Padova, trapianto di mandibola artificiale primo caso in Italia

Non solo sprechi, nella sanità italiana negli ultimi periodi si stanno avendo molti successi con risultati eccellenti. Per la prima volta nel nostro paese, di preciso a Padova, è stato effettuato un trapianto di mandibola artificiale, il viso di un uomo italiano sessantenne malato di osteonecrosi è stato ricostruito con un allestimento mandibolare artificiale di lega di titanio.

La protesi artificiosa è stata creata con le dimensioni identiche al suo viso ed ha sostituito la maggior parte della mandibola inferiore, comprendendo parte del mento e del condilo. La protesi è stata creata da una collaborazione medico scientifica insieme ad un’azienda che si occupa di sviluppare dispositivi medici. Il risultato non poteva essere migliore, la mandibola è perfettamente identica all’altra.

L’operazione è stata eseguita dalle ricercatrici Giorgia Saia (nipote dell’assessore alla sicurezza) e Giordana Bettini, coordinate dal dottor Alberto Bedogni, esperto nel trattamento delle patologie ossee radio e farmaco indotte. La tecnica è stata progettata e sviluppata in stretto rapporto con ingegneri e bio-ingegneri di un’azienda italiana leader nel settore della ricerca e della produzione di dispositivi medici. «Ci troviamo difronte a un’innovazione tecnologica», spiega Giuseppe Ferronato, direttore del reparto di Chirurgia maxillo-facciale, «siamo gli unici in Italia ad offrire questa possibilità d’intervento di trapianto. In genere i pazienti oncologici affrontano operazioni di ricostruzione microchirurgica del volto trasferendo, ad esempio, porzioni di omero e di muscoli dove necessario. C’è un bacino di pazienti che non può sostenere questo tipo di operazioni lunghe e complesse perché affetti da altre patologie come cardiopatie o vasculopatie. Le nuove protesi aprono la strada ai pazienti oncologici critici che non sopporterebbero interventi complessi».

Il sessantenne non è l’unico paziente ad avere una mandibola artificiale. Il team padovano ha iniziato a mettere a punto la tecnica dal 2012: in quattro anni sono stati operati dodici pazienti oncologici fragili, tra i 50 e i 70 anni. «La protesi ha una sopravvivenza di circa 10 anni», specifica il dottor Bedogni, «finora non c’è stato nessun caso di dislocazione o frattura. Possiamo ritenerci soddisfatti: i pazienti hanno recuperato immediatamente le funzioni, hanno mantenuto l’estetica del volto e possono godere di una buona qualità di vita». Per realizzare la protesi su misura vengono elaborate a computer le immagini dello scheletro facciale. Il lato sano della mandibola viene specchiato sul lato mancante in necrosi per poter ricostruire in 3D l’intero osso. La protesi è stata costruita da un raggio laser che ha fuso per strati la polvere di titanio.

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