolti. La sorella di Stefano Cucchi ha dichiarato di essere molto soddisfatta sottolineando come, la loro intenzione e dunque il ricorso effettuato, aveva come unico obiettivo proprio quello di dimostrare che era sbagliato parlare di lesioni ma che al contrario, nel caso della morte del fratello Stefano, bisogna parlare di omicidio preterintenzionale.

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