Profughi e richiedenti asilo picchiati e sottopagati nei vigneti del Chianti: 12 avvisi di garanzia

Profughi e richiedenti asilo picchiati e sottopagati nei vigneti del Chianti 12 avvisi di garanzia

Una storia comune di profughi sfruttati e sottopagati in Italia. E’questo quanto avvenuto a Prato, dove centinaia di profughi provenienti dal Pakistan e dai Paesi dell’Africa subsahariana, sono stati sfruttati e sottopagati per lavorare in cinque aziende vitivinicole del Chianti, dove venivano fatti lavorare in ciabatte anche nel mese di gennaio e costretti a subire punizioni corporali. I profughi erano anche sottopagati, ovvero circa 4 euro all’ora per un’intera giornata lavorativa, almeno dodici ore.

E’ questo quanto scoperto dalla Procura di Prato sulla base di decine di perquisizioni con gli uomini della Digos della Forestale e della Guardia di Finanza. Sarebbero dodici ad oggi le persone indagate per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento di lavoratori stranieri irregolari; nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Antonio Sangermano sarebbero finite anche le aziende con i loro responsabili che al momento sembrano del tutto estranei alla condotta. Finiti nei guai anche tre commercialisti e consulenti del lavoro i quali avevano il comporto di compilare contratti di lavoro con false credenziali per poter assumere i lavoratori in false ditte.

“L’operazione di oggi dimostra due facce della stessa medaglia: da un lato c’è il tessuto sano della nostra città, che si riflette nel magistrale lavoro svolto dalla Procura e dalle forze dell’ordine, ma anche nella reazione pronta e severa del sistema di accoglienza profughi. Quando gli operatori che gestiscono l’accoglienza in Santa Caterina hanno avuto le prime avvisaglie del fenomeno hanno subito incoraggiato le denunce e si sono messi a disposizione della Procura che, con un intervento puntuale è riuscita a troncare in giro di sfruttamento e caporalato”, ha dichiarato il sindaco Matteo Biffone, commentando la notizia sull’indagine sul caporalato tra Firenze e Prato che come abbiamo anticipato ha portato a 12 avvisi di garanzia e all’individuazione di un giro di sfruttamento di richiedenti asilo e migranti da parte di aziende vinicole toscane. “Dall’altra parte però troviamo cittadini pakistani senza scrupoli che sfruttano le persone in condizioni di debolezza, ma anche professionisti della nostra città coinvolti,tre consulenti del lavoro sospettati di aver falsificato documenti e buste paga per permettere agli sfruttatori di lucrare violando ogni regola e ogni diritto dei lavoratori”,ha aggiunto ancora il sindaco Matteo Biffoni.

Anche il segretario generale della Cisl di Firenze-Prato Roberto Pistonina, ha commentato quanto accaduto, sostenendo che quest’inchiesta non fa altro che confermare il caporalato in Italia che è un fenomeno esplosivo, che riduce i diritti di chi lavora a vantaggio dei più disonesti e spregiudicati che sono i nuovi schiavisti. Le indagini hanno accertato che a capo dell’organizzazione criminale c’erano una coppia di pachistani, moglie e marito, che avevano assunto complessivamente, attraverso due ditte, circa 170 persone; la coppia reclutava i profughi a Prato e poi li portavano a lavorare a Chianti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.