Virus Zika, Papa Francesco: “Sì al contraccettivo” Trump, “fare muri non è cristiano”

Sono trascorsi quasi tre anni da quando il 13 marzo del 2013 Jorge Mario Bergoglio, semplicemente chiamato Papa Francesco, è stato nominato il 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma. Nel corso di questi tre anni Papa Francesco si è fatto conoscere e apprezzare dai fedeli di tutto il mondo, ha fatto conoscere il suo lato dolce, buono e generoso ma anche quello simpatico e scherzoso e in alcuni casi anche severo, quando la circostanza lo richiede. Papa Francesco, che nei giorni scorsi è stato il protagonista di un viaggio apostolico in Messico durato nei giorni compresi tra il 12 e il 18 febbraio 2016, proprio nel volo di ritorno ha risposto alle numerosissime domande dei giornalisti e tra i vari temi è stato affrontato anche quello relativo al metodo da utilizzare per combattere il virus Zika, parlando dunque di aborto e contraccettivi.

Papa Francesco a tal proposito ha espresso quello che è il suo pensiero sottolineando di essere assolutamente contrario all’aborto in quanto rappresenta un vero e proprio crimine specificando dunque che il metodo per combattere la diffusione del virus Zika non è dunque l’interruzione della gravidanza ma anzi, al contrario, tale metodo consiste proprio nel non dare luogo alla gravidanza, evitarla. Ma per essere più precisi, ecco nello specifico quanto dichiarato da Papa Francesco “L’aborto non è un male minore, è un crimine, è fare fuori. E’ quello che fa la mafia, è un crimine, è un male assoluto. Sul male minore, cioè evitare la gravidanza, parliamo in termini di conflitti tra il quinto e il sesto comandamento. Il grande Paolo VI, in una situazione difficile in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncettivi per i casi di violenza. Non si deve confondere il male di evitare la gravidanza con l’aborto”.

Ma il pensiero di Papa Francesco relativo al tema dell’aborto non si è concluso così ma al contrario, il Papa ha continuato affermando che l’aborto non è un problema teologico ma umano o, per essere ancora più precisi un problema medico in quanto, sottolinea Bergoglio, nel migliore dei casi “si uccide una persona per salvarne un’altra”. Papa Francesco ha poi concluso il suo intervento sul tema dell’aborto affermando “E’ contro il giuramento ippocratico che tutti i medici devono fare. E’ un male in se stesso, ma non e’ un male religioso, no e’ umano. Invece evitare la gravidanza non e’ un male assoluto in certi casi”.

Alle parole di Papa Francesco si sono poi susseguite quelle di Nicola Surico, past president della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia il quale ha espresso la sua felicità per quelle che sono state le parole espresse proprio da Papa Francesco il quale non ha fatto mistero della sua apertura al metodo contraccettivo per fermare quella che è la diffusione del virus Zika, e proprio a proposito di tale apertura da parte del Pontefice, ecco che Nicola Surico ha affermato che in realtà era attesa da molto tempo sottolineando inoltre “Se la stessa apertura fosse avvenuta con l’Hiv, avremmo risparmiato milioni di decessi”.

Se Hillary Clinton non ha mai potuto soddisfare suo marito, come potete pensare che possa soddisfare l’America?». È questo lo stile, come vedete particolarmente “elegante “, di Donald Trump. Oltre i confini della polemica, al di là delle regole, del rispetto per T avversario politico e del rispetto per le donne.

Ma al candidato, attualmente favorito per diventare il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, il prossimo novembre, questa frase non è scappata: l’ha detta consapevolmente. Lui si dice orgoglioso di essere schietto, senza peli sulla lingua, convinto di interpretare e rappresentare i sentimenti di pancia dei suoi connazionali, quello che una buona parte del Paese pensa. Il problema, però, è che chiunque andrà alla Casa Bianca alla guida di quella che è ancora la forza trainante del mondo, non dovrà solo conquistare gli elettori statunitensi, ma dimostrare di saper stare al centro dello scacchiere mondiale. E lì è tutta un’altra storia.

La politica estera, così come quella interna, non si improvvisa. Si tratta di avere qualità da leader internazionale, proprio quelle che sembrano mancare a Trump. Ne cito alcune: capacità di mediare, equilibrio, abitudine a trattare sapendo che un po’ si ottiene e un po’ si cede, consapevolezza di quanto siano importanti anche le diversità e le minoranze. Insomma, una cornice nella quale è difficile inserire l’imprenditore miliardario.

Comunque Trump è un personaggio che o piace molto o non piace per niente. Eccessivo e gaffeur, ma anche carismatico, intraprendente, autorevole (e autoritario). Una vita, la sua, piena di occasioni che ha saputo cogliere. Nasce nel 1946 a New York da una ricca famiglia di costruttori e immobiliaristi. Già ai tempi del college il padre, per saggiare le qualità imprenditoriali di Donald, gli affida qualche investimento. Con successo. La stoffa c’è.

Tanto che, dopo gli anni dell’Università, tornato a New York si stacca professionalmente dal padre, che operava soprattutto nei quartieri meno abbienti della città, e si mette in testa di trasferire i suoi progetti edilizi nella zona più importante e difficile: Manhattan. Il suo credo è questo: «Mi piace pensare in grande. Se hai intenzione di pensare qualcosa, pensa in ogni caso in grande».
Donald vince la scommessa. Building di lusso. Sulla Quinta strada la sua Trump Tower.

Ma ce ne sono tantealtre negli Stati Uniti, tre solo a Miami. Successo, fiuto imprenditoriale, soldi a palate. In una trasmissione Tv, dichiara che il suo patrimonio è di 9 miliardi, dollaro più dollaro meno. E a proposito di Tv, per 14 edizioni produce e conduce The Apprentice (L’apprendista) un reality di grande successo che ha visto anche una versione italiana, condotta da Flavio Briatore. L’obiettivo era di cercare tra i concorrenti chi mostrasse attitudini manageriali tali da meritare la sua attenzione. Trump sceglie la strada della cattiveria e della spietatezza nei giudizi, che si concludono quasi sempre con «You’refiredl», («Sei licenziato!») urlato in faccia al povero apprendista.

Ma tanta sicurezza in Tv altre volte lo ha tradito. Come è accaduto in un dibattito elettorale trasmesso dalla Fox (rete considerata vicinissima ai repubblicani) e visto da 24 milioni di persone. Trump, incalzato dalle domande della bella conduttrice, Megyn Kelly ha inveito con frasi sessiste così offensive da attirarsi il disprezzo di larga parte delle telespettatrici. Battute infelici che si sommano alle dichiarazioni sui messicani («sono tutti criminali e stupratori») e sui musulmani («Vietiamo il loro ingresso negli Stati Uniti»). Ma bisogna capire che a una certa America lui piace proprio per questo.

Il pubblico segue anche con curiosità le sue vicende familiari: tre matrimoni, cinque figli, sette nipoti, un ottavo in arrivo. Una bella tribù. In tre si chiamano Donald junior. Culto della personalità? Chissà. Delle tre mogli si ricordano soprattutto la prima, Ivana, protagonista del jet-set, legata poi tra gli altri all’italiano Rossano Rubicondi. L’attuale consorte, Melania Knauss, è una bellissima ex modella, ora disegna- trice di gioielli. Si sono sposati nel 2005 a Palm Beach, in Florida. Dei figli, la più famosa è Ivanka, 35 anni, grande amica di Chelsea Clinton, sì proprio lei, la figlia di Hillary, la rivale di Trump. Le due giovani donne hanno deciso di non lasciare che la corsa alla Casa Bianca dei genitori rovini la loro amicizia. Hanno però stabilito di non vedersi prima del voto del prossimo novembre. Sempre che i democratici vogliano la Clinton e i repubblicani vogliano Trump a rappresentarli nello scontro finale.

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