Omicidio Yara Gambirasio, lettera anonima: “Assolvete Bossetti, minacce e proiettili ai giudici”

Omicidio Yara Gambirasio, tra i testimoni chiamati dalla difesa spunta il figlio di BossettiFonte: Settimanale Giallo di Laura Marinaro – Assolvete Bossetti! È innocente”. Una lettera di questo tono è stata indirizzata alla Corte d’Assise del Tribunale di Bergamo, dove da quasi un anno si sta celebrando il processo contro Massimo Bossetti, 45 anni, presunto assassino della piccola Yara Gambirasio. La busta, con all’interno due proiettili, conteneva minacce e insulti sia nei confronti di Antonella Bertoja, presidente della Corte, sia nei confronti del pubblico ministero Letizia Ruggeri. Quest’ultimo è il giudice dell’accusa che, come vi abbiamo riferito sullo scorso numero di Giallo, ha chiesto l’ergastolo per il muratore di Mapello.

Sono stati i dipendenti del centro di smistamento postale di Redona (Bergamo) ad accorgersi della lettera anonima, chiamando la polizia. La Squadra Mobile della Questura di Bergamo è intervenuta immediatamente, sequestrando la busta. All’interno di questa, oltre ai due proiettili, c’era una lettera di sostegno all’imputato, scritta in stampatello e con diversi errori di ortografia. Anche la scritta sulla busta era in stampatello, impressa con un pennarello nero. Uno dei due proiettili, calibro 9, aveva una lunghezza di circa tre centimetri, l’altro era leggermente più piccolo. L’autore della lettera anonima si schiera apertamente a sostegno di Massimo Bossetti e usa parole pesanti e offensive nei confronti della presidente della Corte, Antonella Bertoja, e del pubblico ministero Letizia Ruggeri. Le frasi farneticanti e minacciose, con attacchi personali ai due magistrati, fanno pensare all’opera di un mitomane. La lettera è tuttora al vaglio degli inquirenti, che la stanno analizzando. Non vi sarebbero impronte digitali né sulla busta, né sulle due pallottole.

La lettera è stata recapitata proprio nel giorno in cui gli avvocati dei Gambirasio chiedevano la condanna di Bossetti e un risarcimento milionario. L’ultima udienza, infatti, è stata tra le più drammatiche dell’intero processo. L’avvocato Andrea Pezzotta, imo degli avvocati dei Gambirasio, si è rivolto con queste drammatiche parole all’imputato: «Bossetti, ci dica come sono andate veramente le cose! Lei è un uomo tormentato, si liberi la coscienza, così potrà vivere meglio. È lei che deve decidere e non le resta molto tempo». Durante l’udienza, infatti, hanno preso la parola quelle che in termini tecnici si chiamano parti civili. Sono stati interventi segnati da una grande tensione emotiva. Gli avvocati Pezzotta ed Enrico Pelillo hanno ripercorso le tappe della vicenda, focalizzandosi sugli indizi che incastrano il muratore e sul movente del delitto, che per gli avvocati è passionale. Ci sono stati momenti di tensione in aula quando Pelillo si è rivolto all’imputato con queste parole: «È vero che è andata così, Bossetti? È vero?». Il muratore ha scosso la testa e ha risposto: «Non è vero!».

Ha poi aggiunto Pelillo: «Il movente è chiaro e limpido, di natura sessuale. Le ricerche pedopomografiche trovate sul computer sono state fatte sicuramente da lui e confermano come Bossetti sia un predatore sessuale: perfino in cella ha intrattenuto ima corrispondenza a dir poco “scabrosa” con un’altra detenuta». Con questa frase il legale ha fatto riferimento alle lettere che Bossetti si è scambiato con la detenuta Gina. Lettere che Giallo ha pubblicato in esclusiva le scorse settimane e di cui potete vedere uno stralcio sotto. Ma non c’è stato solo questo. In aula si è parlato ancora ima volta della prova regina contro Bossetti: il suo Dna trovato addosso alla vittima. Ha detto Pelillo: «La prova del Dna è storica e inossidabile. È un macigno per Bossetti, è la sua firma. Ma le prove sono tante: non ho mai visto un’indagine scientifica così inconfutabile». Sia Pelillo che il collega Andrea Pezzotta hanno poi accusato Marita

Comi, moglie del carpentiere. Hanno detto: «Marita ha sempre avuto un atteggiamento reticente. Disse in aula di aver fatto lei le ricerche a sfondo sessuale con il computer. Sappiamo che non fri così».

Come avete letto, in questa drammatica udienza, si è parlato soprattutto di Yara. Ed è calato il gelo in aula quando sono stati ripercorsi gli ultimi attimi di vita della povera ragazzina. Alle terribili parole pronunciate dai due avvocati ha fatto seguito un assordante silenzio. I legali, infine, hanno chiesto un risarcimento di quasi 3 milioni e 250mila per i genitori e la sorella di Yara. Ma qualunque cifra, anche milionaria, non potrà mai restituire la piccola alla sua famiglia, che da sei anni non trova pace.

Durante l’udienza ha parlato anche l’avvocato Carlotta Biffi, legale di Massimo Maggioni. Maggioni è l’operaio che Bossetti additò come possibile assassino di Yara. Il legale ha quantificato in 100mila euro l’entità del risarcimento per il suo assistito, calunniato dal muratore. Per questo reato il pm aveva chiesto alla Corte una condanna a 5 anni e 4 mesi, oltre all’ergastolo per l’omicidio volontario aggravato di Yara. Durante la lunga requisito-ria, il magistrato aveva parlato anche del luogo in cui la piccola sarebbe stata adescata, cioè via Morlotti, la strada che conduce alla villetta dei Gambirasio. L’aggressione, quindi, non sarebbe avvenuta davanti alla palestra, ma lungo una stradina ancora più buia e isolata.

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