Omicidio Yara Gambirasio: Il Dna, il furgone e nessun alibi, Bossetti è stato inchiodato cosi

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bossetti.omicidio.yaraIl DNA sui vestiti di Yara, il suo furgone immortalato nei pressi della palestra frequentata dalla 13enne e nessun alibi. Sono questi gli elementi che hanno incastrato Massimo Bossetti. In attesa della sentenza di oggi “Giallo” fa il punto sulla situazione.
Durante le indagini, più volte, il muratore ha parlato di complotto e di prove pilotate contro di lui ma durante il processo è stato scientificamente smentito, in modo particolare dalla prova del DNA. Anche le prove con i filmati del furgone, secondo i giudici, non lasciano molto all’interpretazione e da alcuni frame emergerebbe  anche la figura di Yara. La stessa moglie, Marita, avrebbe aiutato a incastrarlo dicendo di non avere idea dove si trovasse le ore in cui la 13enne è scomparsa.

Le indagini su Bossetti sembrano incastrarlo, ma il muratore ha continuato a ribadire la sua innocenza e la sua calma, come riporta il suo avvocato. Domani in mattinata la sentenza che potrebbe costargli anche l’ergastolo.

Contro Massimo Bossetti ci sono numerosi indizi di colpevolezza in merito all’omicidio di Yara Gambira- sio. Il suo Dna è stato trovato all’interno degli indumenti intimi della ragazzina. Il suo furgone è stato immortalato intorno alla palestra frequentata da Yara poco prima e subito dopo la scomparsa della ginnasta. Inoltre, l’indagato non ha un alibi per la sera in cui è stato commesso l’omicidio”.

Sono questi, per i giudici, gli indizi più schiaccianti a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, 45 anni, il muratore di Mapello (Bergamo) sulla cui testa pende l’accusa più grave e infamante: l’uccisione di un povera bambina indifesa durante un tentativo di violenza sessuale. Bossetti è a processo per l’omicidio volontario e aggravato di Yara Gambi- rasio, avvenuto il 26 novembre del 2010. Contro il carpentiere edile, come avete letto in questi anni su Giallo, ci sono numerosissimi indizi di colpevolezza, tre dei quali a dir poco clamorosi.

Partiamo proprio da questi tre. Sui pantaloni e all’interno delle mutandine di Yara è stata isolata una traccia biologica (forse sangue) dalla quale è stato estratto il Dna nucleare. Quest’ultimo ha dato esito certo: appartiene a Ignoto 1, cioè a Massimo Bossetti. Per la Procura il Dna nucleare vale come una prova inconfutabile e al 99,99999987% appartiene al muratore di Mapello. Come ha fatto il suo Dna a finire su Yara se, come ha sempre detto Bossetti, lui e la ginnasta non si conoscevano? Per i giudici questa è la prova decisiva che ad aggredire la 13enne è stato proprio il muratore, il quale si sarebbe ferito con un coltello durante le concitate fasi dell’aggressione. Durante le indagini Bossetti ha parlato di un complotto contro di lui. Ha detto: Qualcuno ha rovesciato il mio sangue su Yara per incolparmi di un delitto che non ho commesso». Ma durante il processo è stato scientificamente provato che solo il killer può aver lasciato il suo Dna all’interno degli indumenti intimi della piccola.

Passiamo al secondo clamoroso indizio. Contro Bossetti ci sono anche i numerosi filmati che lo ritraggono nei pressi della palestra di Yara nei momenti cruciali della sua scomparsa. Per i giudici quelle immagini collocano il muratore, senza ombra di dubbio, sulla scena del crimine. L’I- veco di Bossetti è stato ripreso da tre impianti mentre girava intorno alla palestra per ben 47 minuti. Erano circa le 18 quando Bossetti è arrivato in zona e, per non destare troppi sospetti sostando davanti alla palestra, ha iniziato un “giro dell’orrore” intorno al centro sportivo. Alle 18.00.56 il furgone è stato ripreso dalla telecamera di un distributore di benzina.

Cinque minuti dopo lo stesso Iveco è stato immortalato dalla telecamera di una banca. Alle 18.19 è stata ancora la telecamera del benzinaio a riprendere il mezzo cassonato. Alle 18.35 il furgone è stato ripreso dalla telecamera dell’azienda “Polynt” per poi riapparire alle 18.40. Dieci minuti dopo, la telecamera della “Polynt” ha ripreso ancora il furgone del carpentiere. È proprio in questi minuti che il killer ha adescato Yara e l’hafatta salire sul suo furgone. In un successivo fotogramma, infatti, si vedeva l’Iveco procedere in direzione opposta. Per i giudici, all’interno del mezzo, c’era la povera Yara in balìa del suo aguzzino. Gli inquirenti non hanno dubbi che quello fosse proprio l’autocarro di Bossetti perché ne hanno analizzati migliaia dello stesso modello, ma nessuno era compatibile con quello immortalato la sera del delitto. Nessuno tranne, appunto, quello del muratore arrestato.

Eccoci, quindi, al terzo schiacciante indizio: l’assenza di un alibi. Bossetti ha tentato di giustificare la sua presenza in quei luoghi con alcuni appuntamenti di lavoro fissati per il pomeriggio
del 26 novembre 2010. Aveva detto di essere andato dalla commercialista, dal falegname, dal meccanico e dal fratello Fabio, ma nessuno di loro ha confermato la circostanza durante
i numerosi interrogatori a cui sono stati sottoposti. Inoltre, la moglie Marita in un colloquio in carcere disse a Bossetti: «Non mi hai mai detto che cosa hai fatto quella sera… E io non me lo ricordo».

Insomma, il muratore non ha un alibi. Fin qui gli indizi più clamorosi, ma ce ne sono molti altri. Vediamoli in sintesi. Bossetti ha sempre negato di conoscere Yara, ma durante il processo una testimone ha raccontato di averli visti in macchina insieme due mesi prima dell’omicidio. Un altro testimone ha detto che sia Yara che Bossetti facevano la spesa nel suo supermercato
a Brembate: è lì che si erano conosciuti? Due ragazzine bergamasche hanno denunciato di essere state avvicinate da un uomo molto somigliante a Bossetti che alla guida di un furgone come il suo
aveva cercato di convincerle a salire a bordo. A proposito del furgone, sugli abiti di Yara sono state individuate minuscole fibre colorate riconducibili al tessuto di cui sono fatti i sedili
dell’Iveco di Bossetti. Altri filamenti, anche questi rinvenuti sulla povera ragazzina quando fu ritrovata nel campo di Chignolo, proverrebbero invece da una coperta rossa sequestrata a casa del muratore.

Ma sui vestiti della vittima non c’erano solo fibre, ma anche numero se particelle sferiche costituite principalmente da ferro, la cui presenza era abbondante sugli stessi sedili. Si tratta di piccolissimi detriti, invisibili a occhio nudo, provenienti da ambienti legati all’edilizia. Come hanno fatto a finire sugli abiti, in particolar modo sul giubbotto, della piccola Yara? Bossetti, inoltre, nei mesi successivi alla scomparsa di Yara e prima che ritrovassero il suo corpo, è tornato a Chignolo d’Isola, nei pressi del campo dell’aggressione. In questa zona ha acquistato un metro cubo di
sabbia: voleva forse usarlo per coprire il cadavere? Tra gli indizi contro il carpentiere di Mapello anche le bugie sul suo matrimonio, descritto come idilliaco e invece molto burrascoso, le ricerche
a sfondo pedopornografico fatte con il suo computer. Infine, ci sono le lettere a dir poco scabrose che si è scambiato in carcere con una detenuta e che contengono dettagli riconducibili
proprio alle ricerche fatte con il suo pc su ragazzine di 13 anni, cioè l’età che aveva la povera Yara quando fu adescata, aggredita e lasciata morire.

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