Regeni venduto ai servizi dall’amico sindacalista

Caso Regeni arrestato in Egitto il dottor Ahmed Abdallah, il consulente della famiglia del ricercatoreUn’esile traccia sarà seguita dagli agenti del Sco e dei Ros italiani giunti al Cairo stamane per una riunione con gli inquirenti egiziani e colProcuratore Generale Nebil Sadeq. Infatti, gli egiziani, dopo aver negatol’accesso ai tabulati delle utenze richieste dal PM Colaiocco, titolare dell’inchiesta romana, hanno fatto una leggera marcia indietro e hanno fornito i tabulati di alcune utenze nei giorni precedenti e successivi alla scomparsa di Giulio Regeni, il 25 gennaio scorso, e al ritrovamento del suo corpo martoriato, il 3 febbraio.Non tutti i tabulati di tutte le utenze richieste,ma alcuni giudicati di rilievo. La traccia investigativa seguita dagli inquirenti italiani, riguarda – a quanto è trapelato da piazzale Clodio – i rapporti tra Regeni e Mohammed Abdallah, segretario del Sindacato degliAmbulanti, che fungono da volano, in molte agitazioni sindacali e manifestazioni di protesta al Cairo.

Regeni svolgeva la sua ricerca universitaria proprio su questo sindacato e aveva partecipato – come altri giornalisti stranieri – ad alcune sue riunioni. Ma da una mail inviata da Regeni a Hoda Kamel del Centro Egiziano per i Diritti Economici, pochi giorni prima del suo rapimento, risulta che i suoi rapporti con Mohammed Abdallah erano diventati problematici,se non burrascosi e che sospettava di essere stato da lui indicato se non come una spia,come una sorta di infiltrato che faceva un doppio gioco. La ragione di questo dissidio nasceva da un gesto di generosità che Giulio aveva avuto intenzione di fare e che aveva comunicato ad Abdallah. Aveva infatti progettato di dirottare nelle casse del Sindacato Ambulanti un assegno di 10.000 dollari che la Fondazione Antipode gli aveva promesso per proseguire la sua ricerca universitaria. Ma la legge egiziana proibisce tassativamente il finanziamento ai sindacati da parte di fondazioni, come anche di cittadini stranieri. Diecimila dollari in Egitto sono una cifra consistente, molto consistente e non è possibile trasferirla se non «in chiaro», quindi Giulio aveva deciso – a quanto pare – di recedere dalla sua generosa decisione – sia pure obtorto collo e per cause di forza maggiore -e lo aveva comunicato ad Abdallah. Questi,però,aveva preso malissimo questa marcia indietro.

Da qui sarebbe nato il dissidio, di cui Giulio ha fatto cenno a Hoda Kamel. In più -e questo fatto viene giudicato ora dagli inquirenti degno della massima attenzione e di molte verifiche – nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere diGiulio,Mohammed Abdallah ha rilasciato dichiarazioni pungenti alla stampa egiziana. Ha infatti dichiarato che Giulio gli aveva offerto soldi, sostanzialmente che aveva cercato di comprare da lui informazioni riservate sul Sindacato degli Ambulanti, lasciando intendere che pensava che non fosse un ricercatore universitario, ma qualcosa di simile a una spia. Insomma, gli inquirenti italiani vogliono ora verificare se sia questa la traccia che ha portato qualche forza di sicurezza egiziana – o qualche organizzazione para legale, tra le tante che operano alCairo sin dai tempi di Mubarak -a sospettare che Giulio fosse un agente dei Servizi italiani.

Da qui non solo il rapimento, ma anche e soprattutto le torture «da professionisti» inferte a Giulio per costringerlo con la violenza a rivelare chi fossero i suoi mandanti,i suoi corrispondenti reali e quale fosse in realtà lo scopo della sua ricerca. Un quadro fosco, confermato anche da un misterioso accesso abusivo all’account di Regeni, registrato il 23 marzo scorso. Naturalmente, la traccia che si dipana a partire dal ruolo di Abdellah costituisce solo un’ipotesi investigativa, che va approfondita, e non è detto che sia quella giusta. Ma rappresenta almeno un possibile bandolo della matassa che spiegherebbe molto. Il tutto, peraltro, in un clima leggermente migliore tra inquirenti italiani ed egiziani. Lo strappo del richiamo del nostro ambasciatore al Cairo deciso da Paolo Gentiloni l’8 aprile, nonostante le roboanti reazioni egiziane ufficiali, pare abbia avuto un qualche effetto positivo. Ma tutto da verificare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.