Ostaggi uccisi in Libia, la rabbia della famiglia di Failla: ‘Nessun funerale di Stato’

Parole di rabbia oltre che colme di dolore sono state quelle espresse, nel corso di una conferenza stampa, dalla moglie e dalle figlie di Salvatore Failla, il tecnico italiano ucciso in Libia, le quali non hanno nascosto la loro rabbia nei confronti dello Stato accusato di non aver tutelato l’uomo.

Accompagnate dall’avvocato, Francesco Caroleo Grimaldi, la vedova e le figlie di Failla hanno raccontato l’ultima volta che hanno ascoltato la voce dell’uomo, hanno fatto ascoltare una registrazione della telefonata in cui lo stesso Salvatore Failla chiedeva aiuto alla moglie ed inoltre hanno deciso di raccontare tutto quello che, nel corso di questi mesi, è stato detto loro di fare. “Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov’è lo Stato? Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla”, sono state le parole espresse dalla famiglia di Salvatore Failla, e proprio la moglie ha inoltre raccontato di avere ricevuto una telefonata nella quale a parlare era uno dei rapitori che parlava in italiano.

“Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere”, sono state invece le parole che Salvatore Failla ha rivolto alla moglie nel corso dell’ultima telefonata effettuata nello specifico lo scorso 13 ottobre, l’ultima volta in cui la donna ha avuto l’occasione di ascoltare la voce del marito che le chiedeva aiuto. La donna ha poi proseguito sostenendo che, proprio da quel giorno, le è stato chiesto di non rispondere al telefono ma di lasciarlo suonare e allo stesso tempo avvisare chi di competenza della chiamata ricevuta, sottolineando poi “Mentre nell’ultima telefonata di due mesi fa forse, io ho risposto perché avevo la tentazione di rispondere, magari mi passavano mio marito, ma mi hanno staccato il telefono”.

La vedova Rosalba Failla, nel corso della conferenza stampa, ha inoltre dichiarato di non volere per il marito il funerale di Stato proprio per la rabbia che prova per come la questione è stata gestita, affermando che proprio lo Stato non ha tutelato il marito mentre era ancora in vita. Sul corpo di Salvatore Failla e del collega Fausto Piano è stata effettuata l’autopsia a proposito della quale, il direttore dell’Ufficio inchieste presso la Procura generale di Tripoli, Sidikj Al-Sour, ha riferito all’ANSA “Non è un’autopsia superficiale, è un’autopsia completa per poter estrarre, se c’è, il proiettile dai corpi. Estrarre il proiettile è importante in quanto ha ‘improntè che determinano il tipo d’arma che ha causato il decesso”. La figlia Erica, 23enne, ha invece affermato “Mio padre era una persona buona. Non ci hanno aiutato a riportarlo a casa”. Le salme di Salvatore Failla e Fusto Piano sono arrivate nella città di Roma nella serata di ieri.

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