Rai condannata dalla Cassazione a risarcire 32mila euro per fumo passivo ad una giornalista

Pesante condanna confermata dalla Cassazione che obbliga così la Rai a risarcire con quasi 32mila euro più interessi i danni biologici e morali da fumo passivo subiti da una giornalista che adesso si trova in pensione nonchè ex conduttrice del Tg3. Stiamo parlando di Maria Pinnizzotto, giornalista adesso non più in servizio ma in pensione; l’azienda sarebbe intervenuta come parte lesa sostenendo di avere comunque emesso disposizioni contro il fumo, ma stando a quanto dichiarato dalla Suprema Corte le circolari e le direttive non costituiscono misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivo se la norma non viene fatta rispettata con l’applicazione delle sanzioni.Sui luoghi di lavoro non si fuma e se il datore di lavoro non fa in modo che questo divieto sia rispettato alla lettera, deve risarcire i dipendenti obbligati al fumo passivo dei colleghi, è questo sostanzialmente quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza presentata nella mattinata di ieri.

In realtà, dunque, l’azienda RAI è vero che aveva informati i dipendenti sulle direttive contro il fumo, emettendo delle circolari ma nello stesso tempo non era passata ai fatti perchè aveva scelto la strada del cosiddetto approccio persuasivo e non repressivo. E’ questo quanto si evince dal verdetto 4211 depositato oggi dalla Sezione lavoro della Cassazione che lancia un monito anche gli altri datori di lavoro che spesso fanno finta di non vedere e chiudono un occhio davanti ai fumatori incalliti che non curanti delle disposizioni e circolari continuano imperterriti a fumare nei locali dell’emittente pubblica. La Rai, dunque, è stata condannata per “manchevole condotta per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell’ambiente lavorativo derivante dal fumo”, è questo quanto rileva la decisione della Suprema Corte, collegio presieduto da Federico Roselli.

Secondo quanto stabilito dalla legge, il datore di lavoro ha l’obbligo di verificare che l’ordine venga rispettato e in caso contrario porre in essere delle sanzioni che possono portare anche al licenziamento del dipendente trasgressore e se questo non succede l’azienda dovrà risarcire di un danno non patrimoniale a chi è stato costretto ad inalare il fumo di tabacco pur di non abbandonare il proprio posto di lavoro. Il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica, la personalità e il benessere piscologico dei lavoratori.Del resto, da quanto emerso,sembra che la Rai nemmeno nel materiale difensivo presentato in Cassazione avrebbe dato prova dell’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare ai trasgressori del divieto di accendere sigarette. A sostenere quanto appena detto è stato il consigliere Federico De Gregorio il quale ha scritta la sentenza. Il contenzioso comunque non finisce qui e continuerà davanti alla Corte d’Appello di Roma.

Confermata dalla Cassazione la condanna della Rai a risarcire, con quasi 32 mila euro più interessi, i danni biologici e morali da fumo passivo subiti da una giornalista ora in pensione, ex conduttrice del Tg3. L’azienda di Viale Mazzini si è difesa sostenendo di aver emesso disposizioni contro il fumo. Ad avviso della SupremaCorte,invece,circolarie direttive «non costituiscono, evidentemente, misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivo» se non si fanno rispettare con sanzioni. Queste disposizioni contro il fumo nelle redazioni e in tutti gli ambienti di lavoro della tv pubblica – rilevano gli “ermellini” condividendo quanto appurato dalla Corte di Appello di Roma – rimanevano «praticamente inattuate» perché l’azienda televisiva aveva scelto la strada del «cosiddetto approccio persuasivo e non repressivo», sottolinea il verdetto 4211 depositato ieri dalla Sezione lavoro della Cassazione che lancia un “monito”’ anche agli altri datori di lavoro che chiudono gli occhi davanti aifumatori incalliti. Prova del “permissivismo” di Viale Mazzini sul vizio del fumo, è la circostanza che la Rai, nemmeno nel materiale difensivo depositato in Cassazione, -afferma noi supremi giudici -ha dato prova «dell’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare» ai trasgressori del divieto di accendere sigarette, sottolinea la sentenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.