Riforme, Matteo Renzi lancia la battaglia per il referendum: “Se perdo vado a casa”

Riforme, Matteo Renzi lancia la campagna per il referendum Se perdo vado a casa

Nella giornata di ieri il Premier Matteo Renzi ha aperto al teatro Niccolini di Firenze la campagna per il si al referendum costituzionale di autunno. “Il lavoro di questi 2 anni ha prodotto un cambiamento radicale , ma la vera sfida inizia ora. Se partono investimenti l’Italia riparte, tutto quello che è stato fatto è enorme ma non basta”, ha dichiarato il Premier Matteo Renzi il quale ne ha approfittato anche per lanciare un appello ovvero: “Ho bisogno di vincere con voi la partita più grande, vale a dires sostenere che c’è un Italia che dice di si”. – “Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo – ha detto ancora il premier -. Ora c’è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe. Nel referendum la domanda è molto semplice: sì o no. Ma lì dentro c’è molto di più: c’è la riforma istituzionale, che non è contro chi ha combattuto per la libertà”. A tal riguardo il Premier sostiene di essere pronto a lanciare una nuova campagna porta a porta, perchè Renzi di essere bisognoso dell’aiuto degli italiani e soprattutto di 10 mila comitati.

“Il punto chiave è che dopo che per 30 anni si è discusso delle riforme e nessuno faceva nulla, dopo sei letture, noi scegliamo di andare a vedere da che parte stanno gli italiani”, ha aggiunto il Premier il quale più di una volta ha dichiarato di non volersi risparmiare e di essere pronto a vincere questa sfida, ma ne caso in cui questo non dovesse venire, il Premier si dice pronto a tornarsene a casa. Il Premier è comunque apparso molto sicuro di vincere questo referendum, tanto che ha dichiarato: “Noi vinceremo il referendum, io ne sono certo. Però quello che è più importante di vincere il referendum è coinvolgere gli italiani. Io sono in prima fila perché si capisca che da questa sfida dipende il futuro delle nostre istituzioni”.

I cittadini saranno chiamati a esprimere un sì o un no all’intera riforma, ma intanto i Radicali Italiani hanno proposto un voto per parti separate, cosa al momento non prevista dalla legge; ricordiamo che il referendum può essere richiesto da “un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali” entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 Il ddl Boschi è già andato in Gazzetta lo scorso 15 aprile, ed i termini scadranno dunque entro il 14 luglio, ma i gruppi parlamentari sembrano essere già abbastanza organizzati nel presentare le firme richieste per il referendum. Renzi è stato contestato al suo arrivo al Teatro Niccolini a Firenze da parte di un gruppo di una ventina di ex obbligazionisti della vecchia Banca Etruria. I manifestanti lo hanno accolto urlando contro di lui slogan ed esponendo cartelli, in alcuni dei quali si legge: “rimborsi totali o pioggia di azioni legali” o “rimborsi all’80%, ancora una volta una truffa”.

Alla fine Matteo Renzi ha fatto, come sempre, di testa sua. E nonostante in molti, a cominciare dal guru di Obama, Jim Messina, gli avessero sconsigliato di “personalizzare” il referendum costituzionale, il premier, lanciando da Firenze la corsa verso la madre di tutte le battaglie, quella di ottobre, ha scelto di caricare il quesito di un significato molto più ampio, rispetto al merito che l’elettore troverà nella scheda. Sarà, ha spiegato, «un bivio tra l’Italia che dice sì e l’Italia che dice no». Tra chi vuole continuare nella strada del cambiamento, cioè dare credito a questo governo, e chi no. Non a caso, prima di parlare della riforma costituzionale, ha ripercorso i risultati a suo dire ottenuti da questo governo. Ha ricordato che «l’Ialia due anni fa era incastrata in una costante depressione politica».

Poi «il Parlamento improvvisamente si è svegliato ed è cominciato il processo che ha portato alle riforme». Dopo «63 governi dormienti», ora è iniziato un «cambiamento radicale». Il famoso “segno più”su Pil, lavoro, meno tasse. Infine si sono fatte quelle riforme – fine del bipolarismo e modifiche al Titolo V – che il Parlamento continuava a rinviare. È su questi due anni di «cambiamenti» che Renzi chiama gli italiani a scegliere.Ma per farlo chiede aiuto ai suoi, a quell’«esperienza di popolo», dice, grazie alla quale è arrivato a Palazzo Chigi. «Ho bisogno di voi», ripete. «Potrei anche vincere da solo, andando in tv». Ma gli serve un esercito di persone -l’ obiettivo è costituire «10mila comitati» – per rianimare «l’entusiasmo» tra gli italiani.Ha chiesto una mobilitazione «porta a porta,casa per casa, sui luoghi di lavoro». I banchetti per il sì,dicono i suoi, saranno perfino nelle spiagge estive. Sarà «una gigantesca campagna per chiedere se si vuole riportare l’Italia a due anni fa o andare a testa alta verso il futuro». È un ritorno al “mito” fondativo del renzismo, sia nei metodi (piccoli comitati, non “griffati” Pd), sia nei contenuti (cambiamento versus restaurazione).

Un’impostanzione, si spiega, che nasce da un calcolo tattico e uno strategico. Il primo è bypassare le elezioni amministrative che rischiano di essere deludenti per il Pd. Sel’esito dovesse essere negativo,e la minoranza, i media provassero a processarlo, il premier avrà in mano un’arma per ignorarli e rilanciare. Il calcolo strategico, invece, è la scommessa che la maggioranza degli italiani non possa che essere d’accordo con una riforma che diminuisce le poltrone dei politici, dimezza i costi e semplifica il sistema. A quel punto, se vincerà la scommessa, non solo diventerà legge la riforma, ma avrà quella «legittimazione popolare» che ora gli manca. Un bagno di consenso che gli è necessario non solo persanare un vulnus di principio. Ieri a Firenze è stato contestato da un gruppo di risparmiatori di Banca Etruria e nel pomierggio, a Matera dove è andato per firmareil Patto per il Sud, dai No Triv. «L’Italia la cambia chi rischia, non chi fischia», ha risposto lanciando un nuovo slogan.Ma questi picchetti sono una novità rispetto a un anno fa. «Ormai in ogni posto dove va, trova chi lo contesta», si mormora nel Pd. Per alcuni, è il segno che qualcosa, nel Paese, si è rotto. Renzi, naturalmente, non la pensa così. Ma quel «ho bisogno di voi», ripetuto ai suoi, quel desiderio di mobilitare un «esercito», fin nelle spiagge,forse è il segno di una riflessione.

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