Puglia, alti livelli di metalli e tossine in pasta e merendine per bambini di scuole dell’infanzia e nido

Puglia, alti livelli di metalli e tossine in pasta e merendine per bambini di scuole dell'infanzia e nido

Sono finite sotto accusa pasta, pane e merende varie destinate ai pasti nelle scuole, frequentate da bambini di due e tre anni. I prodotti in questione sarebbero finiti sotto accusa perchè contenti alti livelli di piombo superiori ai limiti consentiti. Nello specifico sarebbero state rinvenute delle micotossine ovvero lo deossinivalenolo, in due formati di pasta che per forma e confezionamento facevano capire essere dei prodotti indirizzati per lo più all’alimentazione dei più piccoli.

I Forestali del Comando Regionale per la Puglia e del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura – Parco Nazionale dell’Alta Murgia, su delega del Pubblico Ministero dr. Antonio Savasta della Procura della Repubblica di Trani hanno effettuato accertamenti sul fenomeno della presenza di contaminati vietati per legge all’interno di molti prodotti alimentari Su più di un terzo del pane di semola di grano duro campionato è stato rilevato il superamento dei limiti delle micotossine e di metalli pesanti previsti come abbiamo già anticipato per i bambini di età fino ai tre anni.

A tal riguardo nella giornata di ieri gli uomini del Corpo forestale dello Stato della Pattuglia della Puglia hanno denunciato per frode nell’esercizio del commercio e somministrazione di sostanze alterate oltre 10.000 quintali di semola, ricavata da grano non italiano. Sono 14 gli imprenditori pugliesi e del Centro nord Italia ed oltre 80 le ditte coinvolte in quello scandalo tra cui numerosi panifici, sottoposti a controllo e sono stati riscontrati così alimenti con percentuali di contaminanti ben oltre superiori alla donna. La normativa di settore a tutela del consumatore è molto chiara al riguardo ed ha l’obiettivo di assicurare che gli alimenti immessi sul mercato non contengano contaminanti a livelli che possano in qualche modo creare rischi alla salute.

Dunque, secondo la normativa esistente, è vietato alle aziende mettere sul mercato prodotti che presentano contaminanti in quantità superiori ai limiti fissati dalla legge con riguardo non soltanto agli alimenti destinati agli adulti ma soprattutto a quelli che possono essere consumati anche da bambini di età compresa tra 0 e 3 anni.Solo alcuni giorni fa, ovvero il 7 aprile i Nas in Veneto avevano bloccato ben 5.039 forme di formaggio prodotte da un caseificio del Vicentino.

Le indagini sono durate ben due anni e solo oggi è stata diffusa la notizia. Intervenuto sulla vicenda il coordinatore dell’attività investigativa ovvero il Dott. Giuliano Palomba del Coordinamento Territoriale per l’Ambinete di Altamura, Parco Nazionale dell’Alta Murgia,il quale ha dichiarato: “Le indagini hanno messo in evidenza la scarsa attenzione di molte ditte alla problematica dei contaminanti nei prodotti alimentari riservati alla prima infanzia” . In Puglia maggiormente interessate al fenomeno sono risultate le seguenti città, ovvero quelle di Altamura, Molfetta, Bisceglie e Barletta. Come abbiamo anticipatp, l’indagine, durata circa due anni, è stata diretta dalla Procura di Trani.

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