Giuseppe Sala con il 42%: ha vinto le primarie Pd di Milano

Giuseppe Sala è il vincitore delle primarie del centrosinistra di Milano, il quale ha ricevuto circa il 42% dei voti. Distacco netto con la candidata Francesca Balzani arrivata seconda, la quale ha raggiunto il 34% mentre il terzo Piefrancesco Majorino si è fermato al 23% ed il quarto Antonio Iannetta allo 0,7%. Giuseppe Sala, nato a Milano nel maggio del 1958, sposato con Dorothy De Rubeis, un avvocato specializzata in diritto bancario e finanziario, 58 anni commissario Expo sarà dunque il candidato di centrosinistra di Milano in vista delle amministrative di giugno. In realtà i sondaggi effettuati nei giorni scorsi avevano già previsto quanto poi accaduto, anche se il risultato è stato meno netto di quanto alcuni di questi sondaggi interni ai partiti descrivevano, secondo i quali Sala avrebbe potuto superare abbondantemente i 10 punti di differenza.

Si ipotizza che il risultato dei sondaggi non sia stato conseguito a causa del maltempo, visto che molti elettori vivono nelle periferie ed a causa delle cattive condizioni meteorologiche magari non hanno potuto raggiungere la città. Ovviamente si tratta soltanto di un’ipotesi,ma ciò che conta è che comunque Giuseppe Sala ha vinto le primarie. Hanno votato circa 60.900 persone su un totale di quasi un milione di aventi diritto, un risultato davvero positivo ed importante.

“Mi sento felice è una responsabilità importante. Ha vinto Milano, con primarie fatte bene, con quattro candidati e tanta gente, domani si ricomincia”, ha dichiarato Sala subito dopo aver appreso i risultati delle votazioni. “Domani si ricomincia, lavoreremo insieme da domani.Non dobbiamo disperdere le energie, dobbiamo lavorare insieme e andare a vincere a giugno», ha proseguito Sala direttamente dal Teatro Elfo Puccini a Milano, dove è stato incoronato candidato sindaco del centrosinistra.

«Mi impegno con voi a non deludere tutto questo entusiasmo e questa passione farò come ho sempre fatto in questi anni con grande impegno e senso della squadra, perchè non ho mai vissuto con l’idea che un uomo solo può vincere le battaglie difficili», ha concluso Sala.Faccio i miei complimenti a Beppe Sala che ha fatto certamente un buon risultato. Spero di vederlo quanto prima per iniziare a ragionare insieme con lui per come arrivare insieme vittoriosi alla sfida di giugno“, ha invece dichiarato la Balzani, la quale intorno alle 22 di ieri sera è uscita dal suo comitato elettorale per raggiungere l’Elfo Puccini per assistere alla proclamazione del vincitore. Anche il Premier Matteo Renzi ha tenuto a fare gli auguri ma soprattutto un in bocca al lupo a Giuseppe Sala, congratulandosi per il risultato ottenuto. «Ringrazio tutti coloro che hanno votato, i militanti e i volontari che hanno lavorato ai gazebo e i candidati che si sono confrontati sul futuro di questa grande città», ha dichiarato il Premier Matteo Renzi.

«Mi sento felice, è una responsabilità importante», ha detto Sala appena incoronato vincitore. «Ha vinto Milano», ha aggiunto, «con primarie fatte bene, con quattro candidati e tanta gente». «Domani si ricomincia», ha aggiunto. «Lavoreremo insieme da domani», ha proseguito rispondendo a chi gli ha chiesto cosa si sente di dire a Balzani e Majorino.

«Non dobbiamo disperdere le energie, dobbiamo lavorare insieme e andare a vincere a giugno», ha poi detto Sala fra gli applausi al Teatro Elfo Puccini a Milano dopo che è stato incoronato candidato sindaco del centrosinistra. Sala è salito sul palco del teatro Elfo Puccini con la musica di Heroes di David Bowie, la canzone che è stata la colonna sonora della sua campagna elettorale. «Mi impegno con voi a non deludere tutto questo entusiasmo e questa passione – ha aggiunto Sala – farò come ho sempre fatto in questi anni con grande impegno e senso della squadra, perchè non ho mai vissuto con l’idea che un uomo solo può vincere le battaglie difficili». Dopo «aver vissuto tante belle giornate in questi cinque anni di amministrazione Pisapia – ha concluso – il 2016 parte bene con un’altra giornata straordinaria».

«Faccio i miei complimenti a Beppe Sala che ha fatto certamente un buon risultato. Spero di vederlo quanto prima per iniziare a ragionare insieme con lui per come arrivare insieme vittoriosi alla sfida di giugno», ha detto Balzani al suo attivo al teatro Elfo Puccini riconoscendo la sconfitta.

«Ho ricevuto molto di più di quello che ho dato», aveva detto poco prima Balzani. «Questi numeri per me straordinari dimostrano che queste primarie sono state veramente una sfida aperta, soprattutto dimostrano che il centrosinistra deve stare unito, non c’è nessuna autosufficienza».

Pizza e birra nel comitato elettorale di Beppe Sala. Le porta il ministro Martina, che ha un pedigree da bersaniano ma che a Milano sta con «il candidato di Renzi». Stranezze della politica milanese dove le alleanze si fanno e si disfano nello spazio di una notte. I due candidati della sinistra – Majorino e Balzani – non hanno rispettato un accordo preso nelle segrete stanze, e così l’uomo di Expo, Beppe Sala, è diventato il candidato sindaco del centrosinistra. Notizia non sorprendente, anzi: di sorprendente ci sono le percentuali con cui ha vinto, non proprio esaltanti.
A scrutinio concluso ha il 42 per cento dei voti e non è una cifra da grande trionfo visto che perfino i meno ottimisti del suo staff speravano di sfiorare quota 50 per cento. Però la vittoria c’è ed è piuttosto netta. Francesca Balzani (vice sindaco in carica) è arrivata seconda col 34 per cento; Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche Sociali) è il più deluso e si è fermato al 23.1 due adesso, più che prendersela con Sala e con chi lo ha votato, si lanciano sotterranee accuse reciproche poiché insieme avrebbero vinto.

A dicembre, quando la Balzani con il sostengo di Giuliano Pisa- pia decise di dare ufficialità alla sua candidatura aveva in tasca – così sostengono i suoi – la promessa di ritiro da parte di Majorino. Quindi i voti della sinistra della coalizione – o, per meglio dire, degli anti Sala – sarebbero stati convogliati tutti su di lei. Poi però l’accordo è saltato, sono rimasti entrambi in corsa, entrambi hanno occhieggiato quasi esclusivamente allo stesso elettorato, e alla fine si sono dovuti spartire quei quasi trentamila voti che messi insieme avrebbero consentito a uno di loro di vincere. Lei col 34, lui col 23 avrebbero superato quota 50. Anche se sono ipotesi del tutto teoriche.

Alle dieci di sera nelle stanze del comitato pro Sala arriva la telefonata di Renzi. Il ministro Martina dà l’annuncio: «Matteo è molto contento». Il vice segretario del Pd Guerini si fa sentire da Roma: «A Milano la bellezza della democrazia». Il vincitore dice le cose che deve dire chi arriva primo: «Ha vinto la città, da domani tutti al lavoro, i candidati erano tutti degnissimi e lavoreremo insieme per il futuro di Milano e per vincere a giugno». La Balzani gli rende onore assicurandogli «piena collaborazione». Majorino parla poco e malvolentieri. Ma tutti, come da copione, esaltano comunque il «grande successo di queste primarie, e di questa grande prova di democrazia».

L’affluenza è stata discreta, il sogno del Pd e degli altri partiti era di raggiungere lo stesso numero di voti – 67 mila – con cui nel 2011 venne scelto Pisapia. Stavolta il conto si è fermato a quasi 61.000. Ci sono delle attenuanti: la mancata partecipazione dei partiti della sinistra più radicale, la giornata di pioggia, l’idea diffusa che Sala avrebbe comunque vinto. Scusanti a parte, è un campanello d’allarme per i dirigenti della sinistra milanese: nel 2011 arrivò una vittoria miracolosa proprio sulla spinta di una grande fermento iniziato con le primarie.

La non esaltante affluenza è stata poi ulteriormente macchiata dalle polemiche e dagli sfottò sul numero di cinesi che sono andati ai seggi. In realtà gli stranieri che hanno votato (e avevano tutto il diritto di farlo) sono stati poco più di duemila, un numero ininfluente sul risultato finale, ma qualche grottesco episodio accaduto ai seggi ha alimentato il tam tam delle dichiarazioni, arrivate per lo più da destra, secondo cui le «primarie della sinistra sono state decise dia cinesi». Anche grillo si è aggiunto al coro. Renzi gli ha replicato così: «Zitti voi che scegliete i candidati con 50 clic».

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