Pensione di di reversibilità, la Consulta boccia la norma contro le badanti: “L’amore non ha età”

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Pensione di di reversibilità, la Consulta boccia la norma contro le badanti L'amore non ha età

Novità nel campo pensioni, e pare che siano anche molto importanti. Nei giorni scorsi è stata cancellata dalla Corte Costituzionale la norma anti badanti, e vedovi e vedove che rientravano nella categoria destinataria delle riduzioni della pensione di reversibilità, non possono che essere soddisfatti della novità visto che per loro torna ad essere applicata la normale aliquota di reversibilità spettante alla generalità dei coniugi superstiti.

Secondo una recente sentenza della Corte Costituzionale, la pensione di reversibilità in caso di morte del coniuge spetta di diritto a prescindere dalla durata del rapporto è quindi anche nel caso in cui il matrimonio abbia avuto una breve durata. Attraverso questa decisione, è stata dunque cassata la norma del 2011 che imponeva una riduzione dell’assegno di reversibilità a seconda della durata del matrimonio.

La nuova norma dunque è stata introdotta soltanto al fine di scoraggiare i matrimoni cosiddetti di convenienza ovvero quei rapporti di breve durata in cui la differenza di età tra marito e moglie risulta essere talmente tanto elevata al punto da insospettire su eventuali interessi economici alla base delle nozze. Con la sentenza del 15 giugno 2016, pubblicata ieri con il numero 174, la Corte, “richiamandosi alla propria costante giurisprudenza, elaborata nel corso degli anni in tema di analoghe norme restrittive , ha ritenuto irragionevole una limitazione del trattamento previdenziale, connessa al mero dato dell’età avanzata del coniuge e della differenza di età tra i coniugi”, si legge in una nota della Consulta. La sentenza in questione sostanzialmente ritiene inaccettabili rivendicazioni basato su un dato naturalistico quale l’età per poter incidere su un istituto ovvero sulla pensione di reversibilità fondato sul vincolo di solidarietà che si stabilisce nella famiglia.“Questa presunzione di frode alla legge è connotata in termini assoluti; in tal modo preclude ogni prova contraria. Anche nell’assolutezza di questa presunzione si coglie l’intrinseca irragionevolezza della disposizione impugnata, che enfatizza la patologia del fenomeno, partendo dal presupposto di una genesi immancabilmente fraudolenta del matrimonio tardivo”, spiega ancora la Consulta.

 Ritornando alla pensione di reversibilità del coniuge superstite nella generalità dei casi lo stesso ha diritto al 60% della pensione del defunto; stando a quanto emerso tale pensione è percepibile anche se il dante causa non era ancora pensionato, ed in questo caso si parla di pensione indiretta perché comunque abbiano versato almeno 5 anni di contributi di cui 3 per stasi almeno nell’ultimo quinquennio. Per poter percepire tale pensione di reversibilità non è necessario che il coniuge risulti a carico del defunto al momento del decesso anche se la situazione comunque è differente per i divorziati e separati perché affinché questi possano avere diritto alla pensione di reversibilità si devono verificare dei requisiti specifici, ovvero il coniuge superstite che risultava separato al momento del decesso può avere diritto alla pensione nel caso in cui non ci sia risposato non abbia addebito della separazione non abbia adempiuto ma diritto agli alimenti. Nel caso in cui invece il superstite risultava divorziato al momento del decesso, si ha diritto alla pensione nel caso in cui, non esista un nuovo coniuge con diritto di reversibilità non si sia risposato non abbia diritto all’assegno divorzile.

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