Pronto soccorso italiani al collasso, 2 pazienti su 10 attendono anche 48 ore prima del ricovero: disastro sanità

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Si torna a parlare di uno dei problemi più vecchi ed anche più seri del nostro paese, ovvero il sovraffollamento dei pronto soccorso italiani, dove purtroppo i tempi di attesa per il ricovero in reparto possono superare anche le 48 ore, con un’adeguata attenzione alla terapia del dolore presente solo in sei strutture su 10 ma in modo differente a seconda delle realtà regionali, e dli spazi dedicati al malato terminale soltanto nel 13% delle strutture. E’ questa, purtroppo la realtà sullo stato di salute dei Pronto soccorso italiani, presentata nella giornata di ieri dal Tribunale per i diritti del Malato di cittadinanzattiva e la società italiana della medicina di emergenza-urgenza. Stando a quanto emerso dai dati diffusi si registrano nel 38% dei Dipartimenti di emergenza urgenza, si attendono almeno due giorni per il ricovero in reparto, mente l’attesa può arrivare ad un minimo di 7 giorni nei reparti Osservazione breve intensiva, ovvero le nuove strutture previste dal Regolamento sugli Standard qualitativi sull’assistenza ospedaliera.

I dati diffusi dal Tribunale per i diritti del malato di cittadinanzattiva e la società italiana della medicina di emergenza-urgenza, fanno riferimento a circa 93 strutture di emergenza, urgenza, dando voce a 2944 tra pazienti e familiari di pazienti intervistati; tali dati sembrano essere stati rilevati tra il 15 maggio ed l 30 novembre del 2015, attraverso un questionario rivolto a familiari e pazienti. Da questi dati è anche emerso un dato non indifferente, ovvero, che se da una parte gli italiani intervistati denunciano varie criticità, dalle lunghe attese all’assenza del rispetto della privacy, inoltre un caso su due si dicono ad ogni modo soddisfatti dell’assistenza ricevuta e del fatto che il pronto soccorso sia comunque una struttura sempre presente e capace di dare una risposta.A peggiorare purtroppo la situazione dei pronto soccorso italiani è anche l’ormai consolidata carenza di personale, ed è questo quanto sottolineato dalla Presidente Simeu Maria Pia Ruggieri, la quale ha dichiarato che i medici nei Pronto soccorso sono circa 12mila, troppo pochi, tanto che la scorsa estate varie strutture hanno dovuto chiudere.

Proprio a tal riguardo, sono state presentate diverse proposte, e nello specifico Tdm e Simeu hanno promosso una Carta dei Diritti al Pronto Soccorso che definisce in 8 punti i diritti irrinunciabili dei cittadini e operatori sanitari, e poi ci sarebbe il Piano per la gestione del sovraffollamento definito dalla Società scientifica, che però al momento sembra essere stato adottato soltanto da pochi ospedali.”Emerge una situazione molto disomogenea fra strutture del Nord, del Centro e del sud. Anche all’interno di una stessa regione, con differenze spesso sostanziali di organizzazione del servizio in base alla complessità del servizio, pronto soccorso, Dea di I o Dea di II livello.Il Ps rappresenta per i cittadini un punto di riferimento irrinunciabile, nel quale nutrono fiducia“,ha dichiarato Tonino Aceti, ovvero il coordinatore nazionale del Tdm di Cittadinanzattiva. “C’è bisogno di una migliore e più trasparente gestione dei posti letto per evitare affollamenti, il sovraccarico del personale e garantire la dignità delle persone. E’ grave che solo il 45% dei Dea I livello abbia conoscenza in tempo reale dei posti letto disponibili nei reparti di tutta la struttura. E chiediamo che la presenza del familiare sia un diritto e non un favore da chiedere di volta in volta”, conclude Aceti.

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