Osservato il primo pianeta con tre soli: sempre illuminato, giovane e gigante

This artist's impression shows a view of the triple star system HD 131399 from close to the giant planet orbiting in the system. The planet is known as HD 131399Ab and appears at the lower-left of the picture. Located about 320 light-years from Earth in the constellation of Centaurus (The Centaur), HD 131399Ab is about 16 million years old, making it also one of the youngest exoplanets discovered to date, and one of very few directly-imaged planets. With a temperature of around 580 degrees Celsius and having an estimated mass of four Jupiter masses, it is also one of the coldest and least massive directly-imaged exoplanets.

La notizia buona di oggi è che gli astronomi hanno trovato un pianeta più grande della Terra, nella costellazione del Centauro. Quella cattiva? Sono in realtà due: non è la prima volta che capita, e la distanza da noi è piuttosto proibitiva: 320 anni luce.Fanno più o meno 3.027.000.000.000 chilometri. Abbastanza distante da Equitalia, ma non così facile da raggiungere da diventare un paradiso fiscale. Diciamo che possiamo confinarla nel campo delle notizie interessanti ma che — salvo sorprese — non ci cambieranno la vita.

L’ha trovato un’equipe di astronomi guidata dall’Università dell’Arizona usando lo strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (European Southern Observatory) in Cile. Detto così può sembrare complicato, ma in questi tempi di globalizzazione spinta anche la ricerca astronomica si adegua. Fra parentesi, questo è il primo pianeta trovato da SPHERE (il che avrà fatto tirare un grosso sospiro di sollievo a qualche manager dell’ESO).

Il pianeta, chiamato con il nome poco glamorous di HD i3i399Ab, orbita intorno a un sistema triplo di stelle. Anche questa non è una novità: sono già stati trovati diversi altri pianeti con tre Soli. È un pianeta giovane, per il concetto di età degli astronomi: sedici milioni di anni. È anche uno dei pochi pianeti al di fuori del sistema solare che sia stato possibile fotografare. Dipende dal fatto che, anche nello spazio, più un oggetto è grosso, più è facile fotografarlo di lontano. E HD 131399 Ab (urge trovargli un nome più attraente) è decisamente grosso. È quattro volte più grande di Giove, che a sua volta è undici volte più grande della Terra.

La sua orbita dovrebbe essere instabile a causa dei complessi campi gravitazionali, e causare l’espulsione del pianeta dal suo affollato sistema solare. Il fatto che ciò non avvenga è un possibile indizio che sistemi del genere possono essere più comuni di quanto si immaginasse. E pensare che quando nel 1977 uscì nei cinema il primo episodio di «Star Wars» gli spettatori rimasero a bocca aperta vedendo i due Soli di Tatooine, il pianeta di Luke Skywalker. Come spesso accade, la realtà supera la fantasia. HD 131399Ab di Soli ne ha addirittura tre, visibili contemporaneamente in cielo per tutta la durata dell’orbita del pianeta, che è di 550 anni.

Se il pianeta fosse abitato, i suoi improbabili nativi avrebbero probabilmente grossi problemi con gli oroscopi, ma non con l’ora della sveglia, dato che, stando agli scienziati, il movimento delle tre stelle produrrebbe una sola alba e un solo tramonto al giorno: insomma, un lato del pianeta illuminato ed uno in ombra, come sulla Terra. Oppure, secondo un’altra ipotesi, potrebbe produrre tre albe e tre tramonti al giorno: pensate che occasione per gli innamorati. L’elevata temperatura (580 gradi Celsius) e il fatto che non sembra avere una superficie solida fanno sì che HD 131399Ab abbia peraltro un interesse più scientifico che pratico.

Il primo autore umano a descrivere un pianeta che orbita attorno a due stelle fu l’americano Hal Clement nel lontano 1953, con «Mission of Gravi- ty» (edizione italiana: «Stella doppia 61 Cygni», 1954). Il protagonista del suo romanzo era Barlennan, un nativo del pianeta Mesklin, popolato da forme di vita basate sul metano anziché sul carbonio. Il romanzo di Clement non era frutto di pura fantasia: si basava sulla scoperta, avvenuta nel 1942, del primo sistema solare binario. Gli astronomi americani, basandosi sulla variazione nelle orbite delle due stelle del sistema solare 61 Cygni, avevano ipotizzato l’esistenza di un pianeta gassoso — non rilevabile dagli strumenti dell’epoca — con una massa pari a circa sedici volte quella di Giove. Se il romanzo di Clement, data la formazione scientifica dell’autore, è più tecnico, «Big Planet» di Jack Vance (pubblicato in America nel 1952, e in Italia nel 1958 con il titolo «L’Odissea di Glystra») trasmette tutto il senso di meraviglia offerto da un pianeta di dimensioni così assurdamente più grandi della Terra.

L’astronomia non cessa di regalarci nuove meraviglie. La cosa che però lascia davvero stupiti è il modo in cui ci siamo assuefatti anche alle scoperte più incredibili. Ricordo una sera di qualche anno fa. Sul mio telefono apparvero le immagini trasmesse dal rover Curiosity del letto di un antico fiume marziano. Le mostrai ai miei commensali. Ma loro erano più interessati a un video spinto di Miley Cyrus. Anche quella era una bella scoperta, osservarono.

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