Pensioni News, Matteo Renzi presenta Ape l’anticipo pensionistico in arrivo con la legge di Stabilità 2017

Pensioni, Premier Matteo Renzi presenta Ape l'anticipo pensionistico in arrivo con la legge di Stabilità 2017

Si torna a parlare delle pensioni, ma questa volta sembrano esserci buone notizie per gli italiani. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel corso dell’abituale comunicare con i cittadini italiani attraverso i canali social Twitter e Facebook ha annunciato nella giornata di ieri quelle che sono le intenzioni del governo sulla flessibilità in uscita, facendo il punto su alcuni temi di carattere economico di rilevante importanza, quale ad esempio bollo auto, riduzione delle fasce Irpef, incentivi alle rinnovabili, banda ultralarga, ed infine le pensioni.

La vera grande novità annunciata dal Premier Renzi si chiama Ape, che sta per Anticipo Pensionistico che con la legge di Stabilità del 2017 permetterà ai nati tra il 1951 ed il 1954 di andare in pensione prima del tempo debito. «Ci siamo impegnati a intervenire nella legge di stabilità 2017», ha dichiarato il Premier Renzi sul tema delle pensioni, facendo un grande passo in avanti presentando dunque quella che si chiamerà Ape.

«Si chiamerà Ape: c’è già il simbolo e il logo» e «con la stabilità del 2017» consentirà di «anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo»: l’obiettivo è venire incontro a quegli «sfigati», «che stavano per andare in pensione», ma, a causa dello «scalone secco» voluto dalla riforma Fornero, hanno «perso il treno», scrive il Premier Renzi sui canali social che sempre più spesso utilizza per comunicare con i cittadini italiani. “Ci confronteremo con i sindacati, i datori di lavoro, l’Europa. Il nostro progetto è pronto, c’è il logo e l’operazione va incontro ai nati tra il ’51 e il ’53”, ha aggiunto il Premier. Stando a quanto emerso, Spe va incontro a chi è nato negli anni 1951, 1952 e 1953 che si sono visti passare a 66 anni l’età pensionabile tutto insieme. Un progetto al quale si sta ancora lavorando ma che stando a quanto dichiarato dal Premier Renzi, sarebbe praticamente pronto.

Di questa misura il governo ne ha già parlato con l’Insp e ci sta lavorando con il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini,che proprio alcuni giorni fa aveva ipotizzato alcune soluzioni per evitare il maxi esborso da parte dello stato. “Ancora oggi il premier è tornato a parlare di pensioni. Tra reversibilità, rivalutazione degli assegni, flessibilità in uscita e altre ipotesi non è chiaro come si intenda intervenire. Noi pensiamo che bisognerebbe smetterla con gli annunci e provare a dire concretamente quello che si vuole fare aprendo urgentemente un tavolo di confronto. Per questo saremo a manifestare il 19 maggio in piazza del Popolo a Roma”, dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti. I sindacati d’altro canto chiedono concretezza; intervenuto il segretario della Cisl, Anna Maria Furlan, dopo l’intervento del premier Renzi ha dichiarato di aver appreso la disponibilità ad aprire un confronto con le parti sociali.

Il governo prende l’Ape per traslocare i lavoratori delle classi 1951, 1952 e 1953 dalle catene del posto di lavoro all’agognata pensione. Non si tratta della motocarrozzetta della Piaggio, ma è l’acronimo coniato a Palazzo Chigi per identificare l’Anticipo della Pensione («con penalizzazione» economica, tiene a puntualizzare Matteo Renzi nel tradizionale appuntamento on line su Facebook).

Renzi assicura di avere «già logo e simbolo». Però più del nome deve esserci ben poco se da buon chiacchierone dell’etere si limita a pochi dettagli: «Stiamo lavorando per creare un meccanismo che si chiamerà Ape. Sarà uno strumento che entrerà in vigore nella Stabilità del 2017, attraverso il quale chi vorrà potrà finalmente anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione soltanto per un periodo di tempo».
«I più sfigati», ha ammesso il presidente del Consiglio, «sono stati quelli nati nel 1951,1952,1953, che hanno visto i tempi allungarsi vedendo deluse le legittime aspettative di andare in pensione. Ora vogliamo creare un meccanismo. Ne hanno già parlato Nannicini (sottosegretario a Palazzo Chigi, ndr), Poletti (ministro del Welfare, ndr), e l’Inps. Entrerà nella legge di Stabilità del 2017».

Altro dettaglio non trascurabile è che il governo – che solitamente procede senza ascoltare alcuno – questa volta sembra intenzionato a coinvolgere le “parti sociali” nel progetto: «Ci confronteremo», ha assicurato Renzi, «con datori di lavoro, sindacati e Unione europea. Il progetto è pronto». Non è che Renzi sia diventato improvvisamente conciliante. Piuttosto sa bene che in autunno dovrà chiedere a sindacati (le annunciate «decurtazioni»), e imprese un sacrificio economico. Sacrificio che potrebbe riproporre in scala lo schema “Opzione donna” (ricalcolo dal retributivo al contributivo del trattamento con una decuratazione del 30%).
A dirla tutta il progetto per anticipare di 2/3 anni la pensione c’è bello e scritto (“Prestito pensionistico”), già dai tempi del governo Letta (ministro del Lavoro Enrico Giovannini), e prevede un mix di misure per agevolare, di 36 mesi, l’ingresso in pensione. Giovannini stimava all’epoca una platea potenziale di 30mila persone.

Magari allargando un po’ i cordoni, e i parametri di accesso, l’esercito degli aspiranti potrebbe lievitare. Comunque sia le proposte di favorire il ricambio generazionale cominciano a fare capolino e arrivano proprio dalle imprese. Giusto ieri Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative nel corso dell’Assemblea annuale, si è detto disposto (a nome delle Coop) a pagare per mandare in pensione i lavoratori in dirittura d’arrivo e favorire così il ricambio generazionale. Spiega meglio il meccanismo Gardini: «Supponiamo che un lavoratore, al raggiungimento dell’età pensionabile, percepisca 1.500 euro al mese. Uscendo un anno prima perderebbe 50 euro al me-se, cioè 650 euro all’anno, tredicesima compresa. L’impresa potrebbe versare cash al lavoratore la somma a cui rinuncia nell’arco di 10 anni (6500 euro, ndr), esentasse per il lavoratore e in cambio assumerebbe un giovane». Proposta geniale, se solo il governo accordasse l’esenzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.