Pensioni Inps e flessibilità, Boeri: «Evitare soluzioni estemporanee. Bene il Jobs Act, non c’è stato boom di licenziamenti»

4f97d3d6b10b0b10ce07c1f815fecb05-ksl-U10801139770547bpD-1024x576@LaStampa.itBene il Jobs Act, che non sembra aver portato più licenziamenti nel 2015. Attenzione sulla flessibilità previdenziale, perché c’è il rischio di interventi estemporanei e complicati da attuare. Da rivedere la gestione di alcuni strumenti assistenziali, dalla legge 104 all’indennità di accompagnamento, che attualmente sono fonti di sprechi e inefficienza. Per Tito Boeri la relazione annuale dell’Inps di cui è presidente è l’occasione per tracciare un bilancio del lavoro fatto ma anche e soprattutto per dare alcune indicazioni e suggerimenti a governo e Parlamento.

L’immensa mole di dati che transita quotidianamente dall’istituto permette di valutare in modo oggettivo, anche se magari ancora provvisorio, le scelte di politica economica. E Boeri non si tira indietro. Anche su materie sensibili, come l’immigrazione: non solo i lavoratori stranieri versano molti più contributi (8 miliardi ogni anno) rispetto alle prestazioni che ricevono (3 miliardi) ma “regalano” anche 300 milioni, sempre ogni anno, come contributi che non si traducono in pensioni. Sul tema controverso del Jobs Act (e dei collegati sgravi contributivi) il presidente dell’Inps riconosce i positivi effetti sul mercato del lavoro, osservando che il calo fisiologico delle assunzioni seguito all’affievolirsi dell’incentivo non ha certo annullato i progressi fatti. Mentre la temuta corsa ai licenziamenti non c’è stata, visto che la loro incidenza è diminuita più di quanto potesse far pensare l’andamento positivo dell’economia.

Quanto alle cose da fare, l’Inps darà il proprio contributo all’attuazione dell’uscita flessibile con il prestito pensionistico, su cui stanno discutendo governo e sindacati: una formula comunque complessa che contiene il rischio di un intervento estemporaneo e parziale. Decisiva sarà la chiarezza con cui le opzioni saranno presentate ai lavoratori perché, fa notare Boeri, «non si può negare che rate ventennali di ammortamento di un prestito pensionistico costituiscono una riduzione pressoché permanente della pensione futura». Non depone bene l’esperimento del part time agevolato, scelto nel primo mese da poco più di 100 beneficiari con costi amministrativi superiori alle somme erogate. Anche sull’assistenza ci sono problemi. La legge 104 – che consente di dedicare giornate lavorative ai parenti disabili – costa oltre 3 miliardi l’anno ma le verifiche sull’utilizzo dei permessi sono insufficienti: l’incidenza nel pubblico impiego è di sei giorni, nel privato di uno e mezzo.

Le indennità di accompagnamento per i non autosufficienti sono troppo basse per coprire i reali costi di cura e dunque andrebbero graduate in base alla condizione economica e alla gravità del caso, mentre occorrerebbe razionalizzare l’accesso ad altre prestazioni, concesse a chi non ne ha bisogno.Nella relazione c’è una particolare attenzione alla “generazione sandwich”, ovvero quelle persone di età compresa tra i 50 e i 65 anni, per lo più donne, devono occuparsi sia dei genitori anziani sia dei figli. E si torna a chiedere l’abolizione dell’istituto della ricongiunzione onerosa, per favorire chi ha carriere lavorative spezzate.Non manca una stoccata ai parlamentari: se i loro vitalizi fossero equiparati alle pensioni come richiesto dall’Inps sarebbe possibile secondo Boeri, sulla base della recentissima sentenza della Corte costituzionale, applicare loro un contributo di solidarietà.

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