Renzi va in piazza per il Sì sul Referendum, è mezza vuota

Combo PdIl Pd è sceso in piazza a Roma per il Sì al Referendum costituzionale, con il segretario Matteo Renzi protagonista sul palco di Piazza del Popolo e la presenza, a sorpresa, del presidente del partito, Gianni Cuperlo, ritenuto tra i principali esponenti interni schierati con il No. «Il vero partito della Nazione — ha detto Renzi — è quello del No, che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo no, questo è il partito che vuole bloccare l’Italia». Un fronte che punta a
far cadere il governo Renzi più che a ostacolare una riforma che, secondo il presidente del Consiglio «non è il punto di arrivo ma di partenza».

Un discorso, quello del premier, che ha finito per mettere insieme le ragioni del Sì con le richieste (e le frizioni) rivolte all’Europa. «C’è ancora una cosa da fare: liberare il Paese dal peso eccessivo della burocrazia, della tecnocrazia, di quei vincoli europei che non servono a niente. E per questo serve il Pd perché se non lo facciamo noi, non lo fa nessuno». E ancora: «Quello che aspetta l’Italia è un 2017 scoppiettante», con il G7 di maggio a Taormina che Renzi ha deciso di fare «perché un importante leader di un paese amico ha detto che la Sicilia è solo terra di mafia. Voglio dire a chi parla male dell’Italia che noi siamo in prima fila nella lotta alla mafia, e che il Matteo che mi toglie il sonno non è Salvini ma Matteo Messina Denaro. E lo prenderemo prima o poi!».

D’ALEMA NEL MIRINO Quando Renzi cita Massimo D’Alema dalla piazza parte una bordata di fischi, ma è strano pensare che D’Alema è stato il leader di quel partito e di quella piazza, in cui oggi c’è anche il suo delfino più noto, Gianni Cuperlo. «Sono venuto perché c’è un pezzo di sinistra  risponde lui , anche sapendo di attirare le critiche di chi non c’è. Io penso anche a quella parte che non c’è e da subito ho lavorato per ridurre le distanze e accorciare le differenze». Insomma un ambasciatore in cerca di possibili intese che non spacchino ulteriormente il parito, pronto a concedersi un selfie in compagnia di Maria Elena Boschi, la “paladina” della riforma.

Alla fine sotto il palco di piazza del Popolo la vera conta l’hanno fatta le bandiere. Vessili arancioni del sì, bandiere tradizionali del Pd, bandiere blu con le stelle dorate dell’Unione europea: un grande cumulo accatastato lì, e altre ancora buttate sui sanpietrini della piazza con le loro aste. Ne avevano portate troppe gli organizzatori della giornata del Sì voluta da Matteo Renzi. Più bandiere che militanti. E la conta non ci sarebbe nemmeno bisogno di farla: non erano tanti ieri a Roma, nonostante il Pd e la manifestazione così fortissimamente voluta dal presidente del Consiglio. Mezza piazza era proprio vuota, e una parte occupata da gazebo e dal palco. L’altra metà si attraversava tutta in lungo e in largo, come raramente si riesce a fare in manifestazioni simili. Se togli parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti di partito e consiglieri comunali precettati per l’occasione, militanti e simpatizzanti erano davvero pochini. Quattro gatti, si direbbe, ma anche qualche cane come il cocker bianconero di Lucia Annunziata.

Ma una presenza che spiazzava c’è pure stata, e ne ha bilanciate tante altre che mancavano. Era lì, co c colato come un piccolo trofeo dal fronte del Sì, anche il leader del Nì, Gianni Cuperlo. Che sarebbe esponente della minoranza del partito, disposto a votare sì se Matteo Renzi oltre a dirlo mettesse in pratica il richiesto No al testo attuale dell’Italicum.

Forse nostalgico della piazza Cuperlo è arrivato insieme a Lorenzo Guerini, vicesegretario del partito, e poi è stato abbracciato nel retro palco dal capogruppo Ettore Rosato, e da tutti gli altri notabili Pd in attesa di Renzi. Perfino Maria Elena Boschi ha voluto scattarsi un selfie con Cuperlo, a dimostrazione che quello era proprio il trofeo della giornata romana.

Tutto questo però i militanti non lo vedevano e non lo sapevano. Cuperlo si è concesso ai microfoni e alle telecamere di tutti, e a sera in qualche tg anche i militanti si sarebbero goduti l’evento. Per lunghe ore i poverelli che hanno affrontato lunghe ore in pulman e poi un insolito solleone romano che all’improvviso aveva alzato la temperatura della piazza, si sono visti servire dal palco una sfilza di canti popolari non proprio entusiasmanti. Si capisce che quando finalmente poco dopo le 17 è arrivato Renzi, un po’ di entusiasmo è scattato. Il premier in maniche di camicia ha capito, e ha sfoderato il meglio del suo repertorio da comizio. Qualche battuta, come l’ammonimento alla piazza di non scaricare frigoriferi dai pulman che li avevano portati lì, per non alimentare il complottane di Virginia Raggi. E ogni freccia al suo arco per colpire la minoranza Pd,e i vari nemici del fronte del No.

Qualche strascico della tenzone con Ciriaco De Mita: «La vecchia guardia sostiene che questa riforma non l’ho pensata io, se la scrivevano loro sarebbe stata meglio. Può darsi il punto è che non l’hanno scritta, l’hanno discussa, contestata, chiacchierata, digerita e poi si sono dimenticati di scriverla. Il fatto che voi avete fallito non vuol dire che dovete far fallire noi, noi ab biamo il diritto di provarci». Altra punzecchiatura alla minoranza del suo partito, «Basta con le divisioni interne, le discussioni, riprendiamoci il Paese. Dobbiamo andare con il sorriso a discutere il merito della riforma. Smettiamola di tenere lo sguardo rivolto al nostro ombelico». Poi un diretto a Massimo D’Alema, che sembra eccitare la piazza:

«Le parole di D ‘Alema sugli anziani vorrei che fossero parole scappate per sbaglio. Il punto però è un altro. Un importante sindacalista dei pensionati mi ha detto: noi non votiamo sì perchè non capiamo ma perchè li abbiamo visti all’opera». Ce l’ha pure con Forza Italia, che l’ha mollato dopo la scelta di Sergio Mattarella, e ricorda: «Io gli inciuci non li faccio. E sono orgoglioso di avere scelto un presidente-galantuomo come lui».

Accenna anche alla Lega, e gli esce una sparatona: «Voglio dire a chi parla m a le dell’Italia che noi siamo in prima fila nella lotta alla mafia, e che il Matteo che mi toglie il sonno non è Salvini ma Messina Denaro, e lo prenderemo, prima o poi».

Nel crescendo il comiziante mette tutti insieme i suoi nemici: «Il vero Partito della nazione è quello del No. Il partito che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo No. Q uesto è il partito che vuole bloccare l’Italia».

Infine qualche passaggio critico (meno del solito però) sull’Europa, con l’intenzione più volte annunciata di mettere «davanti alla sede delle istituzioni europee» il relitto della nave dei migranti affondata nel Mediterraneo facendo il record di morti. «L’Europa – chiude il premier – non può permettersi tremila morti l’anno, più di quanti ne fa l’Isis». La piazza apprezza e va a casa contenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.