Omicidio Yara Gambirasio, le lettere scambiate tra Bossetti e la detenuta Gina finisco in aula al processo

Omicidio Yara Gambirasio, le lettere scambiate tra Bossetti e la detenuta Gina a processo

Vi avevamo già parlato delle lettere scambiate in carcere tra Massimo Bossetti, indagato per aver ucciso la piccola Yara Gambirasio, ed una detenuta di nome Gina. Adesso sembra che queste lettere potrebbero essere acquisite nel processo in corso a Bergamo, richiesta tra l’altro formulata durante la scorsa udienza dal pubblico ministero durante la scorsa udienza dal pubblico ministero Letizia Ruggeri.

Bisogna acquisirle tutte, per intero e nell’originale”, ha dichiarato in aula proprio questa mattina l’avvocato Paolo Camporini. Stando a quanto aggiunto dal legale, si tratterebbe di una corrispondenza tra due persone adulte in carcere mai avvenuta, e per questo tali lettere devono essere obbligatoriamente contestualizzate e risultano essere la trasposizione di una affettività compromessa dal carcere.

Stando a quanto riferito dal legale di Bossetti, Massimo avrebbe con Gina un rapporto che non ha però alcun tipo di collegamento con le ricerche fatte sul computer dell’imputato. Nelle lettere, Massimo Bossetti, però continua a sostenere la sua innocenza, e continua ad avere fiducia nei giudici e spende delle parole positive anche nei confronti della vittima.

Per quanto riguarda invece la richiesta di una consulenza sull’autocarro e quella medico legale, la difesa ha dichiarato: “Se la Corte ritiene che us questi punti ci siano dei dubbi può dotarsi di periti”. 

Gina è una detenuta del carcere di Gleno, come Massimo Bossetti. Non si sono mai incrociati, nemmeno negli spostamenti all’ora d’aria, ma tra i due intercorre da tempo una fitta corrispondenza. Lettere scabrose che ora fanno parte degli atti: la pm Letizia Ruggeri ha chiesto di acquisirne cinque, la difesa ha replicato che, affinché siano contestualizzate, venga preso in considerazione l’intero carteggio. E il  giudice ha accolto l’istanza.
Il nome della misteriosa detenuta è spuntato durante la deposizione in aula di Marita Comi, la moglie del muratore. «Lei sa qualcosa dei rapporti di suo marito con una certa Gina?», chiede a sorpresa la pm. «No, non ne so nulla», risponde la donna. Correggendosi subito: «Ah sì, quella delle lettere…». I difensori la bloccano, la domanda viene ritenuta inammissibile. La storia resta confinata in un angolo del processo fino a quanto la pm chiede l’acquisizione delle missive e si scopre il motivo: si tratta di lettere hot, nelle quali il carpentiere confida diversi dettagli sulle sue preferenze sessuali.

Con Gina, Bossetti è esplicito nelle descrizioni di ciò che gli piace e a suscitare l’interesse degli investigatori è la corrispondenza tra i gusti dell’imputato e le ricerche in rete scovate nel computer di casa. «Si tratta di lettere sintomo di una situazione affettiva compromessa», afferma l’avvocato Paolo Camporini. «Siamo nell’ambito di un rapporto tra adulti che non contiene riferimenti alle ricerche nei computer, come sostiene l’accusa. Se serve per delineare la personalità dell’imputato, in quelle lettere vi è una ripetuta proclamazione di innocenza e di fiducia nei giudici. Vi sono anche parole riguardanti la vittima che, se non sincere, non avrebbero senso, dal momento che Bossetti stava intrattenendo una corrispondenza con una persona che non aveva mai conosciuto». La posta del muratore di Mapello non è più passata al setaccio come nei primi mesi di carcere, quando occupava una cella singola. Ora le lettere vengono aperte davanti a lui, ma solo per verificare che nella busta non ci sia qualcosa di proibito. Il mittente però è balzato agli occhi e ora la corrispondenza tra Massimo e Gina fa parte del procedimento.

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