Raid Usa: “Ucciso il leader dei talebani”

2016-05-21T204626Z_659188894_TM3EC5L1AJV01_RTRMADP_3_USA-AFGHANISTAN-TALIBAN-kZKG-U1080388233462CsD-1024x576@LaStampa.itIl capo dei talebani è stato ucciso da un raid americano in una zona remota al confine tra Afghanistan e Pakistan. A confermare la notizia ieri in serata sono state fonti dell’amministrazione Usa. L’attacco è stato autorizzato dal presidente Barack Obama. A colpire il mullah Akhtar Mansour e un suo collaboratore è stato un missile lanciato da un drone. Mansour aveva assunto il comando un anno fa, all’annuncio (dato con ritardo) della morte del leader storico del gruppo, il mullah Omar.

La sua elezione era stata molto contrastata (anche per l’opposizione di quella parte della guerriglia che avrebbe preferito al suo posto il figlio del mullah Omar). E nel dicembre scorso, secondo
quanto riferito dal governo di Kabul, Mansour era stato ferito gravemente durante un incontro con un ex comandante nei pressi di Quetta, quartier generale dei talebani in Pakistan. L’incontro era degenerato in conflitto a fuoco.

Un leader fragile e contestato: un mese fa un comandante della dissidenza talebana, legato al mullah Rasool, aveva annunciato su Internet la morte di Mansour. Il drone americano che l’ha ucciso deve aver fatto un favore anche a quella parte dei talebani che non ha mai accettato Mansour. Resta da vedere se la sua uscita di scena è destinata ad accentuare o guarire le profonde divisioni in seno al movimento che fino al 2001 ha governato a Kabul. È vero che sul terreno mai come oggi i talebani hanno controllato una fetta così vasta di territorio. I recenti attentati nel cuore della zona verde di Kabul dimostrano la loro capacità operativa. La provincia di Helmand, cruciale per i guadagni dovuti alla produzione di oppio, è in gran parte nelle loro mani.

Il comunicato del Pentagono spiega che Mansour era attivamente coinvolto nella preparazione di attacchi «che presentavano una minaccia ai civili afghani e alle forze di sicurezza, alle forse americane e ai partner della coalizione». Gli Stati Uniti sono ancora presenti in Afghanistan con circa diecimila soldati, dopo che il presidente Obama ha deciso di sospendere il ritiro completo dei militari Usa dopo quindici anni di guerra.

Le forze americane non sono coinvolte nei combattimenti, anche se forze speciali Usa (e anche britanniche) sono impegnate direttamente in alcune zone. L’eliminazione del numero uno del talebani potrebbe favorire a breve le milizie che nella parte orientale del Paese si richiamano all’Isis, il gruppo del terrore che nell’ultimo anno ha cercato di sottrarre consensi ai talebani e aprire un nuovo fronte in Afghanistan.

A medio termine la sua eliminazione potrebbe giocare a favore di un ricompattamento della leadership.Non è ancora chiaro chi potrebbe prendere il posto del mullah contestato.
La scelta che prenderà la Sura di Quetta potrebbe condizionare il futuro della nazione afghana. Le trattative di pace con il governo di Kabul non sono mai realmente decollate. Le vittorie sul campo rendono ormai improbabile che i talebani abbiano intenzione di sedersi al tavolo dei colloqui, chiunque sarà il prossimo capo.

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