Ragusa, parole shock scritte da parroco su Facebook: ” I gay sono malati”,interviene il vescovo e si scusa

E’ finito al centro di una grossa polemica un parroco di Chiaramonte Gulfi, comune italiano di 8.218 abitanti della provincia di Ragusa in Sicilia il quale attraverso il proprio profilo Facebook avrebbe scritto una frase shock riferita agli omosessuali e che lo ha fatto finire al centro di una grossa polemica. Ma vediamo nello specifico quanto successo. Don Salvatore Vaccaro nella propria pagina Facebook, riferendosi ai gay avrebbe scritto “sono malati”, sollevando una vera e propria polemica che ha visto costretto ad intervenire proprio il vescovo del comune siciliano il quale ha voluto chiedere scusa e ha incontrato i rappresentati locali dell’Arcigay.

“Altro che macina al collo, sono solo MALATI”, sono state queste esattamente le parole scritte attraverso il proprio profilo Facebook da don Salvatore il quale poco dopo ha immediatamente provveduto ad eliminare il tutto spiegando inoltre che la parola “Malati” non era riferito agli omosessuali. Come precedentemente anticipato, sulla questione è immediatamente intervenuto il vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, il quale ha nello specifico affermato “Sento il dovere di precisare che la Chiesa di Ragusa si è sempre distinta per l’accoglienza, la solidarietà, la carità concreta e l’apertura verso tutti, senza distinzione di ceto, di appartenenza religiosa, di culture diverse, di differenze sessuali. La frase usata «della macina al collo» e il particolare riferimento alla omosessualità come malattia in un post da parte di un sacerdote sono state quanto mai inopportune”.

Il vescovo ha poi proseguito affermando “Sono io, come vescovo di questa Chiesa a chiedere scusa a quanti si sono sentiti offesi e feriti per tali parole. Ogni «persona umana» va accolta per quello che è, ne deve essere tutelata la dignità e il rispetto profondo al di là di differenza di carattere, di colore della pelle e della propria identità sessuale”. Sulla questione è inoltre intervenuto Emanuele Micilotta, presidente Arcigay il quale tramite una nota ha affermato “A monsignor Cutitta abbiamo ribadito l´amarezza per un´affermazione così pesante che ha destato profonda sofferenza e indignazione. La risposta del vescovo è stata di netta sconfessione di quelle parole del parroco, come ribadito in una nota dell´Ufficio comunicazioni sociali della Curia”.

Nella nota in questione diffusa dall’Arcigay Ragusa viene anche fatto riferimento al fatto che il parroco, dopo aver scritto su Facebook quelle parole che hanno causato sconcerto ed indignazione in migliaia di persone, sembrerebbe non avere sentito la necessità di doversi scusare con le persone che si sono sentite offese, a differenza invece di quanto fatto dal vescovo Cuttitta il quale ha chiesto scusa in qualità di vescovo. La nota in questione continua affermando “Al di là delle scuse in sé, ciò che ci sembra opportuno sottolineare in questa brutta vicenda è l´apertura che viene proprio da parte del vertice della Chiesa ragusana. Parole che, crediamo, debbano essere ribadite soprattutto a quanti, nel clero o nelle associazioni laicali, mantengono ancora una posizione di pregiudizio e di ingiustificabile discriminazione nei confronti degli omosessuali”.

L’Arcigay ha ribadito “l’amarezza per un’affermazione, di chiaro significato omofobo, così pesante, che ha destato profonda sofferenza e indignazione non solo tra la comunità Lgbti Ragusana, ma in tutta la popolazione di Chiaramonte e della provincia”. E ha preso atto, invece, delle “espressioni di rispetto e di apertura” da parte di monsignor Cuttita, “la cui risposta è stata di netta sconfessione delle parole del parroco”. “Parole che – ha commentato Emanuele Miliciotta – crediamo debbano essere ribadite soprattutto a quanti, nel clero o nelle associazioni laicali, mantengono ancora una posizione di pregiudizio e di ingiustificabile discriminazione nei confronti delle persone Lgbti”. Una posizione, quella di monsignor Cuttitta, che l’Arcigay di Ragusa auspica “possa diventare patrimonio di tutta la Chiesa e della comunità Iblea”

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