Omicidio Yara Gambirasio, processo Massimo Bossetti: Il pm chiede la massima pena ed isolamento diurno 6 mesi

Omicidio Yara Gambirasio, il pm chiede l'ergastolo ed isolamento diurno 6 mesi per Massimo Bossetti

Condanna all’ergastolo con sei mesi di isolamento diurno,è questa la pena richiesta dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri per Massimo Bossetti, unico imputato nel processo sull’omicidio di Yara Gambirasio. Bossetti è accusato di aver ucciso la piccola Yara e dunque di omicidio volontario pluriaggravato e calunnia ai danni di un collega di lavoro. “Non vi è alcun dubbio – ha dichiarato – che l’omicidio sia volontario. Abbandonandola in quel campo si è causata volontariamente la morte” della 13enne di Brembate di Sopra, ha dichiarato il pubblico ministero che dopo ben 12 ore ha contestato le aggravanti delle sevizie e della crudeltà nei confronti di Bossetti appunto. Un uomo che ha mentito tutta la vita, uno che non ha avuto nessun atteggiamento collaborativo in tutti questi mesi, un uomo capace di infierire su una tredicenne indifesa e di abbandonarla agonizzante in un campo isolato in una notte d’inverno, sono queste le motivazioni che sostanzialmente hanno portato il pm Letizia Ruggeri a chiedere l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno per Massimo Bossetti.

«Bossetti ha voluto cagionare le lesioni, ha voluto abbandonare Yara agonizzante, in un campo, dove non era possibile trovarla. Ha infierito sulla ragazza, ha voluto infliggere sofferenze aggiuntive. Sappiamo che Yara è morta dopo un’agonia particolarmente lunga», ha dichiarato ancora il pm. Secondo le ricostruzioni di quanto accaduto , Bossetti avrebbe aggredito Yara nel campo di Chignolo d’Isola, colpendola alla nuca allo zigomo sinistro ed alla mandibola destra, poi l’avrebbe ferita con un’arma da taglio alla gola, ai polsi, sulla gamba destra, al busto ed alla schiena. «La presenza di acetone e di adrenalina nel corpo indicano che ha subìto uno forte stress, dovuto anche al freddo. Era sola, era al buio. Deve avere provato paura e dolore», ha sottolineato ancora il pm.”Sicuramente ha adoperato sevizie e crudeltà” e ha praticato “una condotta non solo funzionale al delitto ma con la volontà di causare sofferenze”, ha continuato il pm.

Emerge – ha insistito il pubblico ministero – la volontà di affliggere sofferenza aggiuntiva. Si è voluto arrecare particolare dolore. E si è riusciti nell’intento perché la ragazza è morta dopo un’agonia particolarmente lunga”. In questo caso relativo al delitto di Yara non è possibile individuare un movente certo secondo il pm Ruggeri. La testimonianza di un passante che racconta di avere visto un furgone a tutta velocità svoltare da via Locatelli a via Morlotti, alle 18.40, è significativa per l’accusa perché collocherebbe il punto del contatto tra la vittima e l’assassino proprio in via Morlotti, cioè nella strada che sta tra la palestra e la casa dei Gambirasio.In quella via quella sera e proprio in quell’ora non ci sarebbe stato nessuno, mentre in via Rampinelli ci sarebbe stata una famiglia che stava cambiando la gomma di un’auto, dunque se il contatto fosse avvenuto la, avrebbero sicuramente visto qualcosa.

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