Papa Francesco richiama le Suore: “Non perdete troppo tempo su facebook”

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 downloadI tempi cambiano, non è più strano che le monache di clausura aprano profili su Facebook o Twitter e certo «nella nostra società la cultura digitale influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo e, particolarmente, con le persone», osserva Francesco, «e questo clima culturale non lascia immuni le comunità contemplative».

Però il Papa avverte: «Questi mezzi possono essere strumenti utili per la formazione e la comunicazione, ma vi esorto a un prudente discernimento affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione».

La Costituzione apostolica Vultum Dei quaerere sulla «vita contemplativa femminile», pubblicata ieri, arriva 66 anni dopo quella di Pio XII. Da allora c’è stato «un rapido progresso della storia umana», scrive il Papa, e «con essa è opportuno intessere un dialogo che però salvaguardi i valori fondamentali su cui è fondata la vita contemplativa, la quale, attraverso le sue istanze di silenzio, ascolto, richiamo all’interiorità, stabilità, può e deve costituire una sfida per la mentalità di oggi».

Il testo affronta le questioni del presente, a cominciare dal calo di vocazioni. Francesco non usa perifrasi: «Nonostante la costituzione di comunità internazionali e multiculturali manifesti l’universalità del carisma, si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero». Già nel 2014 Bergoglio denunciò la «tratta delle novizie» e il rischio di «reclutare» ragazze da Paesi poveri come rimedio ai conventi semivuoti. Parlò di «congregazioni che fanno l’esperimento della inseminazione artificiale».

Il calo è costante. Le monache di clausura nel mondo sono circa 44 mila tra professe «solenni», «temporali» e novizie, 24 mila in Europa. Dal 2000 le «solenni» sono scese da 48.834 a 38.763, le «temporali» da 3.819 a 2.817, le novizie da 2.426 a 1.758. I monasteri sono quattromila, più della metà europei, in particolare in Spagna (850), Italia (523) e Francia (257). Si va dalla famiglia francescana (13.066 monache nel mondo) alle battisti- ne, rimaste in tredici. I monasteri, tuttavia, non devono «lasciarsi prendere dalla tentazione del numero e della efficienza» ma valutare con «grande attenzione» le vocazioni: «Accompagnamento personalizzato delle candidate» e una lunga formazione, «non inferiore a nove anni né superiore a dodici». Il testo è stato preparato consultando le interessate: «Le monache non sono minorenni, è il momento di credere alla loro responsabilità», spiega monsignor José Rodriguez Carballo.

Autonomia ma anche collaborazione tra monasteri, «federazioni» secondo «l’affinità di spirito e tradizioni», senza paura di valutare chiusure. Soprattutto preghiera, lavoro (per un «sostentamento dignitoso» ma anche per aiutare «i poveri e i monasteri bisognosi»), silenzio, ascesi. Francesco richiama all’attualità della clausura: «La Chiesa ha bisogno di voi! Non è facile che questo mondo, per lo meno quella larga parte di esso che obbedisce a logiche di potere, economiche e consumistiche, comprenda la vostra speciale vocazione e la vostra missione nascosta, eppure ne ha immensamente bisogno. Come il marinaio in alto mare ha bisogno del faro che indichi la rotta per giungere al porto, così il mondo ha bisogno di voi. Siate fari, per i vicini e soprattutto per i lontani».

«Visualizzato: ore 14.45». Per fortuna il messaggio sulla chat di Facebook ha la spunta. Madre Rosa Lupoli, nel silenzio del convento di clausura delle Cappuccine di Napoli, ha letto la richiesta di intervista. Aveva 24 anni, una laurea in Lettere e giocava a pallavolo quando decise di passare dal mare aperto di Ischia alle grate del Monastero delle Trentatré (che intanto sono diventate tredici). Adesso ne ha 51, è un autorevole riferimento spirituale e nel 2013 è stata tra le prime ad aprire una pagina facebook dalla quale polemizzò con Luciana Littizzetto che aveva ironizzato sull’abbraccio troppo «fisico» dato al Papa da alcune sue colleghe di clausura. Ora ha aperto anche un profilo personale ed è da lì che risponde.
Ha letto la nuova Costituzione apostolica?
«Sì, l’ho appena scaricata dal sito del Vaticano. L’aspettavamo perché tiene conto anche del nostro parere. Due anni fa, il Papa ha inviato un questionario a tutte le suore di clausura del mondo, in cui chiedeva il nostro pensiero su temi fondamentali. È la prima volta che siamo interpellate in 700 anni. Uno dei punti riguardava i social. Ma ci sono da dire due cose che aiutano a interpretare il suo messaggio».
Diciamole.
«La prima è che l’argomento è sistemato molto in fondo al documento, non ne ha la centralità. La seconda è il giorno che il Santo Padre ha scelto per la sua divulgazione, il 22 luglio, dedicato a Santa Maria Maddalena, ricorrenza che lui stesso ha trasformato da memoria a festa liturgica, equiparando questa figura a quella degli apostoli. Vuol dire che il Papa dà grande importanza all’azione evangelizzatrice delle donne».
Che passa anche per i social?
«Dobbiamo portare la forza della parola di Dio dove sono gli uomini. E oggi le loro solitudini si manifestano nell’agorà virtuale. Il contenuto del passo è chiaro: è un invito al prudente discernimento affinché quei mezzi siano al servizio della vita contemplativa. Esattamente quello che facciamo noi. Non dice di non usarli. Li ritiene utili, del resto anche Sua Santità ha un profilo twitter».
Quanto tempo passa su Facebook?
«Mi collego la mattina per circa mezz’ora, per pubblicare la meditazione del Vangelo. Mi
ricollego la sera per leggere i messaggi ricevuti. In chat leggo il dolore e il disorientamento di uomini e donne. Ci chiedono di pregare per loro. È la nostra missione. Mi scrivono anche tanti giovani. Alcuni li sostengo quando sono sotto esame. Sapesse quanti ne ho
laureati via Facebook!».
Se la preghiera è un medium tra l’uomo e Dio, Facebook crea una triangolazione dello spirito?
«Confortare è il nostro mestiere. Lo facciamo alla grata, al telefono, su Facebook e su WhatsApp: una coppia di veneti mi aveva scritto di alcuni problemi familiari. Ho meditato per loro. Un giorno me li vedo dietro la grata: sono venuti a ringraziarci. Quando sei vicino a Dio si crea una forza di attrazione enorme all’esterno. In clausura ci fondiamo con nostro Signore. Questo è percepito e amplifica le richieste di sostegno».
WhatsApp? Lo usa?
«Molte persone che conosco non hanno Facebook, così durante la Quaresima ho creato un gruppo WhatsApp con circa 600 persone. Credevo che l’esperienza finisse lì. Invece ho avuto tante richieste di continuare, soprattutto dagli atei e dai buddhisti della chat».
Dopo la Costituzione apostolica sarà emanata una normativa. Teme possa esserci qualche limitazione?
«No, è giusto che ci siano regole, anche se, come diceva la mia maestra di noviziato, dopo il grande respiro teologico dei documenti del Papa, arriva l’imbuto delle norme. Le posso chiedere una cortesia?».
Dica.
«Non mi chiami Madre ma suora, sono stata abbadessa per 10 anni, non lo sono più».
Suor Rosa, ma le foto con i gadget del Napoli?
«E l’unica evasione che mi consento. Sono tifosissima».

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