Morta Sara Di Natale in coma vegetativo da dieci anni dopo aver mangiato una polpetta avvelenata da solfiti

Ragusa, muore Sara Di Natale in coma da dieci anni dopo aver mangiato una polpetta di solfiti

Sono passati 10 anni e 2 mesi dalla brutta tragedia di quali Luciano e mamma Gabriella hanno trasformato la loro vita un grande gesto di altruismo e d’amore. Ovviamente, non hanno solo svegliato costantemente 24 ore su 24 Sara, hanno sostenuto tutte quelle famiglie che purtroppo vivono loro stesso dramma.

Hanno raccontato queste storie di mamme, papà, zii, fratelli costretti a fare la spola tra un servizio di assistenza spesso inadeguato e l’impossibilità di ottenere un prepensionamento per accudire i propri cari. Il duro monito, le battaglie legali, perchè mai più una polpetta avvelenata getti in un girone dell’inferno la vita di una persona e di tutta la sua famiglia.

L’impegno per una legge organica, e quanto più condivisa, per il testamento biologico. Ci hanno insegnato a guardare dietro le porte chiuse, dove il dolore spesso rimane intrappolato in una dimensione esclusivamente privata. E anche se la tentazione è spesso quella della semplice commozione, la tenacia, la costanza con le quali papà Luciano ha tenuto sempre alta l’attenzione su questi temi è stata, per tanti, innanzitutto, un rinnovato appello a essere umani. 

E’ morta dopo dieci anni di coma la giovanissima Sara Di Natale di Ragusa, la giovane finita in questo stato vegetativo dopo aver mangiato una polpetta di solfiti. I fatti risalgono allo scorso 7 febbraio del 2006 quando la giovane Sara, studentessa di 22 anni aveva mangiato una polpetta di solfiti comprata dalla sua collega d’Università a Catania,che purtroppo le provocò uno choc anafilattico che la fece finire appunto in coma per dieci e lunghi anni.La polpetta conteneva solfiti, una quantità tale da provocare alla giovane Sara un arresto cardiocircolatorio a seguito di uno shock anafilattico e che ha mandato Sara Di Natale in coma appunto; la giovane per dieci anni è vissuta grazie alle macchine ed alla ventilazione artificiale.

La madre Gabriella non l’ha mai lasciata da sola così come il padre Luciano un professore di matematica che ha interrotto la sua attività lavorativa per poter accudire la figlia, ma purtroppo a distanza di 10 anni è arrivata la notizia che mai sarebbe dovuta arrivare.

“Mia figlia, in stato vegetativo da più di otto anni, a causa di solfiti, presenti in una polpetta di carne, ancora non ha avuto giustizia, scriveva il papà di Sara nel suo blog, nell’aprile 2014. Il macellaio, reo confesso prima è stato condannato a 6 anni (meno tre per l’indulto), a 200.000 euro di provvisionale e a 5 anni di interruzione del suo mestiere; poi, in appello, la pena precedente è stata considerata severa ed è stata portata a 4 anni (meno tre di indulto)”, ha dichiarato il papà di Sara.

” In Cassazione cosa succederà? Finora il macellaio non ha pagato la sua colpa né con il denaro, né con la chiusura della macelleria, né con un solo giorno di carcere. La mia famiglia invece è stata condannata ad un “ergastolo” di infinite sofferenze”, ha dichiarato il padre della vittima che come abbiamo anticipato sin dall’inizio della vicenda si è battuto per ottenere giustizia. Inoltre, Peppino Englaro, padre di Eluana insieme alla moglie  hanno messo tutto il loro impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi del testamento biologico e dell’assistenza medica.Dal loro impegno è nata una struttura sanitaria dedicata ai malati comatosi, chiamata Suap ovvero Semplici unità di accoglienza permanente.

Da circa tre anni Sara era al Suap, in piazza Odierna. Una struttura nata anche grazie alla campagna di sensibilizzazione di Luciano Di Natale, condivisa da tanta gente, in primis ilCentro risvegli ibleo.  Ed è lì che, ieri, Sara ha lasciato il suo corpo. Circondata dall’affetto del personale che l’ha accudita negli ultimi anni collaborando coi suoi familiari. L’ultimo saluto domani nella chiesa del Preziosissimo Sangue. 

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