Regeni, il sindaco di Trieste ordina di rimuovere lo striscione dalla facciata del Comune: è bufera politica. La madre del ricercatore ucciso: appendiamolo su tutti i balconi

Regeni, il sindaco di Trieste ordina di rimuovere lo striscione dalla facciata del Comune: è bufera politica

E’ bufera a Trieste dopo che nella mattinata di ieri il sindaco Roberto Dipiazza ha dato disposizione agli uffici di rimuovere lo striscione con la dicitura “Verità per Giulio Regeni”, esposto nella facciata del Municipio in Piazza Unità. L’ordine è stato eseguito dagli operai incaricati dal Comune che hanno provveduto intorno alle ore 11.02 di ieri mattina a rimuovere lo striscione.In realtà, in un primo momento il sindaco insieme all’Assessore Rossi avevano tentato da soli di togliere di striscione, ma con esito negativo, motivo per il quale il sindaco ha ritenuto opportuno rivolgersi a degli operai. La decisione del sindaco ha di fatto anticipato quella del Consiglio comunale sulla mozione presentata alcuni giorni fa dai capigruppo della maggioranza di centrodestra. Proprio in una nota, Dipiazza ha criticato lo sciacallaggio politico da parte del Pd ma soprattutto quella del Governo al fine di arrivare alla verità, in termini concreti e non attraverso striscioni.

Intervenuto sulla questione il direttore di una nota testata giornalistica di Trieste, Enzo D’Antona, il quale ha sottolineato che la proposta del centrodestra non piace e la rimozione sarebbe come voler abbandonare una battaglia ancora in corso, ovvero come arrendersi e scegliere di dimenticare piuttosto che lottare. Dopo alcune polemiche nate dopo la decisione del sindaco di Trieste di rimuovere lo striscione, il sindaco è tornato a parlare dichiarando: “E’ diventato un fatto politico.In questo momento con tutti i problemi che abbiamo nel paese, con tutti i problemi di occupazione per i giovani che ho in città, se devo occuparmi di queste cose questa mattina mi sono alzato, ho visto il giornale, ho detto ‘bene. Così lo tolgo. Così mi sono tolto il dente cariato e non ci sono più polemiche”.

“E’ da Febbraio che sposto questo striscione: prima l’ho dovuto fare per la Film Commission e sono arrivate le proteste, poi per il Festival Next e sono arrivate centinaia di mail. Premessa la mia completa solidarietà alla famiglia per quello che è successo al figlio per le torture che ha subito, ma poi lo striscione è diventato un fatto politico. Il PD cavalca questa cosa, allora a questo punto se loro cavalcano io lo tolgo. Poi alla fine sono l’unico ente che ho messo fuori questo striscione, che dovrebbe essere esposto al palazzo del governo”, ha aggiunto il Sindaco motivando o meglio cercando di giustificare la decisione di rimuovere lo striscione. La decisione del sindaco di Trieste è stata commentata anche dal Presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi il quale ha dichiarato che tale scelta risulta essere un atto intempestivo e fuori luogo, che mostra una grave mancanza di sensibilità. Nessun commento al momento sembra essere arrivato dalla famiglia del povero ricercatore Giulio Regeni.

Via dalla facciata del municipio di Trieste, lo striscione con la scritta «Verità per Giulio Regeni». Prima ancora che il Consiglio comunale si pronunci sulla mozione presentata alcuni giorni fa dai capigruppo della maggioranza di centrodestra, il sindaco Roberto Dipiazza anticipa la decisione. Così ieri mattina alle 11 gli operai comunali hanno eseguito le disposizioni del primo cittadino.
L’eco della protesta delle opposizioni locali, raccolta dagli esponenti nazionali del Pd, coinvolge anche Amensty International, ma Dipiazza non indietreggia e in una nota afferma: «Preso atto che l’unica capacità del Pd è quella di fare solo sciacallaggio politico su vicende che meritano tutta la nostra attenzione, ma soprat-
tutto quella del Governo al line di arrivare alla verità, in termini concreti e non attraverso striscioni che dopo aver lanciato un giusto messaggio, rischiano di diventare solo un simbolo per lavarsi la coscienza di fronte alla situazione di stallo in cui è piombata la diplomazia sul caso, ritengo opportuno non alimentare queste bassezze politiche attraverso l’esposizione di uno striscione che, purtroppo, grazie alle strumentalizzazioni del P, rischia solo di essere politicizzato». «Se il Pd, come tutti noi, vuole veramente arrivare alla verità – conclude la nota – non faccia sciacallaggio su una vicenda e una intera famiglia, e se vuole scendere in piazza vada sotto al palazzo del Governo e chieda verità».

Alla fine l’ha imposto: «Togliete lo striscione». L’avevano appeso per quel figlio nobile di questa terra di confine che in Egitto ha conosciuto la tortura e la morte. «Verità per Giulio Regeni» campeggiava sulla facciata del palazzo comunale di Trieste. Ieri mattina, dopo che il centrodestra locale aveva sottolineato il fastidio per «l’eccessivo prolungamento dell’affissione che determina assuefazione visiva e non aiuta», il sindaco Roberto Dipiazza ne ha ordinato la rimozione, innervosito anche dalla prima pagina del Piccolo
tutta dedicata allo striscione nel tentativo di mantenerlo.
Ed è stata bufera politica, con il centrosinistra del capoluogo insorto a ricordare l’importanza del simbolo e del livello di attenzione sulla tragedia da tenere alto. A partire dalla governatrice e vicesegretario nazionale del Pd Debora Serracchiani: «Anche il Comune di Trieste faccia la sua parte, mi auguro che ci ripensi». E poi con i vari esponenti. «Dipiazza ha ceduto alla volontà, in questo caso aberrante, dei partiti che lo sostengono», ha rilanciato l’ex sindaco pd Roberto
Cosolini. Dipiazza ha replicato urlando allo «sciacallaggio politico» da parte della sinistra «ma soprattutto da parte del governo che dovrebbe, quello sì, arrivare alla verità in termini concreti e non attraverso striscioni… Se il Pd vuole scendere in piazza, vada sotto al palazzo del governo e chieda verità».
A scendere in piazza, partendo da quella virtuale, sono stati Paola Deffendi, madre di Giulio, e Amnesty internatio- nal che su Facebook ha postato lo striscione accompagnato da un invito: «Il Comune vuole
rimuoverlo? Appendiamolo su tutti i balconi della città!». Per Amnesty la scelta del sindaco è «un atto intempestivo e fuori luogo». Parole del presidente Antonio Marchesi: «La ricerca della verità non si prescrive neppure quando occorrono decenni perché gli autori di gravi violazioni dei diritti umani siano portati davanti alla giustizia». Marchesi ricorda che lo striscione è appeso sui municipi di oltre 170 città italiane. E che «Trieste, per Giulio Regeni, era importante». In serata, l’ultimo sussulto di Dipiazza: «Mi sono tolto un dente cariato perché lo striscione era diventato un fatto politico e strumentale».

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