Reato di tortura, arriva lo stop del Ministro Alfano: “No alla legge, servono necessarie modifiche”

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Reato di tortura, arriva lo stop del Ministro Alfano No alla legge, servono necessarie modifiche

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano nella giornata di ieri, ha detto no alla legge sulla tortura in discussione al Senato dichiarando che questa dovrà essere rivista dalla Camera. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno sono necessarie delle modifiche per evitare ogni possibile fraintendimento e riguardo l’uso legittimo della forza da parte delle forze di polizia. A tal riguardo lo stesso ha dichiarato: “Non è ovviamente in ballo il tema del reato di tortura bensì il rischio di una sua dilatazione per via interpretativa giurisprudenziale, che possa produrre compressioni all’operatività” delle forze di polizia. Perché le donne e gli uomini in divisa “stanno facendo un lavoro eccellente, che non può avere il freno derivante dall’ansia psicologica o dalla preoccupazione operativa in un contesto complesso nel quale dovrebbero venire a trovarsi”. Il Ministro, ha anche aggiunto che in realtà non è in ballo per quanto possa riguardare il reato di tortura bensì il rischio di una dilatazione per via interpretativa giurisprudenziale che possa produrre a compressione alla operatività dei servizi impensabili dei nostri uomini.

A sollevare il caso era stato realtà Francesco Storace ovvero il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra che sulla sua pagina Facebook nella giornata di domenica aveva scritto: “Non so quanta gente se ne sia accorta. Ma mentre scorrono le immagini di terrorismo e golpe tra Nizza e Ankara, a Roma abbiamo la maggioranza dei senatori – con la consueta stampella grillina a dare manforte al centrosinistra – che pensa che sia meglio legare le mani ai poliziotti, introducendo in Italia il reato di tortura. Così, i delinquenti che minacciano le nostre vite non dovranno essere disturbati per spifferare chi li manda. Basterà inarcare le sopracciglia per far processare un agente”.

Dunque nella giornata di ieri, il Ministro dell’Interno Alfano ha praticamente stoppato la legge sulla tortura, chiedendo delle modifiche,richiesta ampiamente criticata da Loredana De Petris esponente della Sinistra Italiana, la quale nella giornata di ieri, ha dichiarato: “Ancora prima che la legge sul reato di tortura sia approvata al Senato, Alfano già chiede di modificarlo alla Camera, in modo che poi debba tornare di nuovo al Senato. L’intenzione palese è quella di affossare questa legge, richiesta dai criteri minimi di civiltà e anche dalla spesso sbandierata Europa”.Grande soddisfazione invece è da parte della polizia e nello specifico il SIULP, per tramite il segretario generale Felice Romano ha fatto sapere che tale legge, altro non è che una risposta sia uomini che donne della Polizia di Stato e di tutte le forze di polizia si aspettava non sarà da parecchio tempo. “L’introduzione del reato di tortura come elemento di emancipazione del nostro ordinamento giuridico non può rappresentare, neanche lontanamente, l’occasione per creare equivoci o fraintendimenti riguardo l’obbligo per gli Operatori di polizia di utilizzare la forza per contrastare la violenza nel pieno adempimento del loro dovere”, ha concluso Felice Romano.

ROMA Poco prima dell’ora di cena è stato Angelino Alfano a riportare la calma nella maggioranza. Il ministro dell’Interno e leader del Ncd con un comunicato ha tranquillizzato i propri senatori e quelli di Forza Italia, Lega e Ala già scesi sul sentiero di guerra: «La legge sulla tortura dovrà essere rivista alla Camera per evitare ogni possibile fraintendimento riguardo l’uso legittimo della forza da parte delle forze di Polizia e il rischio di una dilatazione del reato di tortura per via interpretativa giurisprudenziale che possa produrre compressioni alla operatività dei nostri uomini».
Parole che siglano una sorta di pareggio tra Pd e Cinquestelle da una parte e il resto di Palazzo Madama dall’altra. Non ci sarà alcun rinvio: oggi la legge contro la tortura, attesa da trent’anni, sarà varata dall’Aula del Senato. E non ci sarà neppure un ritorno in commissione, come invece chiedevano Ncd e le opposizioni.

Ma il provvedimento verrà corretto alla Camera, venendo incontro anche alle richieste dei sindacati di Polizia e Carabinieri. Cgil inclusa. Ad aprire le ostilità – dopo che la settimana scorsa il Senato aveva approvato un emendamento con i voti di Pd, Cinquestelle e Sinistra italiana con cui si eliminava, nella definizione del reato di tortura, l’aggettivo “reiterate” per le minacce e violenze compiute dalle forze dell’ordine – era stato lo stesso Alfano durante il vertice mattutino dedicato al terrorismo con Matteo Renzi e i capigruppo di maggioranza e d’opposizione. «In una fase così delicata, mentre siamo sotto attacco dei terroristi, bisogna assolutamente evitare di inviare un messaggio fuorviante e negativo alle nostre forze di polizia», aveva argomentato il ministro dell’Interno, «per questo mi farò carico di affrontare la questione con i capigruppo del Senato per ridefinire al meglio la norma». Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto: «Sono inutili gli sproloqui contro il terrorismo se si indeboliscono le forze dell’ordine».

Renzi, infastidito, aveva aggirato la questione: «Siamo qui per parlare di terrorismo, vi chiedo perciò di non affrontare altre questioni». E al Nazareno già qualcuno si lamentava «dei soliti centristi che cercano qualche pretesto per dimostrare la propria esistenza in vita».

Ma nel pomeriggio il capogruppo del Pd Luigi Zanda e il responsabile sicurezza Emanuele Fia- no, su indicazione del premier, hanno riaperto la pratica. Il primo passo è stato fissare un paletto: «Questa legge è attesa da trent’anni e va approvata senza ulteriori indugi, anche per attuare un trattato internazionale. Rinvii sono esclusi». Il secondo è stato però un’apertura: «E’ comunque evidente che per definire il reato di tortura serve un aggravante, come le reiterazione della violenza. Altrimenti anche una manganellata potrebbe essere assimilata alla tortura». Conclusione: «Il testo verrà approvato così com’è dal Senato, poi alla Camera faremo le correzioni necessarie».

Così Alfano, dopo aver sondato di nuovo Renzi e per scongiurare che oggi in Senato si scateni di nuovo la bagarre, a sera ha diffuso il comunicato. Immediatamente è scattato il plauso dei sindacati di polizia. Eppure, la pace appare ancora lontana. Sinistra italiana con Loredana De Petris protesta: «L’intenzione del ministro è quella di affossare il reato di tortura». Forza Italia, ma anche Cicchitto del Ncd, chiedono che la correzione venga fatta in Senato riportando il testo il commissione. Soluzione su cui però c’è il veto del Pd. Oggi, nell’aula di palazzo Madama, il giorno della verità.

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