Omicidio Yara Gambirasio: respinta per la decima volta la richiesta di scarcerazione di Bossetti

Per fare delle analisi [scientifiche su reperti sottoposti a indagine non si lavora come in lavanderia…”. Sono le durissime parole rivolte dal pm Letizia Ruggeri all’ingegner Vittorio Cianci, consulente della difesa di Massimo Bossetti, presunto killer di Yara Gambirasio. L’esperto è stato chiamato a illustrare in aula gli esiti degli esami effettuati su alcune fibre trovate addosso alla ragazzina. Al processo contro il muratore si è parlato ancora di questi reperti. Come vi abbiamo riferito la scorsa settimana, i Ris hanno stabilito che i microfilamenti rinvenuti sui pantaloni e sul giubbotto della piccola Yara sono riconducibili al tessuto di cui sono fatti i sedili del furgone del muratore. Per i giudici, è la prova che la sera in cui fu uccisa Yara salì sul camioncino di Bossetti. La difesa dell’imputato non la pensa così e si è rivolta all’ingegner Cianci, il quale in aula ha provato a smontare la tesi dell’accusa riguardo alle fibre.

Ha detto Cianci: «In alcuni casi non c’è “sovrapponibilità” fra le fibre trovate sul corpo della ragazzina e quelle del furgone. Sulla base della mia perizia, le fibre non si possono dunque comparare e non c’è compatibilità per quanto riguarda il colore». L’esperto ha poi contestato il metodo utilizzato dai Ris per la raccolta dei campioni, fatto con le cosiddette “strip”, cioè delle strisce adesive sulle quali sono rimasti appiccicati i filamenti. Secondo l’ingegnere, occorreva uno strumento più preciso per effettuare questi rilievi. Infine, il consulente ha criticato la scelta di ingrandire al microscopio 100 volte le fibre anziché 500 volte, in modo da avere un risultato più affidabile.

Il pubblico ministero Letizia Ruggeri, durante il “controesame”, ha smontato punto per punto queste perizie.Ha detto il magistrato in aula: «Prima di tutto la società per cui lavora lei ha un certificato scaduto. Inoltre, lei ha portato documenti falsi, privi di valenza scientifica, e li “contrabbanda” in aula». Il pm usa proprio la parola “contrabbanda”, scatendando la dura reazione degb avvocati di Bossetti. La Ruggeri ha poi fatto notare che Cianci è responsabile di un laboratorio tessile che si occupa di anahsi di tessuti a scopo industriale, e non di indagini forensi. È sì consulente del Tribunale di Treviso, ma solo per reati di contraffazione. In ambito forense, invece, non ha esperienza.

Ha continuato il pm Ruggeri: «In anahsi forense ingrandire cento volte un reperto è più che sufficiente, quindi non serviva un ingrandimento maggiore. Le fibre, inoltre, durante un’indagine si acquisiscono con gli “strip” adesivi. Lo fanno tutte le Polizie del mondo. Come fa il consulente a non saperlo? Nelle analisi forensi non si lavora come per le lavanderie…Inoltre, agli esami sul furgone di Bossetti hanno preso parte anche i consulenti della difesa, lo sa questo lei?». Nella seconda parte dell’udienza si è parlato delle sferette metalliche trovate sui vestiti di Yara e intorno al cadavere. Per gli inquirenti sono identiche a quelle rinvenute in quantità massiccia sul furgone di Bossetti.

Sull’argomento è stato sentito Maurizio Donghi, colonnello dei Ris. Ha detto Donghi: «Le sferette ferrose sono state trasferite su Yara per contatto e sono riconducili al mondo dell’edilizia. Sul furgone c’era una quantità di sferette dello stesso tipo, anche se non è stato possibile analizzarle chimicamente perché dopo 4 anni non avrebbe avuto senso». Intanto, i giudici hanno respinto per la decima volta la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa di Bossetti. I suoi avvocati avevano chiesto che il muratore fosse trasferito ai domiciliari con il braccialetto elettronico, sottolineando come non ci fosse più il rischio di reiterazione del reato. Il Tribunale del Riesame ha detto di no.

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