Reggio Calabria, rimaste misteriosamente nel cassetto per 5 anni le intercettazioni che incastravano i medici arrestati

Reggio Calabria, ospedale degli orrori: aborti senza consenso, neonati morti per negligenze e le risate shock dei medici

E’ davvero incredibile quanto venuto fuori a Reggio Calabria, da alcuni indagini effettuate dalla Guardia di Finanza nel corso dell’inchiesta Mala Sanitas. Sarebbero finiti in manette quattro bis del nosocomio di Reggio Calabria, ma altri medici sono indagati tra cui Pasquale Vadalà, ex primario dell’Unità operativa ed Alessandro Tripodi, nipote del capomafia Giorgio De Stefano,i quali sono finiti agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato notificato nella giornata di venerdì anche alla dottoressa Daniela Manunzio ed al dottor Filippi Luigi Saccà, i quali sono accusati di aver inquinato le cartelle cliniche dei pazienti per nascondere responsabilità e pecche in alcune circostanze.

Le indagini sono partite nel 2010 e solo adesso sono stati resi noti i fatti realmente accaduti all’interno del Reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Riuniti; due neonati sarebbero morti per la superficialità dei sanitari, un altro invece sarebbe nato con danni cerebrali permanenti, e tante mamme hanno riportato delle lesioni piuttosto gravi all’utero.

La cosa che fa più ribrezzo di tutta questa storia sono le intercettazioni shock diffuse dagli agenti di polizia, telefonate e conversazioni tra i medici che compiaciuti parlavano e si raccontavano delle ” tragedie ” avvenute all’interno dell’Ospedale. ”E’ morto un bambino e io ho spento il cellulare apposta, sennò il collega mi avrebbe chiamato in continuazione ah ah ah”, sono queste le parole riferite da Alessandro Tripodi, alla moglie dopo la morte del piccolo Domenico, un neonato purtroppo deceduto per gravi negligenze nella gestione del parto. “Immagino il dottor Timpano ha fatto danni, poi ha concluso l’opera”, parole pronunciate ancora una volta da Alessandro Tripodi il 12 aprile del 2010, commentando l’ennesimo errore del collega ai danni di una partoriente. In questa occasione anche l’infermiera aveva commentato l’accaduto, ridacchiando:” Mamma che scempio, povera chi ci capita”.

Adesso tutte queste persone sono accusate di falso ideologico e materiale, soppressione di atti veri ed interruzione di gravidanza senza il consenso della donna. Eclatante quanto accaduto a Loredana Tripodi, ovvero la sorella del ginecologo Alessandro il quale ipotizzando che il feto presentasse delle patologie cromosomiche, all’insaputa della sorella le ha provocato un’interruzione di gravidanza. ”Fagliela tragica, hai capito? Dille che c’è un distacco e non si può far nulla”, aveva detto Alessandro al collega Filippo Saccà che in un primo momento, si mostrò contrario:”Ma scherzi? Non esiste, tuo cognato penserà che lo abbiamo ammazzato”, rispose. La conversazione continuò. ”Mia sorella e mio cognato danno i numeri”, aggiunse il primario. Alla fine i due colleghi decisero di interrompere la gravidanza, ripetiamo all’insaputa della donna, presa in giro non soltanto dal suo medico ma anche dal fratello. “La strategia concordata dai due sanitari era quella di somministrare, all’insaputa della donna, un farmaco abortivo, per stimolare le contrazioni della gestante ed indurre l’interruzione di gravidanza”, riferiscono gli inquirenti.

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