Omicidio Teresa e Trifone, la fidanzata di Giosuè: ” Temo di averlo istigato ad uccidere”

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Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore – pensare che quando i militari della caserma dove lavorava mio figlio sono venuti ad Adelfia per il funerale di mio figlio, ho fatto entrare Ruotolo in casa mia. La casa in cui il mio Trifone è cresciuto. Aveva fatto il picchetto d’onore insieme ad altri militari e quella sera volevo offrirgli una pizza. Era il 25 marzo. Ricordo come se fosse ora che era armato: a ripensarci, avrebbe potuto spararci ed eliminarci tutti. Solo oggi che lo hanno arrestato mi sento al sicuro”. Con queste parole Francesco Ragone, il papà di Trifone, commenta con Giallo l’arresto di Giosuè Ruotolo, il presunto assassino di suo figlio. Dopo quasi un anno di indagini, gli inquirenti hanno finalmente arrestato il presunto omicida dei fidanzati Teresa Costanza, 30 anni, e Trifone Ragone, 28 anni, freddati il 17 marzo 2015 nel parcheggio del Palasport di Pordenone. Giosuè Ruotolo, commilitone ed ex coinquilino di Trifone è stato portato nel carcere di Belluno con l’accusa di duplice omicidio. Per la sua fidanzata, Rosaria Patrone, il giudice ha invece disposto gli arresti domiciliari nella sua casa di Somma Vesuviana.

La giovane, accusata di favoreggiamento, avrebbe mentito per coprire il fidanzato. Non solo: confidò a un’amica: «Ho addirittura pensato di aver istigato Giosuè a uccidere Trifone». Leggerete i dettagli di queste sue confessioni nelle pagine seguenti, confessioni che sono state rese a verbale proprio dall’amica e che costituiscono un pesante indizio contro entrambi. Ecco come il giudice per le indagini preliminari, nell’ordinanza di arresto, descrive Giosuè: «Ruotolo manifesta una personalità equivoca e contraddittoria che associa lucidi disegni con azioni anche irrazionali realizzate con estrema temerarietà senza remora alcuna per il rischio commesso. Ruotolo ha agito in assenza di qualsiasi senso morale, assoluta indifferenza e freddezza. È un soggetto altamente pericoloso di elevata capacità criminale». Come avete letto in tutti questi mesi su Giallo, gli inquirenti avevano già raccolto numerosissimi indizi a carico di Giosuè.

Le indagini hanno però permesso loro di scoprire, finalmente, il movente che ha armato la mano assassina di Giosuè. Interrogando i suoi coinquilini, infatti, gli investigatori hanno scoperto che, qualche mese prima del delitto, lui e Trifone avevano litigato furiosamente. Il motivo? Trifone aveva scoperto che i messaggi e gli insulti ricevuti dalla sua fidanzata Teresa erano stati spediti proprio da Giosuè Ruotolo, che – come hanno poi accertato gli inquirenti – aveva addirittura creato un profilo anonimo su Facebook. Trifone aveva dunque deciso di affrontare Giosuè e i due si erano visti proprio nel parcheggio del Palasport di Pordenone. La discussione tra i due era stata molto violenta e Trifone e Giosuè erano venuti alle mani. Trifone lo aveva colpito al volto, ferendolo. Il militare aveva poi minacciato il suo ex coinquilino di denunciarlo. Ed era stata proprio questa la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Giosuè e Trifone, infatti, avevano fatto entrambi richiesta di ammissione alla Guardia di Finanza e una denuncia avrebbe fortemente compromesso la possibilità di Giosuè di essere ammesso.

Per questo, una volta tornato a casa, aveva comunicato ai suoi due coinquilini, Sergio Romano e Daniele Renna, che si sarebbe vendicato. I due giovani, pur sapendo da mesi di queste minacce, le hanno raccontate agli inquirenti solo lo scorso gennaio. Potete leggere le loro dichiarazioni, in esclusiva, nella pagina seguente. Fondamentali per l’arresto di Ruotolo sono state le riprese delle telecamere posizionate vicino al Palasport. L’ordinanza di arresto conferma che Giosuè era convinto che queste telecamere non fossero funzionanti. Per questo, forse, agisce con tanta superficialità. Gli inquirenti hanno accertato che Teresa e Trifone sono usciti dalla palestra alle ore 19,45. In quegli istanti vengono notati nel parcheggio da Maurizio M., il runner di cui Giallo, vi aveva già parlato nei mesi scorsi, che sta facendo jogging intorno alla palestra. Un altro testimone, amico della coppia, nota un’Audi A3 sempre nel parcheggio della palestra. È l’auto di Giosuè Ruotolo. Come potete vedere dalle foto esclusive pubblicate in queste pagine, questa stessa auto viene ripresa alle 19.50 sulla strada che dalla palestra porta al parco del San Valentino.

Esattamente venti secondi dopo la stessa telecamera rileva il passaggio del runner che incrocia l’Audi A3 di Ruotolo. Dunque, Teresa e Trifone sono stati uccisi proprio nell’arco di quei 5 minuti, dalle 19.45 alle 19.50. E a ucciderli, come vi abbiamo già raccontato su Giallo, sarebbe stato proprio Giosuè, che poi avrebbe gettato l’arma del delitto nel laghetto del parco del San Valentino.
I carabinieri della sezione crimini violenti del Ros, al comando del colonnello Paolo Vincenzoni, hanno visualizzato 5mila e 40 ore di registrazioni video e analizzato tra i 10 e i 13 milioni di contatti telefonici per un totale di 8 miliardi di byte. Analizzando computer e telefoni di Giosuè, inoltre, gli inquirenti hanno appurato che, in più occasioni, il militare ha tentato di cancellare informazioni e dati che avrebbero potuto incastrarlo. Si legge nell’ordinanza di arresto: «Particolare attenzione merita la cancellazione dalla cartella “Note” dell’indirizzo “via Chioggia n.8 e n.9”, dove sorge una casa disabitata posta vicino al palazzo dove si sono trasferiti Trifone e Teresa». Forse Giosuè si era appostato per controllare i fidanzati proprio da quella casa.

Giosuè tentò di cancellare anche numerosi messaggi della fidanzata Rosaria. Tra questi, ce ne sono 30, definiti dal gip “deliranti”, in cui Rosaria Patrone finge di essere sua madre, sua sorella o il suo avvocato. Come si legge nell’ordinanza di arresto, in questi sms inviati al fidanzato Giosuè la giovane sostiene di aver subito: «Emorragie cerebrali, ematomi al cervello, ricoveri in coma con rischio per il feto di cui sarebbe stata gravida, arresti cardiaci, morbo di Parkinson, ricoveri in rianimazione, emorragie interne, un decesso, il ricovero in obitorio per gli accertamenti di legge e seguente funerale cui si aggiunge il suo arresto eseguito dalla polizia». Messaggi che cessano proprio dopo il 17 marzo 2015, il giorno dell’omicidio di Teresa e Trifone, «a evidenziare l’immediata e profonda censura che da tale giorno si verifica tra i due». Conclude papà Francesco Ruotalo, senza riuscire a trattenere l’emozione: «Mio figlio ha sottovalutato Giosuè. Certo, perché avrebbe dovuto temere di essere ucciso dal suo amico? Mio figlio è stato un eroe: fino all’ultimo istante ha cercato di proteggere la sua fidanzata. Quando Giosuè Ruotolo è entrato nell’auto per sparare, Trifone si è preoccupato di coprire Teresa, ma non ce l’ha fatta. Ricordo il mio adorato figlio come un vero guerriero, che fino all’ultimo istante della sua vita ha tentato di salvare la donna che amava alla follia».

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