La moglie di Giovanni Bossetti, Marita Comi, al suo arrivo in Tribunale, Bergamo, 24 Febbraio 2016. ANSA/ PAOLO MAGNI
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Omicidio Yara Gambirasio, la moglie di Bossetti dice: “Andavo io sui siti pornografici, ma non ho mai cercato ragazze 13enni”


Le ricerche a sfondo sessuale sul computer le facevo io. Oppure le facevamo io e mio marito, insieme. Cercavo di tutto su Internet. Quelle con la parola tredicenne, però, non le ho digitate io”.
A pronunciare queste sconvolgenti parole è stata Marita Comi, 41 anni, la moglie di Massimo Bossetti, presunto killer di Yara Gambirasio. Le ha dette ai giudici della Corte d Assise di Bergamo, dove è in corso il processo a carico del marito, accusato del più orrendo e infamante dei crimini: l’uccisione di una bambina inerme. Marita ha pronunciato queste parole sotto giuramento. Avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, come hanno fatto Ester Arzuffi e Fabio Bossetti, rispettivamente mamma e fratello dell’imputato.

Lei, invece, ha scelto di rispondere a tutte le domande, accettando così di mettere a nudo il suo privato. E tra queste domande, ce ne sono state alcune riferite alle numerosissime ricerche molto “imbarazzanti” fatte con i computer di casa Bossetti. Centinaia di siti Internet (potete leggere la lista completa in un riquadro che pubblichiamo nelle pagine seguenti), elencati uno a uno dall’avvocato Enrico Pelillo, legale della famiglia Gambirasio.

Come dicevamo, Marita, a sorpresa, si è assunta la responsabilità delle ricerche di foto e video “proibiti”. Ha detto: «Sì, digitavo tutto io, quando ero sola in casa. Oppure quando ero insieme con mio marito». Quindi Marita, con un colpo di scena che nessuno si aspettava, si è assunta la responsabilità di molte ricerche. Lo ha fatto per “alleggerire” la posizione del marito? Inoltre, ammesso che sia vero che alcune ricerche le abbia fatte proprio lei, come fa a essere così sicura del fatto che Bossetti non ne abbia fatte altre quando lui era in casa da solo? Ma l’interrogativo più inquietante è un altro: facendo certe dichiarazioni, Marita ha mentito? Se così fosse, rischierebbe una condanna molto pesante, in quanto il reato di falsa testimonianza è punito fino a sei anni di reclusione (ce ne parla l’avvocato Daniele Bocciolini in un riquadro a parte).

Ma di una cosa si è certi, perché è la stessa Marita ad ammetterlo: non è stata lei a fare le ricerche a sfondo sessuale su ragazzine 13enni. La sua difesa, quindi, è diventata implicitamente un’accusa, perché pur assumendosi la responsabilità di alcune ricerche, non ha “scagionato” il marito riguardo a quelle pedopornografiche. Cioè le più gravi, perché rimandano a ragazzine dell’età di Yara, che quando fu uccisa aveva proprio 13 anni. Le sue parole hanno suscitato una comprensibile e piccata reazione da parte di Antonella Bertoja, il presidente della Corte. Ha detto il giudice Bertoja: «Mi scusi signora Marita, lei adesso ci dice di aver fatto queste ricerche, ma durante i colloqui in carcere con suo marito, ha sempre detto di non averle fatte».

Poi ha aggiunto: «Se né lei né suo marito avete cercato “tredicenni per sesso” sul computer, allora chi è stato?». Marita a queste domande non ha saputo rispondere. Così come è rimasta in silenzio quando le è stato fatto notare che una delle ricerche è stata fatta mentre Bossetti era in casa da solo, come emerso dai tabulati telefonici. Ma qual era l’oggetto di queste ricerche? Giallo pubblica uno stralcio delle conclusioni a cui sono arrivati i periti che hanno analizzato i computer di Bossetti. Si tratta di documenti importantissimi, perché confermano un interesse morboso nei confronti delle minorenni. Fanno parte di tutte le carte dell’indagine prodotte in aula come prove.

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