Referendum, Valerio Onida presenta ricorso contro il quesito unico al tribunale di Milano e Tar del Lazio

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Referendum, Valerio Onida presenta ricorso contro il quesito unico al tribunale di Milano e Tar del Lazio

E’ ancora polemica sul referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre nel nostro paese ed a tal riguardo il Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, ha presentato alla professoressa Barbara Randazzo, due ricorsi, ovvero uno al Tar del Lazio ed uno al Tribunale civile di Milano, con cui impugna sostanzialmente il quesito referendario. Onida ha presentato due ricorsi per il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all’elettore una pluralità di oggetti eterogenei e attraverso tali ricorsi si chiede appunto il rinvio della questione alla Corte Costituzionale. I ricorsi, sono stati comunque depositati nella giornata di ieri e nello specifico nella mattinata di ieri ed i ricorrenti hanno sottolineato di aver agito in qualità di cittadini-elettori.Nei giorni scorsi anche M5s e Sinistra italiana avevano sollevato la questione, ma il ricorso di ieri a differenza di quelli presentati nei giorni scorsi, presenta la firma di uno dei più noti giuristi italiani. Come abbiamo già avuto modo di anticipare, il ricorso chiede l’annullamento del decreto del Presidente della Repubblica di indizione del referendum e di ogni altro atto preliminare connesso o conseguenziale.

Il ricorso ricorda inoltre come “i necessari caratteri di omogeneità” del quesito referendario” siano “gli stessi richiesti secondo la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale relativa al referendum abrogativo”.“L’atto impugnato appare illegittimo in primo luogo per avere qualificato il referendum indetto” “come confermativo” e inoltre “per aver formulato il quesito con riferimento al titolo della legge costituzionale anziché agli articoli della Costituzione che vengono modificati“, è questo quanto si legge nel ricorso di Valerio Onida al Tar Lazio. Ed ancora nel ricorso si legge: “La qualifica di referendum ‘confermativo’ utilizzata nel decreto impugnato (ancorché venga talora usata nel linguaggio corrente) non trova alcun riscontro nella legge n. 352 del 1970” che disciplina i referendum “e non riflette la ratio del ricorso al referendum ‘oppositivo’ nel caso delle leggi costituzionali, ratio che è quella di garantire le minoranze nel caso di approvazione parlamentare della legge con una maggioranza inferiore ai due terzi”.

Dello stesso avviso anche Fulco Lanchester e Mario Staderini, i quali hanno dichiarato inaccettabile dover dire si o no in blocco ad una riforma che modifica in un solo colpo il 35% degli articoli della Costituzione; secondo quanto riferito da Fulco Lanchester e Mario Staderini, il diritto alla libertà di voto è inconciliabile con la prospettiva di esprimersi in un unico quesito sui vari aspetti, tra loro molto diversi tra l’altro, del ddl-Boschi. Per tutte queste ragioni, anche il giurista friulano e l’ex segretario nazionale dei Radicali hanno annunciato il ricorso al Tar del Lazio, da parte del loro Comitato per la libertà di voto. Nelle scorse settimane pare essere partita anche sottoscrizione pubblica, che però non è riuscita a raccogliere le 500 mila firme necessarie per portare la questione davanti alla Corte Costituzionale.

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