Palermo, benzinaio ucciso perchè la benzina era troppo cara: il suo assassino condannato a 30 anni

Era il 20 giungo del 2015 quando, Nicola Lombardo benzinaio di Palermo di appena 44 anni è stato ucciso, sparato alle spalle, da Mario Di Fiore un uomo anziano di 78 anni entrato in disaccordo con il benzinaio proprio a causa del prezzo della benzina.

Nello specifico, dopo essersi fermato alla stazione di servizio presso la piazza Lolli, Di Fiore sembrerebbe aver fatto il pieno e alla richiesta del benzinaio di pagare proprio per il pieno la cifra di 67 euro l’anziano uomo, secondo una prima ricostruzione, avrebbe reagito affermando che tale cifra era alta in quanto lui stesso, solitamente, era abituato a pagare 62 euro. Nicola Lombardo, che lavorava al distributore di benzina in questione solamente da tre mesi, per paura di dover mettere di tasca propria la cifra corrispondente al pieno effettuato da Di Fiore gli avrebbe chiesto i soldi senza però aspettarsi quella che è stata la reazione dell’anziano uomo il quale, invece dei soldi ha uscito una pistola e ha sparato alle spalle del giovane benzinaio.

Lo sparo in questione, effettuato con una pistola 7,65 illegale, ha colpito il benzinaio quarantaquattrenne alla milza e successivamente Di Fiore, risalito in macchina, si è dato alla fuga. Poco dopo sono arrivati i soccorsi e Lombardo, che è poi morto in serata, è riuscito appena in tempo a raccontare che a sparargli era stato un anziano uomo con i baffi. In seguito alle immagini riprese dalle telecamere di un negozio vicino al distributore di benzina che hanno permesso di poter scoprire alcuni frammenti della targa dell’auto di Di Fiore e grazie ad alcune testimonianze gli agenti sono riusciti a rintracciare l’uomo il quale ha subito confessato l’omicidio confermando dunque di essere stato lui a sparare il benzinaio. “Sono stato io.

La benzina era cara. Speravo che non mi rintracciaste, ma vi stavo aspettando. Ho pianto appena ho saputo dal giornale che il benzinaio aveva due figli”, sarebbero state queste le prime parole espresse dall’uomo il quale poco dopo ha anche indicato il luogo in cui aveva nascosto l’arma del delitto raccontando agli inquirenti di portare con se l’arma per paura, una paura nata dopo aver subito due diverse rapine quando ancora vi era la lira.

A distanza di alcuni mesi ecco che proprio nella mattina di ieri, 23 febbraio 2016, è arrivata la condanna, e il gup di Palermo ha condannato a trent’anni di carcere Mario Di Fiore, in aula era presenta la moglie della vittima, rimasta vedova insieme ai suoi bambini di 5 e 9 anni entrambi orfani di padre da quel tragico e folle pomeriggio di giugno. E proprio parlando dell’assassino di Lombardo si è espressa l’avvocato Lanfranca affermando nello specifico “Si tratta di un uomo che spara, lascia la vittima per terra sanguinante, nasconde l’arma a Ficarazzi, all’indomani prosegue la sua vita come se nulla fosse accaduto, va a pranzo con la moglie e a messa, senza mai pensare di costituirsi. Sì, ci sono delle persone certamente distrutte e sono la moglie e i figli della povera vittima, rimasti da soli”.

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