Puglia, scontro tra treni spuntano i primi indagati per disastro e omicidio colposo

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Puglia, scontro tra treni spuntano i primi indagati per disastro e omicidio colposo

Si continua ad indagare sulla tragedia avvenuta in Puglia, ovvero lo scontro tra i due treni che ha provocato la morte di 23 persone e 52 feriti quattro dei quali purtroppo si trovano ricoverati in ospedale in gravi condizioni di salute. Non sembrano esserci dispersi e l’ospedale di Andria dimetterà nei prossimi 4 giorni i ricoverati.

Allo stato attuale ci sono 23 salme“, ha detto nel pomeriggio il procuratore facente funzione di Trani Francesco Giannella, aggiungendo che “22 sono identificate, e un uomo è facilmente riconoscibile ma non ancora identificato”.Oggi pomeriggio e domani procederemo con gli accertamenti radiologici e poi con due-tre autopsie al massimo. Poi, andremo avanti con una Tac di tutte le salme e con ulteriori 2-3 indagini identificative aggiuntive. Le salme saranno rilasciate venerdì sera, i funerali avverranno da sabato. Tutte le salme identificate sono italiane. Nella giornata dioggi il Presidente della Repubblica, Mattarella potrebbe recasi nel pomeriggio a Bari presso la camera ardente allestita al Policlinico per rendere omaggio alle vittime.Anche il non identificato riteniamo sia italiano, di sesso maschile, 55-60 anni di età. Due delle salme infine appartengono a personale della Ferrotramviaria”, ha dichiarato Introna.

La Procura di Trani indaga per disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo, iscrivendo i primi nomi nel registro degli indagati per i reati di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo per lo scontro tra i due treni sul binario unico nelle campagne tra Andria e Corato.L’indagine è coordinata dal procuratore facente funzione Francesco Giannella ed è affidata ad un pool di cinque magistrati-composto da Giannella, ed ancora dai pm Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero. Nei prossimi giorni un gruppo di magistrati, cinque nello specifico, lavoreranno per accertare dinamica e responsabilità dell’incidente avvenuto sulla tratta Andria-Corato della Ferrovia regionale Nord Barese.Intanto un provvedimento di sospensione dall’incarico professionale è stato disposto da Ferrotramviaria spa nei confronti dei capistazione di Andria e Corato.

Sono di Luciano Caterino, 37 anni, originario di Corato, i resti umani trovati a bordo del convoglio giallo, quello proveniente da Bari, di cui era il macchinista. L’uomo nell’impatto è rimasto dilaniato. Sul fronte politico alcuni leader tra cui Beppe Grillo hanno polemizzato sulla tragedia. Lo stesso ha dichiarato:“Non è stato un incidente. Con la tecnologia e le risorse che ci sono oggi a disposizione è inaccettabile catalogare la tragedia pugliese come un incidente. Se nel 2016 ci sono ancora tratti ferroviari a binario unico è perché è stato deciso di non investire lì. Se anzichè spendere miliardi di euro per bucare la Val di Susa per l’opera inutile della Tav si fossero usati quei soldi per sistemare questa e altre tratte a binario unico oggi non saremmo a piangere morti”.

Il nodo decisivo, però, è nelle errate comunicazioni. Nulla al momento è ancora certo, ma il quadro si sta chiarendo. Tutto sarebbe nato dalla presenza sulla medesima tratta ferroviaria, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, di due treni in ritardo. Provengono da Bari, il primo transita da Corato, ad Andria il convoglio diretto al capoluogo attende come da regolamento il passaggio, poi a sua volta occupa il binario unico e si avvia verso Sud. A quel punto sopraggiunge il secondo treno in ritardo. Ed è qui che il capostazione di Andria avrebbe sbagliato: avrebbe dovuto rimandare la partenza dal suo primo binario, lasciando libero il secondo. O al massimo chiedere a Corato di fare altrettanto. Qualcosa qui non ha funzionato.

L’alta velocità all’uscita dalla curva I due convogli hanno lasciato le rispettive fermate. E hanno preso velocità tagliando la campagna afosa, affollata di ulivi, percorrendo a oltre cento chilometri orari il breve tratto che li separa da un impatto devastante. All’uscita da una curva complice nel disastro — ulteriore ostacolo frapposto alla possibilità di fermare i due missili in corsa —, le motrici di recente costruzione, una del 2005 l’altra del 2009, si sono fronteggiate. Per frenare ci sarebbe stato bisogno di 250 metri almeno. Ce n’erano meno di 50. I macchinisti hanno avuto pochi istanti per rendersi conto di quanto stava accadendo. Poi i due treni si sono schiantati, fondendosi quasi in un ammasso di acciaio e lamiere.

A conferma di questa ricostruzione, ci sono le dichiarazioni rilasciate nel corso delle conferenze stampa che si sono inseguite in queste ultime, frenetiche, ore. «Il treno che è partito per secondo, non doveva partire», ha dichiarato il procuratore facente funzione Giannella riferendosi al convoglio partito da Andria. Mentre, in un’altra occasione, il direttore generale di Fer- rotramviaria Massimo Nitti ha aggiunto: «L’unica stazione di incrocio è quella di Andria. Quel treno diretto verso Sud, li non ci doveva essere».
Ieri in Procura a Trani si è tenuto il vertice degli inquirenti. Il procuratore Giannella ha formato un pool, composto da cinque sostituti. E nelle prime dichiarazioni invita alla cautela:

«Stiamo accertando se si sia trattato di un atto di incoscienza o se non siano state rispettate le procedure o ancora se le procedure seguite non siano sufficienti. O se, infine, ci sia stato un guasto meccanico. Prima di accertare questo non possiamo individuare responsabilità precise». Si attende l’esame delle scatole nere. E i fonogrammi? «Abbiamo dei dati rappresentativi, dobbiamo capire tutto il resto». Gli inquirenti stanno valutando le immagini delle telecamere che sono sistemate a ogni passaggio a livello e sui treni. «Le immagini sono tante e sono al nostro vaglio. L’esame durerà per giorni».Ma come dicevamo c’è anche un secondo filone d’indagine, molto più complesso e di lungo sviluppo. Per il quale al momento non ci sono indagati: «Dobbiamo scandagliare ogni possibilità — ha spiegato Giannella — anche per non commettere l’errore di fermarci a quanto accaduto ieri». La questione della sicurezza della linea diventa nell’impostazione d’indagine della procura di Trani fondamentale. I magistrati intendono verificare l’efficacia dei controlli da parte degli enti preposti e la questione del raddoppio della linea Bari-Barletta.
Un progetto partito nel 2007, finanziato con fondi della Comunità Europea, avviato con discreto ritmo ma che poi si è improvvisamente rallentato. A oggi si viaggia su due binari soltanto per 33 chilometri. I restanti 37 della linea che collega la città della disfida al capoluogo pugliese sono collegati con un unico binario. «Quel che più brucia—ha dichiarato ieri il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli — è che il prossimo 19 luglio si sarebbero aperte le buste per aggiudicare i lavori per la tratta ancora scoperta». In questo momento sul banco degli accusati, prima ancora dei capistazione coinvolti nelle indagini, c’è il sistema di sicurezza basato sul «blocco telefonico». Come ha ribadito il manager di Ferrotramviaria Nitti, è una procedura che ha funzionato alla perfezione per 50 anni: «Tutto ruota attorno al cosiddetto “consenso telefonico”, è una delle modalità di esercizio che viene regolarmente usata nelle ferrovie». Sicuramente ha ragione, e come ha spiegato il ministro Delrio nella sua relazione alla Camera, a oggi in Italia migliaia di chilometri di linea ferroviaria sono a binario unico.

Resta da capire per quale motivo lavori di ammodernamento già finanziati e disposti sono slittati di mese in mese, accumulando un ritardo di quasi due anni rispetto al previsto. Ed è per questo motivo che i magistrati vogliono far luce sulla questione dell’appalto non ancora partito. Perciò alla polizia ferroviaria si affianca anche la Guardia di finanza, incaricata di approfondire proprio l’aspetto della sicurezza e dei lavori ritardati. Il primo passo sarà esaminare le carte, in particolare tutti gli atti amministrativi relativi al finanziamento che secondo i primi accertamenti della Procura sarebbe stato erogato ma accantonato e non speso. La maggior parte dei documenti dovrebbe essere acquisita negli uffici di Ferrotramviaria, società privata che gestisce le Ferrovie Bari Nord. Altre acquisizioni potrebbero essere fatte in uffici pubblici legati alle procedure di raddoppio della tratta. Il progetto del raddoppio del binario, previsto dal 2008, doveva concludersi all’inizio del 2015. Il 19 luglio è la settimana prossima. Certo, di mezzo ci sono i lavori. Ma la coincidenza di date, in questo incrocio di errori e fatalità, è un ulteriore peso, uno sguardo nel buio oltre quella maledetta curva.

Ecco l‘elenco delle vittime morte nello scontro:
Pasquale Abbasciano nato ad Andria il 17 aprile 1955
Giuseppe Acquaviva, nato ad Andria il 15 febbraio 1957
Serafina Acquaviva, nata ad Andria il 14 maggio 1954
Maria Aloysi, nata a Bari il 4 ottobre 1966
Alessandra Bianchino, nata a Trani il 5 novembre 1987
Rossella Bruni, nata a Trani il 16 marzo 1994
Pasqua Carnimeo, nata a Modugno l’1 novembre 1985
Enrico Castellano, nato a Ostuni l’1 gennaio 1942
Luciano Caterino, nato a Ruvo di Puglia
Michele Corsini, nato a Milano il 20 febbraio 1955
Albino De Nicolo, nato a Terlizzi il 23 gennaio 1959
Salvatore Di Costanzo, nato a Bergamo il 2 novembre 1959
Giulia Favale, nata in Francia il 4 luglio 1965
Nicola Gaeta, nato a Bari il 16 gennaio 1960
Jolanda Inchingolo, nata ad Andria il 10 dicembre 1991
Benedetta Merra, nata ad Andria il 18 giugno 1964
Donata Pepe, nata a Cerignola il 3 ottobre 1953
Maurizio Pisani, nato a Pavia il 26 agosto 1966
Fulvio Schinzari, nato a Galatina il 31 ottobre 1957
Antonio Summo, nato a Terlizzi il 12 novembre 2001
Francesco Ludovico Tedone, nato a Terlizzi
Gabriele Zingaro, nato ad Andria il 30 ottobre 1991.

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